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Brad Pitt, un cane e l’Alaska: Heart of the Beast

Dodici anni dopo Fury, Brad Pitt e David Ayer si ritrovano in un survival thriller essenziale: un uomo, un cane e il nulla dell'Alaska.

by Valeria Bernardo

Tornare al punto zero. Togliere tutto: i carro armati, le esplosioni, la guerra come spettacolo corale. Mettere un uomo, un cane e uno degli ambienti più ostili del pianeta. Questa, in sintesi, è la scommessa di Heart of the Beast, il film che riunisce Brad Pitt e David Ayer dodici anni dopo Fury e che arriverà al cinema, distribuito in Italia da Eagle Pictures, nel settembre 2026.

Il trailer ufficiale è appena stato diffuso, e già basta per capire che ci troviamo davanti a un progetto costruito sulla sottrazione, non sull’accumulo.La storia è quella di un ex soldato delle Forze Speciali e del suo cane da combattimento in pensione, costretti a lottare per la sopravvivenza dopo un incidente aereo in mezzo alla natura selvaggia dell’Alaska. James Belmont si ritrova senza comunicazioni, senza supporto logistico, senza la struttura militare che ha definito la sua esistenza. Al suo fianco c’è Odin, un cane che non è un accessorio narrativo ma, stando a quanto dichiarato dal regista, un co-protagonista a tutti gli effetti.

James e il suo cane si “salvano costantemente a vicenda” nel corso del film, tanto da essere trattati come “co-eguali in questa storia.” Non è una scelta di marketing: è una scelta narrativa precisa, che dice molto sul tipo di film che Ayer ha voluto fare. Il progetto riunisce Pitt e Ayer per la prima volta dal 2014, anno di Fury, in cui Pitt interpretava un sergente dell’esercito americano a capo di un equipaggio di cinque uomini su un carro armato Sherman, in una missione pericolosa dietro le linee nemiche negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale.

Brad Pitt plays James Belmont in Heart of the Beast from Paramount Pictures.

Quella era, per sua natura, un’opera corale. La claustrofobia dello spazio chiuso moltiplicata dal numero di vite in bilico, dalla gerarchia militare, dalla brutalità collettiva del conflitto. Heart of the Beast opera all’opposto. Come ha spiegato Ayer stesso: “Fury era interessante perché è un film di guerra, ci sono carri armati, esplosioni, persone ovunque, c’è una scala precisa. In questo film non c’è nessun posto dove nascondersi. Siamo io, Brad, una macchina da presa e un cane.”

Questa spoliazione della messa in scena è una scelta coraggiosa, e racconta di una maturità creativa condivisa. Ayer ha parlato apertamente di come sia lui che Pitt siano cresciuti nelle loro traiettorie creative nell’arco dell’ultimo decennio. Il filmato si apre con brevi lampi della storia militare condivisa da James e Odin, abbastanza da rendere il loro legame credibile prima che lo schianto distrugga ogni certezza. Non è solo backstory: è la fondazione emotiva su cui si costruisce tutto ciò che segue. Senza quella premessa, la sopravvivenza sarebbe solo una sequenza di ostacoli fisici. Con quella premessa, diventa qualcosa di più personale.

Quello che colpisce nel trailer è la scelta di centrare tutto sulla relazione e non sull’azione: il trailer mostrato al CinemaCon si concentra sul legame tra Pitt e il suo cane. “Ti riporterò a casa”, dice Pitt al cane dopo lo schianto. “Lo faremo nel modo più difficile.” A questo segue un momento che stringe lo stomaco: durante l’attraversamento di un fiume, il tentativo di Pitt di salvare il cane lo porta a finire lui stesso in acqua. È in quella scena, forse più che in qualsiasi altra, che si capisce la direzione del film: James non salva Odin. James e Odin si salvano insieme. La direzione è bidirezionale, e questo è il vero cuore narrativo dell’opera.

James Belmont (Brad Pitt) and Odin in Heart of the Beast from Paramount Pictures.

Le riprese principali di Heart of the Beast sono iniziate nel marzo 2025 a Queenstown, in Nuova Zelanda, per concludersi nel maggio dello stesso anno. I set hanno incluso il lago Wakatipu, Glenorchy, il Parco Nazionale del Monte Aspiring e Milford Sound. Il film è ambientato in Alaska ma girato in Nuova Zelanda, e Ayer ha scelto, volutamente, terreni che non erano mai stati usati per una produzione cinematografica. Come ha spiegato il regista: “Nessuno ha mai girato lì prima, e ci è voluto molto lavoro di coordinamento con il governo neozelandese e con i conservazionisti per dimostrare che avremmo rispettato quella che è una terra sacra.” Il cast include anche J.K. Simmons e Anna Lambe. La sceneggiatura è firmata da Cameron Alexander, mentre tra i produttori figura anche Damien Chazelle, regista di Whiplash e La La Land, che aveva già collaborato con Pitt in Babylon.

I migliori film di sopravvivenza non parlano mai solo di sopravvivenza. Parlano di cosa resta di un essere umano quando tutto il resto viene tolto: ruoli sociali, gerarchie, abitudini, maschere. James Belmont è un soldato d’élite, costruito per operare in ambienti estremi all’interno di un sistema. Nell’Alaska spietata di Heart of the Beast, quel sistema non esiste più. Rimane l’uomo. E il cane. Ayer ha ammesso di aver pianto leggendo la sceneggiatura per la prima volta, paragonandola a un “poema in prosa, in un certo senso.” È una dichiarazione che dice molto sul tono che ha cercato: non il film d’azione da adrenalina pura, ma qualcosa di più lento e più viscerale.

Heart of the Beast è, almeno sulla carta e nel trailer, il tipo di film che il cinema commerciale fatica sempre di più a produrre: un racconto di sopravvivenza fisicamente credibile, emotivamente ambizioso, costruito attorno a un legame tra due esseri viventi che si guadagna ogni scena. Ayer ha dimostrato con Fury di saper lavorare la tensione drammatica con rigore; qui la sfida è amplificata dall’assenza di qualsiasi rete di sicurezza narrativa. Secondo Ayer, la performance di Pitt è all’altezza del titolo: “È una bestia”, ha dichiarato il regista a GQ. “Si è messo a nudo e si è esposto in un modo che non avevo mai visto prima. Un tema ricorrente tra chi ha visto il film è quanto la sua performance sia cruda, credibile e profonda.” Se queste premesse troveranno riscontro nel film completo, lo vedremo al cinema nel settembre 2026. Per ora, il trailer fa il suo lavoro: crea attesa senza svelare troppo, e lascia che sia il silenzio dell’Alaska a parlare.

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