Home RecensioneRecensione: “X-Men 97” 2×07: la forza e i limiti della misericordia

Recensione: “X-Men 97” 2×07: la forza e i limiti della misericordia

Cosa succede quando abbiamo il potere di decidere il destino di una persona che si è macchiata di crimini imperdonabili?

by Valerio Cicalini

Il settimo episodio della seconda stagione pone in contrasto due gruppi estremisti dalle ideologie completamente differenti.

Da un lato facciamo la conoscenza degli Accoliti di Magneto, una setta emergente che ha ereditato la visione politica e sociale del signore del magnetismo. Il loro leader, Exodus, guida una squadra che attenta alla vita degli umani e che minaccia di uccidere un uomo a sangue freddo, senza un giusto processo. Dall’altra parte Graydon Creed ritorna nello show come capo degli Amici dell’Umanità, la storica compagnia che professa l’odio radicale anti-mutante.

Dopo aver creato un virus per debellare i figli dell’atomo e aver tentato di incastrare un mutante per l’assassinio del presidente, Graydon intende elevare la sua causa a un livello superiore candidandosi per le elezioni presidenziali. Nel corso della sua vita è stato abbandonato due volte dai rispettivi genitori e, come se non bastasse, ha subito abusi da parte del padre Sabretooth per non essere riuscito a eguagliare il suo potere. Considerato un errore per non aver ereditato delle abilità speciali, Graydon non si è mai perdonato per non aver dimostrato abbastanza forza nei riguardi chi lo ha messo al mondo. È ironico pensare che il fondatore di un gruppo estremista anti-mutante sia stato a sua volta discriminato proprio dai mutanti stessi, a causa della propria natura umana. Non essendo riuscito a elaborare e superare i traumi subiti, Creed proietta quell’odio interiorizzato nel tempo nei confronti della categoria a cui appartengono i suoi aggressori, arrivando persino a trasformare il proprio senso di inferiorità in un’attività strutturata.

Il peccato originale, ovvero l’odio nei confronti del diverso, produce quindi delle disparità di trattamento che in alcuni casi si dipanano proprio dai mutanti stessi, convinti di essere superiori agli umani in quanto dotati di abilità speciali e pronti a sostituirli secondo un’ottica evoluzionista.

Creed non è solo uno dei personaggi più detestabili dell’episodio ma anche il problema morale principale attorno al quale ruota il personaggio di Nightcrawler. Il mutante teleporta, avendo vissuto in fasce l’abbandono dalla stessa madre, prova una grande compassione nei confronti del fratellastro e sostiene che la salvezza debba essere concessa persino a un individuo come lui. Attraverso il dialogo con Kurt, la fede nella redenzione di Creed riesce ad aprire una piccola breccia nel cuore di quest’ultimo, ma non abbastanza da farlo ragionare. Quando infatti ne avrà l’occasione, l’uomo ucciderà Exodus senza alcuna pietà. Questo evento frena la forza della misericordia di Nightcrawler e ci pone davanti a un dilemma etico molto interessante: è giusto arrogarsi il diritto di porre fine alla vita di un criminale che potrebbe commettere altre azioni riprovevoli in futuro? Probabilmente non esiste una risposta univoca a questo quesito; infatti Kurt, per quanto arrabbiato, decide di rimettere la decisione a Dio e lascia Creed da solo in una tempesta di neve, nell’attesa che le forze superiori decidano del suo destino.

Le parole di Nightcrawler non sortiscono alcun effetto nemmeno su Colosso, un mutante che ha da poco perso sua sorella nella tragedia di Genosha e che, schiacciato dal dolore, decide di unirsi agli Accoliti di Magneto nella speranza di aiutare la sua gente. A differenza di Graydon, tuttavia, non ha un ego così fragile da spingerlo a uniformare le proprie paure a quelle dell’intero genere umano. Colosso è ancora troppo scosso per poter trovare dentro di sé la misericordia manifestata da Kurt; ciononostante decide di abbracciare la causa degli X-Men perché è ciò che Magik avrebbe voluto. L’episodio sembra quindi suggerirci che il trauma subito non deve trasformarsi in una giustificazione per le azioni sbagliate che commettiamo e che, le scelte compiute, ci permettono di definire chi siamo a prescindere dai dolori e dalle paure interiorizzate in passato.

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