La bombetta e l’occhio truccato di Alex in Arancia meccanica, le sneakers nascoste tra gli abiti di corte di Marie Antoinette: certi costumi diventano il simbolo stesso di un film. Dietro di loro c’è un mestiere che non si limita a vestire gli attori, ma li trasforma in personaggi. È il costumista, uno dei ruoli in cui l’artigianato incontra la pura narrazione.
Cosa fa, di preciso, il costumista
Il costumista progetta gli abiti di tutti i personaggi di un film. Studia l’epoca e lo stile in cui la storia è ambientata, immagina e fa realizzare i costumi, decide tessuti, colori e dettagli, e veste ogni interprete in modo coerente con il suo ruolo. Guida un reparto che cuce, adatta e mantiene i capi durante le riprese. In sintesi: dà ai personaggi un corpo visibile, fatto di stoffa, che ne comunica subito l’identità.
L’abito che racconta il personaggio
Un costume, al cinema, non è mai solo un vestito. Racconta l’epoca, la classe sociale, il carattere e perfino l’evoluzione interiore di chi lo indossa. Un buon costumista compie lunghe ricerche storiche per essere credibile, ma sa anche quando tradire la realtà per servire il racconto: le celebri sneakers di Marie Antoinette, per esempio, sono un anacronismo voluto per rendere più vicina e giovane la regina. L’abito, insomma, è uno strumento narrativo tanto quanto una battuta di dialogo.

Costumista, sarto, guardarobiere: i ruoli
Attorno al costumista lavora una squadra che spesso si confonde. Il costumista è la mente che concepisce l’aspetto dei personaggi; i sarti e le sarte realizzano materialmente i capi; il guardarobiere li custodisce e li gestisce sul set, garantendo la continuità da una ripresa all’altra. Il costumista, inoltre, dialoga di continuo con lo scenografo, perché abiti e ambienti devono armonizzarsi, e con il direttore della fotografia, perché i colori reagiscono in modo diverso alla luce.
Milena Canonero, la maestra italiana
Quando si parla di costume cinematografico, l’Italia ha un nome leggendario: Milena Canonero. Torinese, ha vinto quattro premi Oscar, per Barry Lyndon, Momenti di gloria, Marie Antoinette e Grand Budapest Hotel, un primato assoluto nella sua categoria. Aveva esordito proprio al fianco di Stanley Kubrick, firmando i costumi di Arancia meccanica, e ha poi lavorato con i Coppola, Sydney Pollack e Wes Anderson. Insieme allo scenografo Dante Ferretti, rappresenta l’eccellenza italiana di quei mestieri dell’immagine che il pubblico raramente nomina, ma che vede in ogni inquadratura.
Un mestiere che si vede in ogni inquadratura
Conoscere questo lavoro cambia il modo di guardare un film. La prossima volta che un personaggio vi sembrerà perfettamente calato nella sua epoca o nel suo carattere, ricordate che qualcuno ha scelto per lui ogni capo, ogni colore, ogni dettaglio. Il costumista non scrive la storia, ma la cuce addosso a chi la interpreta.












