Parigi, 1962. Nella Gare d’Orsay abbandonata Orson Welles gira e monta Il processo, con una sala di montaggio di fortuna allestita in un’ala della vecchia stazione. Tra le moviole lavora come assistente un ragazzo romano poco più che ventenne, che ha studiato pittura e del cinema sa ancora poco. Si chiama Roberto Perpignani e diventerà uno dei più grandi montatori del cinema italiano.
A lui è dedicato Roberto Perpignani: l’emozione dei tagli impropri, il documentario di Marco Chiarini che oggi alle 19.15 ha la sua proiezione ufficiale alla Casa del Cinema, nella sezione Storia del cinema della Festa del Cinema di Roma. Domenica 25 ottobre alle 21.30 il film sarà al Nuovo Cinema Sacher, alla presenza del regista e dello stesso Perpignani, prima di partire per un giro nelle sale italiane. È prodotto da Cineforum Teramo e Zivago Film, con Rino Sciarretta.
Il film: un ritratto che diventa un dialogo
Chiarini era partito per raccontare la carriera di un maestro e una riflessione sul montaggio come gesto creativo, fatto di ritmo, visione e scelte. Durante le riprese il film ha cambiato strada: accanto al percorso di Perpignani è emerso il rapporto tra lui e il regista, con le esperienze, liete e dolorose, che hanno segnato la vita del montatore e in cui Chiarini ha finito per riconoscersi. Ne è nato un ritratto a due voci, in cui ciascuno racconta il proprio modo di fare cinema.
A parlare di Perpignani sono soprattutto i colleghi, ed è una piccola mappa del montaggio italiano di oggi. Walter Fasano è il montatore storico di Luca Guadagnino, Marco Spoletini quello di Matteo Garrone, Simona Paggi è stata candidata all’Oscar per La vita è bella di Roberto Benigni. Con loro Jacopo Quadri, Luciana Pandolfelli, Silvia Moraes, Simona Turco e il critico Alberto Crespi.
Chi è Roberto Perpignani: da Welles a Bertolucci e ai Taviani
Dopo l’esperienza con Welles, al rientro a Roma Perpignani non trovava lavoro: l’unica cosa che aveva fatto, gli dicevano, era lavorare con Orson Welles. Fu proprio quel curriculum a incuriosire un giovane regista della sua età, Bernardo Bertolucci, che lo volle al montaggio di Prima della rivoluzione nel 1964. È il suo primo film da montatore titolare. Con Bertolucci tornerà a lavorare in Strategia del ragno.
Il sodalizio più lungo è quello con Paolo e Vittorio Taviani, di cui ha montato titoli come Padre padrone, Palma d’oro a Cannes nel 1977, e La notte di San Lorenzo, che gli è valsa il David di Donatello. Un altro David è arrivato per Il postino di Michael Radford, l’ultimo film di Massimo Troisi. Nella sua carriera, più di cento titoli tra cinema e televisione, ha lavorato anche con Mauro Bolognini, Gianni Amelio, Francesca Archibugi e Nanni Moretti. È stato sposato con la produttrice Grazia Volpi, storica collaboratrice dei Taviani, scomparsa nel 2020.
Il montaggio è un mestiere che lo spettatore vede senza accorgersene: lo raccontiamo nella nostra rubrica I Mestieri del cinema, con il ritratto del montatore, chi scrive il film una seconda volta.












