Ogni puntata comincia con una morte. Un incidente, un arresto cardiaco, una disgrazia domestica, a volte quasi comica, sempre improvvisa. Poi il nome del defunto, le date di nascita e di morte come su una lapide, e la storia entra nella casa funeraria dei Fisher. In questo gesto ripetuto, per cinque stagioni, sta il cuore di “Six Feet Under“, la serie con cui la televisione ha imparato a parlare della fine senza voltarsi dall’altra parte.
Andata in onda su HBO dal 2001 al 2005, cinque stagioni per sessantatre episodi, la serie ha trasformato un’impresa di pompe funebri di Los Angeles nel luogo da cui osservare la vita. Vent’anni dopo resta uno dei titoli piu citati quando si parla di come la serialita americana sia diventata adulta.
Alan Ball e l’idea di partire dalla fine
A crearla e Alan Ball, sceneggiatore reduce dall’Oscar per “American Beauty”, altra storia di famiglie che nascondono crepe sotto la superficie. Ball prende una famiglia qualunque, le mette in mano il mestiere piu rimosso dalla cultura contemporanea, e ne fa il pretesto per un discorso continuo sulla mortalita, sul sesso, sulla fede e sul fallimento. La casa dei Fisher e insieme abitazione e obitorio, e questa convivenza tra la tavola apparecchiata e la sala di preparazione delle salme diventa la metafora che regge tutta la serie.

Una famiglia e i suoi fantasmi
Alla morte del padre Nathaniel, che continua ad apparire ai vivi come voce della coscienza, l’attivita passa ai due figli maschi. Nate, interpretato da Peter Krause, e quello tornato per caso e rimasto per necessita, sempre in bilico tra desiderio di fuga e senso di colpa. David, a cui Michael C. Hall regala una delle sue prove migliori, e il fratello ordinato e represso che fa i conti con la propria omosessualita e con il compagno Keith. Attorno a loro la madre Ruth, una straordinaria Frances Conroy, e la figlia minore Claire, Lauren Ambrose, adolescente inquieta che cerca una strada nell’arte. Completano il gruppo Federico, il tecnico che imbalsama i corpi, e Brenda, l’amore tormentato di Nate.
Nessuno di loro e semplicemente buono o cattivo. La serie li segue nelle scelte peggiori, nelle ricadute, nelle bugie che si raccontano, e proprio per questo li rende vicini. La casa funeraria non e uno sfondo pittoresco, e il posto dove ogni settimana qualcuno impara qualcosa sul proprio modo di stare al mondo.
La morte come personaggio
Il vero protagonista, dietro i Fisher, e la morte stessa. Portandola all’inizio di ogni episodio, Ball la toglie dal territorio del mistero e la restituisce alla vita quotidiana: capita a chiunque, in qualsiasi momento, spesso mentre si sta facendo qualcosa di banale. Questa scelta narrativa costringe lo spettatore a un esercizio raro in televisione, guardare la fine non come colpo di scena ma come condizione condivisa. Da qui nascono i toni della serie, capaci di passare dal grottesco alla tenerezza nello spazio di una scena.
Il finale piu amato della serialita
Se “Six Feet Under” e entrata nella leggenda, gran parte del merito va al suo ultimo episodio, intitolato “Everyone’s Waiting”. Negli ultimi minuti la serie compie il gesto piu coerente possibile: mostra come e quando moriranno tutti i personaggi principali, in un montaggio che attraversa i decenni sulle note di “Breathe Me” di Sia. Non un espediente, ma la conclusione naturale di un racconto che sulla morte aveva costruito ogni cosa. Ancora oggi quella sequenza viene indicata tra i finali piu belli mai scritti per la televisione, capace di chiudere il cerchio senza consolazioni facili.

Un’eredita lunga vent’anni
L’impronta della serie si misura anche in quello che e venuto dopo. Michael C. Hall sarebbe diventato di li a poco il Dexter Morgan di un’altra serie di culto, portandosi dietro quella familiarita con la morte. Alan Ball avrebbe firmato “True Blood”, spostando l’ossessione per il corpo e la fine sul terreno del fantastico. E l’idea che una famiglia disfunzionale potesse reggere un dramma lungo e stratificato ha aperto la strada a molta della serialita che sarebbe arrivata negli anni successivi.
Dove vederla in Italia
Chi vuole recuperarla, o rivederla, trova tutte le cinque stagioni di “Six Feet Under” su NOW e Sky, oltre che su Prime Video. Un’occasione per riscoprire una serie che, invece di promettere evasione, offre qualcosa di piu difficile e prezioso: un modo per pensare alla vita partendo, ogni volta, dalla sua fine.












