La maschera di Guy Fawkes sta per tornare. Non nei cinema questa volta, ma sul piccolo schermo, dove le storie complesse e stratificate trovano oggi il loro habitat naturale.
HBO e DC Studios stanno sviluppando una serie tv basata su V per Vendetta, l’iconica graphic novel di Alan Moore e David Lloyd che nel 1982 ridefinì i confini del fumetto politico e distopico. Secondo quanto riportato da Variety, il progetto è attualmente in fase di sviluppo iniziale. A scrivere l’adattamento sarà Pete Jackson, già candidato ai BAFTA per la serie Somewhere Boy, un nome che promette sensibilità narrativa e profondità psicologica. Alla produzione esecutiva troviamo pesi massimi dell’industria: James Gunn e Peter Safran per DC Studios, affiancati da Ben Stephenson di Poison Pen e Leanne Klein di Wall to Wall Media, parte di Warner Bros. Television Studios UK.
HBO e DC Studios non hanno ancora rilasciato commenti ufficiali, ma il solo fatto che il progetto sia in sviluppo racconta molto delle ambizioni della rete. Dopo il successo clamoroso di The Penguin, spin-off di The Batman, e in attesa del lancio di Lanterns previsto per il 2026, la piattaforma sembra determinata a costruire un universo DC per il piccolo schermo che sappia parlare al pubblico contemporaneo con la stessa forza visionaria dei grandi cult cinematografici.
V per Vendetta non è nuovo a HBO. La rete ha già dimostrato di saper maneggiare con maestria il materiale di Alan Moore quando nel 2019 ha portato sugli schermi Watchmen, sequel della leggendaria graphic novel creata da Moore e Dave Gibbons. Quella serie, pluripremiata e acclamata dalla critica, ha saputo onorare l’opera originale espandendone l’universo con intelligenza e coraggio. La speranza è che lo stesso approccio reverenziale ma innovativo possa applicarsi anche a V per Vendetta.
Ma cosa rende questa storia così potente da meritare un nuovo adattamento? Pubblicata originariamente nel 1982 sulla rivista britannica Warrior e completata dalla DC Comics nel 1988, V per Vendetta è ambientata in un Regno Unito distopico controllato dal regime totalitario del partito Norsefire. Al centro della narrazione c’è V, un anarchico mascherato che orchestra una complessa vendetta contro coloro che lo hanno trasformato in quello che è, mentre tenta simultaneamente di risvegliare la coscienza di un popolo addormentato dalla paura.
Accanto a lui c’è Evey Hammond, una giovane donna salvata dalla polizia segreta che diventerà testimone e complice della rivoluzione di V. Il loro rapporto, fatto di manipolazione e liberazione, tenerezza e crudeltà, è il cuore emotivo di una storia che parla di libertà personale, controllo governativo, resistenza e del prezzo che si paga per entrambe.
In un’epoca in cui le democrazie occidentali si interrogano sui limiti della sorveglianza di massa, sulla polarizzazione politica e sulla fragilità delle istituzioni, V per Vendetta appare straordinariamente attuale. La domanda che Moore poneva quattro decenni fa – fin dove può spingersi uno stato per garantire la sicurezza prima di trasformarsi in oppressore? – risuona oggi con forza quasi profetica.
L’universo di V per Vendetta ha già avuto una celebre trasposizione cinematografica nel 2005, diretta da James McTeigue e scritta dalle Wachowski. Con Hugo Weaving nei panni dell’enigmatico V e Natalie Portman in quelli di Evey, il film incassò oltre 130 milioni di dollari nel mondo e si trasformò in un fenomeno culturale. La maschera di Guy Fawkes divenne simbolo di protesta globale, adottata da movimenti di ogni tipo, da Anonymous agli Indignados.
Eppure quel film, per quanto riuscito, dovette comprimere in due ore una narrazione complessa e sfaccettata. Una serie tv potrebbe finalmente esplorare con calma le zone d’ombra dell’opera di Moore: la psicologia frammentata di V, il suo passato traumatico, i personaggi secondari che nel fumetto hanno profondità e spessore propri, le dinamiche del regime Norsefire.
Non è la prima volta che qualcuno tenta di portare V per Vendetta sul piccolo schermo. Channel 4 aveva sviluppato un progetto che non si concretizzò mai, mentre la serie Pennyworth, che raccontava le origini del maggiordomo di Bruce Wayne, avrebbe dovuto introdurre elementi collegati all’universo distopico di Moore prima di essere cancellata dopo tre stagioni.
Questa volta però le condizioni sembrano diverse. HBO ha dimostrato con The Last of Us, Succession e la stessa Watchmen di saper gestire narrazioni ambiziose e politicamente dense. DC Studios, sotto la guida rinnovata di James Gunn e Peter Safran, sta ridefinendo il proprio approccio ai contenuti televisivi con una visione più autoriale e meno legata alle formule del passato.
La sfida sarà immensa. Alan Moore, notoriamente critico verso gli adattamenti delle sue opere, difficilmente benedirà il progetto. Ma forse, proprio come accadde con Watchmen, la serie potrebbe guadagnarsi il rispetto del pubblico non cercando di replicare l’originale, ma costruendo qualcosa di nuovo che ne onori lo spirito rivoluzionario.
Mentre attendiamo conferme ufficiali e dettagli su cast e tempistiche di produzione, una cosa è certa: se questo progetto vedrà la luce, avremo modo di tornare a camminare per le strade buie di un futuro che speriamo resti finzione, guidati da un uomo senza volto che ci ricorda che le idee, a differenza delle persone, sono a prova di proiettile.












