Home FilmVenezia, la mafia felina e Mark Ruffalo: Gatto, il nuovo film Pixar di Enrico Casarosa

Venezia, la mafia felina e Mark Ruffalo: Gatto, il nuovo film Pixar di Enrico Casarosa

Il teaser trailer è arrivato e porta con sé un gatto nero indebitato con la criminalità organizzata felina, una Venezia sotterranea e una domanda che vale più di nove vite.

by Mauro Terrone

Non capita spesso che un teaser trailer bastasse, da solo, a far capire tutto. Quello che Pixar ha messo in circolazione per Gatto, il nuovo film d’animazione originale diretto da Enrico Casarosa, ci porta nei meandri di una Venezia sotterranea governata dai gatti. E già questa premessa, messa a fuoco in pochi secondi di immagini, dice molto su dove vuole andare a parare lo studio californiano: non verso la rassicurazione del franchise, ma verso qualcosa di più sporco, più laterale, più personale.

Enrico Casarosa è un regista, sceneggiatore e storyboard artist italiano che ha costruito la sua carriera a Pixar, dove ha diretto il cortometraggio La Luna nel 2011 e il lungometraggio Luca nel 2021, entrambi candidati all’Oscar. Nato a Genova, si è trasferito a New York da giovane per studiare animazione. Con Luca, aveva portato la Riviera Ligure sugli schermi di tutto il mondo con una delicatezza che molti registi con il doppio del budget non riescono a raggiungere. Con Gatto, fa una mossa diversa: abbandona il sole delle Cinque Terre e scende in una Venezia più oscura, crepuscolare, dove le superstizioni contano quanto i ponti.

Casarosa dirige il film insieme alla produttrice Andrea Warren, lo stesso team creativo che ha realizzato Luca. La continuità non è solo burocratica: Warren e Casarosa hanno già dimostrato di saper costruire mondi animati che parlano agli adulti tanto quanto ai bambini. Adesso ci riprovano su un terreno narrativamente più complesso.

Il protagonista si chiama Nero, ed è un gatto nero. Il nome è quasi una dichiarazione programmatica: portatore di superstizione per definizione, animale che la tradizione popolare italiana ha sempre guardato con diffidenza, dopo anni passati a destreggiarsi tra le superstizioni e i canali di Venezia, Nero comincia a chiedersi se abbia vissuto le vite giuste; indebitato con Rocco, il boss della criminalità organizzata felina locale, si ritrova a fronteggiare un dilemma ed è costretto a stringere un’amicizia davvero inaspettata che potrebbe condurlo al suo scopo, a meno che Venezia non abbia prima la meglio su di lui.

Quello che colpisce in questa sinossi è la doppia valenza della parola “vite”: quelle letterali dei gatti, nove per contratto, e quelle metaforiche di chi arriva a un certo punto e si chiede se le scelte fatte fossero davvero sue. È una domanda adulta, quasi bergmaniana nella sua essenzialità, nascosta dentro un film d’animazione su una mafia di gatti a Venezia. Pixar lo ha sempre fatto, in fondo: il trucco è sembrare semplici.

Mark Ruffalo, già visto in Povere Creature!, nella saga degli Avengers, ne Il caso Spotlight e in Foxcatcher, presta la voce a Nero nella versione originale, mentre Laurence Fishburne, noto per la trilogia The Matrix, Boyz n the Hood e Tina, doppia Rocco, lo spietato boss della criminalità organizzata felina.

La scelta di Ruffalo non è casuale. L’attore porta con sé una qualità rara: la capacità di sembrare vulnerabile anche quando interpreta personaggi di spigolo. Un gatto irascibile che nasconde dentro di sé un’interrogazione esistenziale è esattamente il tipo di ruolo in cui quella vulnerabilità diventa un valore aggiunto. Fishburne, dal canto suo, conosce bene il peso di certi archetipi: un boss che comanda con la voce bassa è più inquietante di uno che urla, e la sua timbrica lo sa già da decenni.

Il teaser mostra Nero e Rocco mentre sottopongono un altro gatto a un divertente interrogatorio. È una scena breve, ma bastano pochi secondi per capire la dinamica di potere e il tono del film: più Wes Anderson che Disney Classic, più noir di periferia che favola consolatoria.

Gatto adotta uno stile definito “living painting”, che fonde texture pittoriche tradizionali in 2D con la CGI moderna. Venezia sarà rappresentata ricorrendo alla combinazione di animazione in 2D e in 3D, proprio per enfatizzare come la Serenissima sembri un dipinto vivente. Non è un dettaglio tecnico: è una scelta di senso. Venezia è già, di per sé, una città che sembra finta. Irreale nei colori, impossibile nella geometria, sospesa tra l’acqua e il cielo. Rappresentarla come un quadro in movimento non è una licenza poetica, è quasi un atto di fedeltà.

Al festival di Annecy, il pubblico ha reagito con entusiasmo alla rivelazione degli studi dei personaggi, che sembravano dipinti a mano, una tecnica mai mostrata in precedenza da Pixar. Questo, più di qualsiasi altra cosa, distingue Gatto dalla produzione corrente del grande cinema d’animazione industriale: c’è una volontà stilistica riconoscibile, una firma visiva che non si fa inghiottire dal calco dei precedenti.

Quest’anno Flow del regista lettone Gints Zilbalodis ha vinto l’Oscar per il miglior film d’animazione, battendo sia Pixar che DreamWorks, in un momento in cui Inside Out 2 era appena diventato il film d’animazione con i maggiori incassi di sempre. Il settore si trova in una congiuntura interessante: i sequel funzionano al botteghino ma l’originalità vince i premi e cattura l’immaginazione della critica. Pixar ha risposto annunciando Gatto come un progetto originale, affidandolo allo stesso regista di Luca.

È una scommessa consapevole. Casarosa non è un nome sicuro nel senso commerciale del termine, ma è un autore con una voce riconoscibile e un legame viscerale con l’Italia che nessun brief aziendale potrebbe replicare a tavolino. Il fatto che il film conservi il titolo italiano anche nella versione originale internazionale, semplicemente “Gatto”, è un segnale di fiducia in quella specificità. Non un esotismo, non un’appendice folkloristica: un punto di partenza.

Gatto arriverà nelle sale italiane il 4 marzo 2027. Da oggi a quella data passeranno molte cose, ma il teaser ha già fatto il suo lavoro: ha stabilito che questo non è un film pensato per rassicurare, ma per disturbare dolcemente. Un gatto nero, una città che affonda lentamente, un debito da pagare e una domanda che rimane aperta. Pixar, quando funziona davvero, fa esattamente questo: prende le metafore che usiamo ogni giorno per non guardare in faccia la nostra vita e le mette sullo schermo finché non possiamo più ignorarle.

Che si riesca a farlo attraverso una mafia di gatti a Venezia, beh: questo lo scopriremo a marzo.

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