Trent’anni di Toy Story hanno prodotto molto di più di quattro lungometraggi e una manciata di corti. Hanno costruito un linguaggio visivo, un sistema di rimandi interni, una memoria condivisa tra film diversissimi tra loro. Toy Story 5 è atteso nelle sale il 19 giugno 2026, e il ritorno di Woody, Buzz e degli altri giocattoli è un buon momento per ricordare quanto la saga sia sempre stata anche un laboratorio di scelte narrative e produttive, alcune delle quali i fan più attenti conoscono da anni, altre che meritano di essere riscoperte.
Pizza Planet non doveva essere una pizzeria
Uno degli ambienti più iconici del primo Toy Story non era quello che conosciamo oggi. Nelle prime versioni della storia, il locale in cui Woody e Buzz si ritrovano durante la loro fuga era legato al minigolf, non a un tema spaziale. La trasformazione in Pizza Planet arrivò in corso d’opera, quando il personaggio di Buzz Lightyear divenne sempre più centrale nella dinamica del film. La pizzeria intergalattica, con i suoi razzi, le luci al neon e i richiami alla fantascienza, permette a Buzz, ancora convinto di essere un vero Space Ranger e non un giocattolo, di scambiare quel posto per uno spazioporto. Una modifica nata da un’esigenza narrativa si è trasformata in qualcosa di duraturo: il furgone di Pizza Planet è diventato uno degli easter egg più celebri dell’universo Pixar, comparendo nel corso degli anni in molti altri film dello studio come firma nascosta riconoscibile dagli spettatori più attenti.

Toy Story 2 è un archivio di autocitazioni Pixar
Il secondo capitolo della saga non si limita a proseguire la storia di Woody e Buzz. Contiene anche uno degli inventari più ricchi di riferimenti interni mai disseminati in un film dello studio. Nella scena in cui Hamm cambia canale alla televisione cercando la pubblicità di Al’s Toy Barn, compaiono richiami ai cortometraggi che Pixar aveva realizzato prima di diventare sinonimo di lungometraggi animati: Tin Toy, Red’s Dream e Luxo Jr. Non sono semplici decorazioni: sono un atto di memoria, un modo per ricordare da dove veniva lo studio. A questi si aggiungono altri elementi diventati familiari per gli appassionati: la Pixar Ball, il codice A113 (riferimento all’aula del CalArts frequentata da molti animatori dello studio), il furgone di Pizza Planet, e all’interno di Al’s Toy Barn persino dei giocattoli ispirati al secondo lungometraggio Pixar. Toy Story 2 segna il momento in cui lo studio inizia a costruire una memoria interna riconoscibile, in cui ogni film può vivere da solo ma al tempo stesso dialoga con gli altri attraverso oggetti, codici e rimandi.
Lotso era già apparso in Up, un anno prima di Toy Story 3
Lots-o’-Huggin’ Bear, comunemente noto come Lotso, è il principale antagonista di Toy Story 3: un grande orso di peluche rosa profumato alla fragola che governa l’asilo Sunnyside con il pugno di ferro di un secondino, nonostante le apparenze rassicuranti. La sua storia, segnata dall’abbandono e dal rancore, ne fa una delle figure più complesse dell’intera saga. Quello che molti non sanno è che Lotso era già comparso in un film Pixar prima del suo debutto ufficiale: si intravede in Up, sotto il letto di una bambina, nella sequenza in cui la casa di Carl si solleva in aria. È uno degli esempi più noti della tradizione Pixar di anticipare personaggi o oggetti di film futuri, seminando indizi per gli spettatori più attenti. Il collegamento tra i due film non è solo visivo: entrambi, pur raccontando storie diverse, parlano del tempo che passa e della necessità di lasciar andare.

Bo Peep ha una storia segreta raccontata in un corto
Bo Peep è il personaggio che cambia più radicalmente nel corso della saga. Presente nei primi due film come figura legata alla cameretta di Andy, scompare nel terzo capitolo senza che la sua assenza venga davvero spiegata. Quando ritorna in Toy Story 4 è trasformata: non più la pastorella elegante dei primi capitoli, ma una giocattola smarrita e indipendente, abituata a muoversi fuori dalle regole della cameretta. Per colmare questo vuoto, Pixar ha realizzato Lamp Life, un corto uscito il 31 gennaio 2020 su Disney+, che racconta le avventure di Bo Peep dopo Toy Story 2 e prima del suo ritorno nel quarto capitolo. Lamp Life è anche il primo progetto della saga Toy Story ad essere diretto da una donna, Valerie LaPointe. Il corto non è un semplice extra per appassionati: è un tassello che chiarisce perché Bo sia diventata una figura decisiva nella scelta finale di Woody, mostrandogli una possibilità che il cowboy non aveva mai considerato davvero.
Toy Story 5: la tecnologia dentro e fuori lo schermo
Il primo Toy Story, uscito nel 1995, è ricordato come il primo lungometraggio interamente animato al computer. La saga ha continuato a spingere in avanti l’animazione anche nei capitoli successivi, e Toy Story 4 è stato uno dei film tecnicamente più complessi mai realizzati da Pixar fino a quel momento, con materiali, superfici, luci e ambienti che richiedevano un livello di dettaglio visivo senza precedenti nel franchise: la porcellana di Bo Peep, la plastica di Forky, i vetri del negozio di antiquariato, i tessuti consumati dei giocattoli.
Ed eccoci al ritorno. In Toy Story 5 è “Toy meets Tech”: Woody, Buzz Lightyear, Jessie e gli altri si trovano ad affrontare Lilypad, un nuovo dispositivo tablet che arriva con idee molto precise su cosa sia meglio per la loro bambina, Bonnie. Lilypad è un tablet intelligente verde con il design di una rana, e il trailer la mostra come una presenza possessiva nei confronti di Bonnie, intenzionata a tenerla lontana dai suoi giocattoli. La saga nata per dimostrare che il computer poteva dare vita a un film d’animazione porta ora quei giocattoli a chiedersi quale posto possano avere in un mondo sempre più dominato dagli schermi. Il cerchio, almeno tematicamente, si chiude.












