Home Sky-Now TV‘House of the Dragon’ 3×07, la recensione tra alti e bassi

‘House of the Dragon’ 3×07, la recensione tra alti e bassi

Il penultimo episodio della terza stagione è il più altalenante di sempre: regala una delle scene più esaltanti dell'intera serie, ma inciampa in uno scontro tra draghi deludente e in una trama a Harrenhal che spreca due dei suoi personaggi migliori.

by Mauro Terrone

Attenzione: questa recensione contiene spoiler sull’episodio 7 della terza stagione di House of the Dragon.

House of the Dragon ci ha abituati a penultimi episodi capaci di lasciare il segno, e The Dragon in Winter non fa del tutto eccezione. Il settimo episodio della terza stagione, però, è anche il più incoerente e altalenante che la serie abbia mai prodotto: quando funziona sfiora la magia, quando sbaglia lascia interdetti. Un capitolo che prepara il terreno per il gran finale, sospeso tra un trionfo indimenticabile e più di un passo falso.

House of the Dragon 3×07, il trionfo di Aegon e Sunfyre

Partiamo dal meglio, perché la scena migliore dell’episodio è anche una delle più belle dell’intera serie. In fuga da Roccia della Rovina insieme a Larys Strong e Tyland Lannister, Aegon si ritrova braccato dall’esercito fedele a Rhaenyra e senza più vie d’uscita. Deciso a non morire con una freccia nella schiena e a essere ricordato dalla storia, congeda i suoi alleati e sceglie di affrontare la fine a testa alta, con un commovente addio di Larys che promette di immortalarlo nel racconto e nel canto. E quando i nemici lo circondano, Aegon impugna la spada e pronuncia un discorso magnifico, proclamandosi unico vero re, mentre alle sue spalle emerge dagli alberi Sunfyre, il suo drago dato per spacciato e invece vivo, sfigurato quanto lui ma ancora temibile. Tom Glynn-Carney è semplicemente straordinario, e la sequenza ha la stessa forza di certe rivincite epiche del Trono di Spade. Un momento che, da solo, vale l’intero episodio.

I sogni di Helaena

Molto riuscita anche la linea narrativa di Helaena, interpretata da una splendida Phia Saban. L’episodio si apre con un suo sogno sereno, presto interrotto dal risveglio e da un confronto con Rhaenyra che ha i toni di un interrogatorio. La regina, sempre più paranoica, la incalza perché le confermi ciò che vuole sentirsi dire sul proprio destino, e Helaena si ritrae, osservando che i draghi cambiano una persona, e Rhaenyra ne comanda sei. Più avanti, altri tre sogni premonitori, tra cui una gelida visione che evoca la minaccia degli Estranei, aprono scenari inquietanti sul futuro della saga.

Alicent e Aemond a Harrenhal, il punto debole

Ed eccoci al tallone d’Achille dell’episodio. La trama di Harrenhal continua a insistere in modo ossessivo sul complesso materno di Aemond, giocando ancora una volta, in modo disturbante, sul motivo incestuoso, e appiattendo due personaggi tra i più affascinanti della serie su un’unica caratteristica. Alicent arriva al castello scortata da un cavaliere della Guardia Reale inviato in realtà per uccidere il figlio, ma Aemond lo elimina in pochi secondi. Ne segue un teso pranzo di famiglia con Alys Rivers, prima che Alicent decida di avvelenare il figlio con delle bacche, non prima di avergli strappato la confessione di aver tentato di uccidere Aegon di proposito. Al di là delle ottime prove di Olivia Cooke ed Ewan Mitchell, è una linea narrativa che gira a vuoto, ricicla un finale già visto e sembra servire soltanto ad allontanare Alicent da Approdo del Re. Un vero spreco.

Lo scontro tra draghi che non decolla

La delusione più grande, però, arriva dalla sequenza clou. La storia di Rhaena e del drago selvaggio Sheepstealer, rimasta troppo in ombra dopo la premiere, culmina in uno scontro tra quattro draghi che sulla carta dovrebbe essere spettacolare e che invece risulta stranamente inerte. Dopo un buon momento in cui Daemon si mostra finalmente come padre, la battaglia aerea si trasforma in un profluvio di effetti digitali poco convincenti, lontanissimo dalla cura vista in passato. Il problema non è solo tecnico: la sequenza è un’invenzione della serie, mal preparata da un arco narrativo troppo trascurato, e chiude la vicenda di Rhaena in un modo che rischia di compromettere gli sviluppi futuri.

Il Red Keep e la parabola di Rhaenyra

Interessante, invece, il modo in cui l’episodio continua a raccontare il declino morale di Rhaenyra. Il gelido chiarimento con Daemon segna una frattura profonda nella coppia, mentre la relazione con Mysaria, che qui si fa esplicita riallacciandosi al bacio della seconda stagione, la espone alle manipolazioni della sua consigliera. La scrittura è brava a mostrare una Rhaenyra ferita ma non cieca, consapevole di essere manipolata eppure incapace di sottrarvisi, in un lento sgretolamento che trascina con sé tutti quelli che le stanno intorno.

La trappola di Tumbleton e il tradimento di Ulf

Il finale rilancia alla grande in vista dell’ultimo episodio. A Tumbleton, dove incombe la battaglia, fa il suo ingresso Ormund Hightower, interpretato dal nuovo arrivato James Norton, custode di un piano segreto. Dopo aver lasciato credere che la sua arma sia il prigioniero Corlys Velaryon, di cui mozza un dito, si scopre il vero asso nella manica: la seduzione di Ulf il Bianco, il cavaliere dei draghi di umili origini umiliato per tutta la stagione da Rhaenyra e Daemon. Bastano dell’ottimo idromele, qualche lusinga e la promessa di Driftmark per spingerlo verso il tradimento. Un ottimo cliffhanger, con un Tom Bennett inaspettatamente inquietante.

In conclusione

The Dragon in Winter è forse il penultimo episodio più bizzarro dell’intero franchise del Trono di Spade. Alterna vette altissime, come il trionfo di Aegon e Sunfyre o la svolta di Ulf, a cadute nette, come lo scontro tra draghi e l’intera parentesi di Harrenhal. Il risultato è una visione decisamente mista, che diverte e frustra quasi nella stessa misura, ma che lascia comunque tutte le pedine al posto giusto per un finale che si annuncia esplosivo. Il finale di stagione arriva domenica 9 agosto negli Stati Uniti, e in Italia lunedì 10.

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