Home NewsFleetwood Mac: The Chain, su Apple TV dal 29 gennaio 2027

Fleetwood Mac: The Chain, su Apple TV dal 29 gennaio 2027

Diretto da Frank Marshall, il primo film autorizzato sulla band esce a una settimana dai cinquant'anni di Rumours, con filmati d'archivio mai visti

by Grazia Caporale

Nel 1974 Mick Fleetwood girava per Los Angeles in cerca di uno studio dove registrare il nuovo disco della sua band. Ai Sound City il produttore Keith Olsen, per fargli sentire come suonavano le sale, gli mise su Frozen Love, un brano di quasi sette minuti firmato da un duo folk rock che nessuno conosceva, Buckingham Nicks. Poco dopo il chitarrista Bob Welch lasciò i Fleetwood Mac e Fleetwood si ricordò di quel pezzo: chiamò Lindsey Buckingham e gli offrì il posto. La risposta fu una condizione, sarebbe entrato soltanto insieme a Stevie Nicks. La notte di Capodanno del 1974 i due erano dentro, e da quella visita quasi casuale in uno studio della San Fernando Valley sarebbe nata una delle formazioni più vendute della storia del rock.

Quella storia, raccontata per la prima volta dai suoi protagonisti, è il cuore di Fleetwood Mac: The Chain, il documentario Apple Original Films che arriva su Apple TV il 29 gennaio 2027. È il primo film sulla band realizzato con la sua piena autorizzazione: lo dirige Frank Marshall e mette insieme interviste nuove, filmati mai mostrati prima e le voci di Mick Fleetwood, John McVie, Christine McVie, Lindsey Buckingham e Stevie Nicks, dal primo incontro fino a oggi.

Perché il documentario si chiama The Chain

Il titolo viene da una delle canzoni più amate dei Fleetwood Mac, e la scelta non è decorativa. The Chain è l’unico brano di Rumours accreditato a tutti e cinque i membri: partì da un pezzo di Christine McVie intitolato Keep Me There, Stevie Nicks e la stessa McVie ne riscrissero il testo, mentre la parte finale, quella che si apre con il giro di basso, la costruirono John McVie e Mick Fleetwood. È una canzone su un legame che non si spezza, scritta da cinque persone che in quei mesi si stavano lasciando: Buckingham e Nicks avevano chiuso la loro relazione, John e Christine McVie il loro matrimonio. Nel documentario diventa la chiave per raccontare una band che è sopravvissuta proprio a ciò che avrebbe dovuto dividerla.

In Gran Bretagna quel giro di basso ha anche una seconda vita: la BBC lo ha usato come sigla delle sue trasmissioni di Formula 1 dal 1978 al 1996 e poi di nuovo dal 2009 al 2015, tanto che nel 2011 una campagna partita su Facebook riportò il brano nella classifica dei singoli inglese.

Anche la data di uscita ha un senso preciso. Rumours fu pubblicato il 4 febbraio 1977 e il film arriva una settimana prima dei suoi cinquant’anni. Quel disco vinse il Grammy come album dell’anno nel 1978, restò in cima alla classifica americana per 31 settimane non consecutive e ha venduto più di 40 milioni di copie nel mondo. Dentro ci sono Go Your Own Way, Don’t Stop e Dreams, che resta l’unico numero uno dei Fleetwood Mac negli Stati Uniti.

Le voci della band, compresa quella di Christine McVie

Il nome Fleetwood Mac unisce i cognomi del batterista Mick Fleetwood e del bassista John McVie, l’unica coppia rimasta in ogni formazione. Prima dell’arrivo di Buckingham e Nicks era un gruppo blues britannico con una carriera onesta e nessun colpo grosso; con l’album Fleetwood Mac del 1975, quello di Rhiannon e Landslide scritte da Nicks, e soprattutto con Rumours, diventò una macchina da oltre 220 milioni di dischi venduti.

Il documentario arriva a una storia che di fatto si è chiusa. L’ultimo tour, An Evening with Fleetwood Mac, è finito nel novembre 2019, un anno dopo l’uscita di Buckingham dalla band. Christine McVie, autrice di Songbird, Don’t Stop e You Make Loving Fun, è morta nel 2022, e dopo la sua scomparsa Mick Fleetwood ha lasciato intendere che il gruppo non sarebbe più tornato sul palco. Per questo The Chain usa per lei interviste recenti e materiali d’archivio, accanto alle conversazioni nuove con gli altri quattro.

Il terreno più delicato resta quello dei rapporti personali, a cominciare dalla storia tra Buckingham e Nicks. Frank Marshall, al momento dell’annuncio, aveva detto di essere affascinato da come la band fosse riuscita a trasformare in tempo reale le proprie vite private, caotiche e quasi da melodramma, in una leggenda. Poi aveva chiarito la direzione: «Sarà un film sulla musica e sulle persone che l’hanno creata».

Frank Marshall, dal set di Indiana Jones ai grandi documentari musicali

Il nome di Frank Marshall dice poco a chi non legge i titoli di coda, ma i suoi film li hanno visti quasi tutti. Cinque volte candidato all’Oscar e premiato con l’Irving G. Thalberg Memorial Award, il riconoscimento che l’Academy riserva ai produttori, è stato tra le figure chiave dietro la saga di Indiana Jones e Ritorno al futuro, e guida con Kathleen Kennedy la Kennedy/Marshall Company.

Negli ultimi anni Marshall si è ritagliato uno spazio preciso nel documentario musicale. Ha diretto I Bee Gees: Come curare un cuore infranto, il ritratto dei fratelli Gibb accolto molto bene dalla critica, Carole King & James Taylor: Just Call Out My Name e The Beach Boys, uscito su Disney+ nel 2024. Accanto a lui, come produttori, ci sono Nigel Sinclair, Nicholas Ferrall e Jeanne Elfant Festa della White Horse Pictures: Sinclair ha già firmato The Beatles: Eight Days a Week e No Direction Home, il documentario di Martin Scorsese su Bob Dylan. La sceneggiatura è di Mark Monroe.

Apple aveva annunciato il progetto nel novembre 2024, senza titolo né data. Con The Chain si allunga il catalogo di documentari della piattaforma, dove sono già passati STILL: la storia di Michael J. Fox di Davis Guggenheim e la serie Mr. Scorsese di Rebecca Miller.

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