The Lion at My Back segna il ritorno di Tonia Mishiali sul grande schermo dopo il suo esordio del 2018, e lo fa nel modo più naturale per lei: portando la sua seconda opera proprio a Karlovy Vary, il festival che aveva già accolto il suo debutto. Il film ha vissuto la sua anteprima mondiale il 6 luglio, inserito nella Crystal Globe Competition della sessantesima edizione del festival ceco.
La protagonista è Mariama (interpretata da Sokhna Diallo), un’immigrata senegalese, e Stella (Elena Kallinikou), una donna che lavora in un centro per l’immigrazione a Cipro e che sta cercando di ricostruire la propria vita. Mariama ha appena raggiunto la maggiore età e lascia il centro di accoglienza per affrontare da sola un mondo che la considera invisibile; Stella è invece una donna cipriota in fase di recupero da una dipendenza, madre di una bambina che le è stata sottratta e che sta cercando in tutti i modi di riavere in affidamento. Le loro strade si incrociano per necessità e finiscono per intrecciarsi in un legame che assomiglia, sempre più, a quello tra una madre e una figlia.
Il racconto si muove tra la fatica del lavoro nero, il traffico di persone lungo le rotte migratorie che attraversano Cipro, e le zone d’ombra dello sfruttamento del corpo femminile, componendo un affresco che non punta al facile pietismo ma accumula le difficoltà quotidiane delle due donne per denunciare un sistema che le tiene entrambe ai margini. Il titolo stesso richiama l’immagine potente e simbolica di chi ha il leone alle spalle e solo il mare davanti: una condizione di scelta obbligata più che di libertà, che accompagna il percorso di Mariama fin dalle prime sequenze.
Non è un caso che il film sia stato notato per la qualità della recitazione: la critica internazionale ha descritto questo dramma sui migranti a Cipro come sorretto da interpretazioni convincenti.
Dietro la macchina da presa, Mishiali torna a lavorare con alcuni dei suoi collaboratori storici, mantenendo continuità con il linguaggio visivo già sperimentato nel suo debutto. Il film segue una giovane richiedente asilo senegalese che incontra una cipriota quarantenne intenta a ricostruire silenziosamente la propria vita, con la loro comune lotta per la sopravvivenza che porta a un legame inatteso; è stato girato a Cipro in lingua greca e inglese. La produzione è guidata da Bark Like a Cat Films, la società della stessa Mishiali, in coproduzione con Iris Productions in Lussemburgo e Avaton Films in Grecia, con Antoine Simkine come produttore associato. Il cast riunisce, oltre a Sokhna Diallo ed Elena Kallinikou, anche Prokopis Agathocleous e Herodotos Miltiadous.
Il progetto non nasce dal nulla: ha un percorso produttivo solido, passato per il premio di post-produzione sonora ai Connecting Cottbus Works in Progress del 2025, per l’Agora Co-Production Forum del Tiff nel 2020, per i Works in Progress del Tiff Agora 2025 e per lo Spotlight on Greece della Berlinale EFM 2026, mentre le riprese si sono svolte tra giugno e luglio 2025 a Cipro. A raccontare la genesi del film è stata la stessa regista, che ha descritto il processo creativo con parole dirette: “fare un film è un po’ come una terapia, ti esponi completamente”. Le trattative internazionali si sono già mosse: il sales agent finlandese-britannico The Yellow Affair ha acquisito i diritti internazionali del film.
Per comprendere il percorso di Tonia Mishiali bisogna tornare al suo esordio. Il debutto della regista risale al 2018 con Pause, storia di una casalinga in un matrimonio infelice che comincia a fantasticare vendette, un film che aveva già fatto parlare di sé. Quel lavoro era stato presentato nella sezione East of the West di Karlovy Vary nel 2018, e ora la regista torna al festula ceco con The Lion at My Back. Il debutto aveva raccolto consensi internazionali importanti: quella prima opera, prodotta dalla stessa Mishiali insieme ad A.B. Seahorse Film Productions in coproduzione con la greca Soul Productions e Authorwave, ha vinto tredici riconoscimenti internazionali.
Con il salto di categoria arriva anche un cambio di status all’interno del festival: sia il ceco Šimon Holý con Chica Checa sia la cipriota Tonia Mishiali con The Lion at My Back sono stati promossi nella competizione Crystal Globe, dopo aver partecipato in precedenza alla seconda competizione del festival. Un dettaglio che racconta bene la traiettoria in crescita di un’autrice che continua a lavorare su ritratti femminili di persone ai margini della società.
A giudicare il film e gli altri undici titoli in gara per il Crystal Globe c’è una giuria di peso internazionale: ne fanno parte il critico cinematografico Justin Chang, la regista malese Amanda Nell Eu, il sound designer, produttore e compositore ceco Pavel Rejholec, la produttrice Nadia Turincev e il regista norvegese Eskil Vogt. La sessantesima edizione di Karlovy Vary, che si celebra proprio quest’anno, arriva in un momento in cui il festival boemo continua a distinguersi come uno dei principali trampolini di lancio per il cinema d’autore europeo, capace di intercettare in anticipo autrici e autori che poi trovano spazio nei circuiti internazionali di distribuzione.
The Lion at My Back si inserisce così in un percorso coerente per Tonia Mishiali: dal racconto della prigionia domestica di una donna cipriota nel suo film d’esordio, alla rappresentazione più corale e stratificata di due destini femminili che si intrecciano tra immigrazione, dipendenza e ricerca di una famiglia possibile. Un film che, complice anche l’accordo di vendita internazionale già siglato, sembra destinato a proseguire il proprio cammino nei festival e, forse, nelle sale, oltre i confini di Karlovy Vary.
Scheda tecnica
Cast principale
- Sokhna Diallo – Mariama
- Elena Kallinikou – Stella












