Home CuriositàDa Dracula a Saruman: Christopher Lee e l’elogio pubblico di Johnny Depp

Da Dracula a Saruman: Christopher Lee e l’elogio pubblico di Johnny Depp

by Mauro Terrone

Christopher Lee, volto simbolo del cinema britannico e interprete entrato nell’immaginario collettivo con personaggi come Dracula e Saruman, nel 2006 si lasciò andare a una dichiarazione netta sul mestiere d’attore.

Ospite di un programma televisivo condotto da Terry Wogan, Lee venne invitato a scegliere, tra i partner di scena incontrati nella sua lunghissima carriera, quello che lo aveva impressionato di più. La risposta arrivò senza esitazioni e con parole che non lasciavano spazio a sfumature: per lui “il miglior attore del mondo” era Johnny Depp. In studio scattarono gli applausi, e Lee motivò la sua scelta con elementi concreti e personali: aveva lavorato con Depp tre volte e lo considerava anche un amico.

Nel racconto di Lee, il punto centrale non era una singola performance, ma un’attitudine: Depp, a suo dire, non aveva paura delle sfide. È un tipo di complimento che, detto da un attore come Lee, suona quasi come una dichiarazione di poetica. Lee è stato un interprete capace di attraversare epoche, generi e registri, portandosi dietro una credibilità costruita in decenni di set. La sua ammirazione per un collega più giovane, quindi, si appoggiava a un criterio preciso: il coraggio di cambiare, rischiare, spostarsi.

Quel legame professionale citato da Lee aveva anche un contesto molto riconoscibile: la collaborazione con Tim Burton, regista che in quegli anni univa spesso nel proprio cinema volti ricorrenti e un immaginario fortemente autoriale. Al momento dell’intervista del 2006, Lee e Depp avevano già condiviso tre film diretti da Burton: Sleepy Hollow, La sposa cadavere e La fabbrica di cioccolato. La “compagnia di giro” burtoniana, in quel periodo, era ormai un elemento identificabile dal pubblico; per Lee era anche il terreno su cui osservare da vicino il metodo di lavoro di Depp.

Nelle sue parole entrò infatti anche Burton, descritto come il suo cineasta preferito e ricordato per un approccio sul set improntato alla calma, senza alzare la voce e senza umiliare il lavoro degli attori. Lee ne parlò come di un regista che preferiva rilanciare: “era buono, ma proviamone un’altra”, più che bocciare con durezza. Un dettaglio rivelatore non tanto per l’aneddoto in sé, quanto perché chiarisce l’idea di cinema che Lee sembrava apprezzare in quel triangolo creativo: fiducia, sperimentazione, possibilità di riprovare.

Dopo quella fase, i due attori si sarebbero incontrati una quarta volta nel 2010, sempre con Burton, in Alice in Wonderland: Depp nel ruolo del Cappellaio Matto e Lee come voce del Jabberwocky. È un’appendice coerente con quanto detto nel 2006: la stima dichiarata non rimase confinata a una singola esperienza, ma proseguì dentro una collaborazione che, film dopo film, continuò a incrociare gli stessi interpreti e lo stesso regista.

Lee è scomparso nel 2015, a 93 anni, lasciando dietro di sé una filmografia sterminata e un peso specifico raro nel modo in cui il pubblico percepisce una “leggenda” del cinema. Proprio per questo, la sua affermazione su Depp continua a circolare: non come verdetto oggettivo, ma come testimonianza diretta di un attore che ha visto moltissimo e che, in un’occasione pubblica, ha scelto di mettere un nome sopra tutti gli altri.

Sul fronte dell’attualità, Johnny Depp è atteso al cinema in Ebenezer, nuova trasposizione di A Christmas Carol di Charles Dickens, con uscita fissata in Italia per l’12 novembre 2026. Inoltre è annunciato Modi, il suo prossimo lavoro come regista, dedicato alla vita del pittore italiano Amedeo Modigliani.

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