Michele Riondino e Cinzia Mascoli sono arrivati al Giffoni Film Festival per parlare di una battaglia che pochi, tra gli aspiranti attori seduti in platea, conoscevano davvero: quella dei diritti connessi. La parte creativa dell’attore è fondamentale per la riuscita di un film, e i due sono stati premiati con il GiffoniAward e il premio Futura. L’incontro, ospitato in un’edizione del festival costruita attorno al tema delle “cose impossibili”, ha avuto un pubblico preciso: i ragazzi dei Workshop, la sezione riservata agli aspiranti attori e attrici, con cui hanno parlato di futuro e dei diritti del mestiere.
Al centro del discorso c’è Artisti 7607, la collecting che i due rappresentano con ruoli distinti: i due sono rispettivamente membro del consiglio di amministrazione e presidente del collettivo Artisti 7607. Mascoli, in particolare, guida oggi la società in qualità di presidente.
Per capire di cosa si parli quando si nominano i “diritti connessi”, Riondino ha usato un’immagine semplice. Quando un film viene trasmesso in televisione o distribuito sulle piattaforme continua a generare valore economico, attraverso la pubblicità, gli abbonamenti, le visualizzazioni: è un’opera dell’ingegno che produce ricchezza per molti anni. Autori, registi e attori vengono pagati quando realizzano il film, ma quell’opera continua a essere sfruttata anche per cinquant’anni, e per questo la legge prevede un compenso ulteriore per chi l’ha creata e interpretata, proporzionato agli utilizzi successivi.
È qui che entra la parte “impossibile” della storia, quella che ha portato i due sul palco di Giffoni. In Europa questa tutela esisteva già dal 1961, mentre in Italia è arrivata molto più tardi e veniva gestita da un ente che, secondo loro, non funzionava come avrebbe dovuto. Così hanno deciso di non limitarsi a lamentarsi, ma di creare loro una società che potesse far funzionare davvero il sistema. Il nome stesso della realtà custodisce una data precisa: Artisti 7607 nasce dal 7 giugno 2007, data dello statuto.
La cronologia della vicenda aiuta a misurare la portata di quella scelta. La storia di Artisti 7607 comincia nel 2010, con la nascita dell’associazione di oltre mille attori allo scopo di riaffermare in Italia, dopo un ventennio di gestione monopolistica dei diritti connessi, la libertà degli artisti di scegliere a chi affidarne la tutela. La svolta arriva poco dopo per via legislativa: nel 2012 un decreto legge mette fine in Italia al monopolio per la raccolta e la redistribuzione dell’equo compenso. Su quella base si costruisce la struttura operativa vera e propria: la società di collecting omonima nasce nel 2013 per opera dei soci fondatori Urbano Barberini, Paolo Calabresi, Luca D’Ascanio, Augusto Fornari, Elio Germano, Carmen Giardina, Neri Marcorè, Cinzia Mascoli, Alberto Molinari, Paco Reconti, Alessandro Riceci, Claudio Santamaria, Giulia Weber, come intermediario abilitato dei diritti connessi video spettanti agli artisti interpreti.

Il “monopolio rotto” di cui parlano Riondino e Mascoli, insomma, non è una formula a effetto. L’associazione nasce per riaffermare, dopo un ventennio di gestione monopolistica dei diritti connessi, la libertà degli artisti di scegliere a chi affidarne la tutela. Il principio è quello sancito anche a livello europeo, cioè che i titolari dei diritti hanno il diritto di autorizzare un organismo di gestione collettiva di loro scelta a gestire i diritti.
C’è poi il capitolo che tiene insieme il discorso con l’attualità del mestiere: lo streaming. Da anni la collecting ha aperto un fronte contro le grandi piattaforme, arrivando fino alle aule di tribunale. Dopo mesi di trattative, Artisti 7607 ha annunciato la causa contro Netflix presso il tribunale civile di Roma. Il nodo, tecnico ma decisivo, riguarda i dati. Il problema alla base è che Netflix e gli altri OTT non condividerebbero le informazioni relative al numero di persone che guardano i prodotti né i ricavi che si ottengono, e non fornendo dati precisi verserebbero nelle tasche degli attori compensi irrisori rispetto al guadagno.
La parola “precarietà”, che tornava di continuo nell’incontro, non è quindi un dettaglio marginale ma la ragione stessa di tutto l’impianto. La discontinuità è considerata parte fisiologica della professione, tanto che Artisti 7607 è l’unico intermediario ad aver scelto di ripartire i compensi per copia privata in ugual misura tra tutti gli artisti aventi diritto, allo scopo di sostenere una categoria fisiologicamente esposta alla discontinuità.
Da qui nasce la rete di servizi che la società offre ai propri mandanti, finanziata da una precisa previsione di legge: il 50% dei compensi per copia privata va utilizzato dalle collecting in attività di studio, ricerca, sostegno, formazione e promozione degli artisti interpreti. Con quelle risorse, come spiegato anche a Giffoni, si sostengono la Palestra Attori, gli sportelli legale e fiscale, la copertura assicurativa sanitaria, il rimborso per i provini, i workshop e le molte diverse forme di sostegno promosse negli anni. Tra queste iniziative rientra anche l’assistenza legale gratuita, avviata alla fine del 2019: a partire dal 6 dicembre 2019, Artisti 7607 riserva ai propri mandanti lo Sportello Legale, il nuovo servizio di consulenza legale gratuita a sostegno degli attori.
Il messaggio che i due hanno lasciato ai giovani di Giffoni ruota tutto attorno a un cambio di prospettiva sul valore del proprio lavoro. Quando ti pagano per fare l’attore sembra che ti abbiano fatto un regalo, ha osservato Riondino, e non pensi che in realtà si tratti di un mestiere che ha anche dei diritti da rivendicare: essere attori è una funzione all’interno della società. È lo stesso spirito che, nelle parole dei fondatori, ha trasformato una battaglia data per persa in una realtà operativa: davanti alla parola “impossibile”, la scelta è stata provare a metterci un punto interrogativo invece di un punto fermo.












