Home NetflixRecensione: “One Piece” stagione 2: verso la Rotta Maggiore.

Recensione: “One Piece” stagione 2: verso la Rotta Maggiore.

La nuova stagione del live action di “One Piece” sarà riuscita a non deludere i fan più affezionati e quelli che sono saliti a bordo solo di recente?

by Valerio Cicalini

La corrente spinge violentemente la nave verso l’alto e il timone si spezza, ma niente paura, Luffy Cappello di Paglia grazie alle sue straordinarie abilità è riuscito a evitare l’impatto con le pareti rocciose circostanti. La fedele Going Merry risale a passo spedito la Reverse Mountain fino a raggiungere la cima, mentre il capitano e la navigatrice della ciurma si godono il panorama che si staglia davanti i loro occhi sulla prua della nave.

Sono attimi di grande stupore e leggerezza che vengono immediatamente interrotti dall’adrenalina della ripida discesa, e dalla paura di aver appena realizzato di essere finiti nella pancia di una balena gigantesca. Se gli otto episodi rilasciati su Netflix il 10 marzo potessero essere incarnati da una sola scena, sarebbe sicuramente questa, l’ingresso nella Rotta Maggiore. La seconda stagione di “One Piece” restituisce agli spettatori le stesse atmosfere di adrenalina, avventura e pericolo che si respirano nel manga e da cui la serie prodotta dai Tomorrow Studios e Netflix è tratta.

Dopo la formazione dei primi membri, la ciurma di Cappello di Paglia è pronta a salpare per inseguire i propri sogni verso la Rotta Maggiore, un tratto di oceano più insidioso costellato da isole gigantesche, un tempo atmosferico estremamente instabile, dinosauri, giganti, una renna parlante, individui tanto loschi quanto stravaganti e chi più ne ha ne metta. In questa seconda stagione altri due membri entreranno a far parte dell’equipaggio. La prima è Vivi, la principessa del regno di Alabasta, che in realtà viene conosciuta per la prima volta dai nostri protagonisti sotto l’identità fittizia di Miss Wednesday, ovvero un’agente dell’organizzazione criminale Baroque Works. Il suo obiettivo è quello di agire come infiltrata all’interno dell’associazione a delinquere al fine di scoprire l’identità e le intenzioni del boss che la manovra, Mr. Zero.

Quest’ultimo infatti attraverso un piano strategico e manipolatorio ha provocato una terribile guerra civile nel paese di Vivi, mettendo in ginocchio il regno e tutti i suoi abitanti. Nel momento in cui verrà smascherata toccherà alla ciurma di Luffy scortare la principessa sansa e salva ad Alabasta per ristabilire ordine e sicurezza nel suo paese natale. Da villain a eroina, il percorso narrativo di Vivi si prospetta interessante e pieno di sorprese. La principessa porta sulle spalle un peso enorme dovendo salvare un’intera popolazione dalle mire militaristiche di un membro della Flotta dei Sette, ovvero un gruppo di pirati che ottiene la revoca delle taglie pendenti sulle loro teste, in cambio di fedeltà e collaborazione al Governo Mondiale.

Guidata dal senso di dovere e responsabilità e dal tremendo lutto del fidato compagno Igaram, capitano delle guardie reali di Alabasta, Vivi inizialmente fatica a entrare in sintonia con Luffy. Il ragazzo di gomma, preso dalle meraviglie di Little Garden, si comporta come un bambino al parco giochi e inizialmente sembra non dare molto peso alla minaccia incombente che grava sulle loro spalle. Tuttavia, poco dopo, riesce a interessarsi alla vita della principessa e a regalarle un momento di genuina spensieratezza sulla testa del dinosauro, rinnovando la promessa di riportarla a casa sana e salva. Luffy è esattamente ciò che serve a Vivi in questo momento, ovvero una figura protettiva e solida nei suoi principi ma che riesca anche a donarle un momento di respiro e spensieratezza dai drammi che sta vivendo.

In generale l’approfondimento dei personaggi e le relazioni che intercorrono tra loro restano un punto di forza della serie live action. Ad esempio è molto divertente assistere ai battibecchi dei rivali Zoro e Sanji e risulta commovente capire perché Nami prende immediatamente a cuore Vivi e la sua missione, avendo affrontato un conflitto molto simile al suo con il proprio paese natale. Ma il picco emotivo della serie viene raggiunto quando viene reclutato il secondo membro della stagione, ovvero il medico Tony Tony Chopper, una renna parlante che dietro un aspetto innegabilmente tenero e un fare timido e pauroso, cela un passato segnato da profonda solitudine e sofferenza. Dopo aver mangiato un frutto del diavolo ed essere diventato un ibrido uomo-renna, Chopper è stato discriminato ed escluso dai suoi simili e dagli umani.

Costretto a vivere completamente solo e in bilico tra due mondi che sembrano non volerlo accettare, il dolce animaletto riesce a trovare amore e compagnia solo attraverso l’aiuto del bizzarro Dr. Hiriluk. Tra i due nasce un meraviglioso rapporto padre-figlio, grazie al quale Chopper riesce a trasformare il trauma e il risentimento per essere sempre stato considerato un mostro in qualcosa di positivo, ovvero il sogno di diventare un medico e trovare la cura per ogni male esistente. Secondo Hiriluk anche il regno in cui vivono, la nevosa Drum, è affetto da una malattia incurabile, ovvero la disperazione e la mancanza della speranza per aver perso la possibilità di poter ricevere delle cure mediche. Il sovrano Wapol infatti ha costretto tutti i dottori a lavorare sotto il suo stretto controllo e a dare assistenza solo a chi ritiene degno di ottenerla.

Se il re utilizza la medicina come strumento di potere per espandere il proprio dominio, il Dr. Hiriluk insegna a Chopper quanto questa scienza sia un atto di liberazione contro la disperazione e la paura provata dalle persone, gli stessi sentimenti che hanno fatto strada all’odio nei confronti del diverso portando la piccola renna ad essere in balia di un’esistenza solitaria. Per lo strambo dottore le malattie corporee altro non sono che riflessi spiacevoli di disagi interiori legati al malessere del cuore. Questa filosofia di pensiero proviene direttamente dal trascorso personale di Hiriluk che, dopo essere miracolosamente guarito da una malattia mortale grazie alla fortissima sensazione di stupore per aver assistito a una meravigliosa fioritura di ciliegi, vuole ottenere lo stesso risultato con il popolo di Drum. Inizialmente sembra soccombere nell’intento, perdendo la vita a causa della crudeltà di Wapol e lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di Chopper.

Tuttavia Hiriluk ci ricorda che una persona muore realmente solo quando viene dimenticata, e suo figlio non potrà mai scordare gli insegnamenti e gli ideali ricevuti dall’unica persona che l’abbia mai amato. Sarà infatti proprio Chopper, grazie all’aiuto di Luffy e la sua ciurma, a liberare il regno innevato di Drum dalla tirannia di Wapol in nome della bandiera pirata del padre, una bandiera che da sempre nell’universo di “One Piece” rappresenta l’atto di ribellione contro l’oppressione del potere centrale per ottenere libertà e speranza. La messa in scena della serie rimane prevalentemente camp, in ragione del fatto che il modo più sensato per poter trasporre in live action un manga che fa della stravaganza e dell’assurdo la sua cifra stilistica è proprio quello di normalizzare l’esagerazione. Proprio per questo motivo lo spettatore riesce ad accettare con più facilità parrucche e abiti simili a dei cosplay, risate artefatte, uno spadaccino che combatte con tre spade di cui una nella bocca e tante altre dinamiche ed elementi che in un prodotto con uno stile più realistico verrebbero considerate fuori luogo.

Non è scontato evidenziare quanto sia stato funzionante il lavoro di adattamento, soprattutto se consideriamo la grande quantità di materiale che viene trasposto dal manga. Tuttavia in alcuni punti specifici è palpabile la fretta e si percepisce un calo nella qualità dei dialoghi. Ad esempio se il confronto tra Usopp e Brogi si prende il giusto tempo per costruire un sentimento di ammirazione da parte del ragazzo bugiardo e codardo nei confronti del gigante coraggioso, successivamente funzionale alla crescita evolutiva del cecchino, non si può dire lo stesso dello scambio tra Vivi e Brogi, nel quale il colosso di Elbaf contribuisce all’elaborazione del lutto appena subito dalla principessa dopo essersi presentati. I difetti restanti della serie riguardano principalmente il lato tecnico.

Gli effetti visivi sono più efficaci in determinate scene piuttosto che in altre e la regia si concentra su ripetuti primi piani per non dover investire troppi soldi sulla fotografia e la CGI. In conclusione non si possono non citare le scenografie estremamente dettagliate e un cast sempre più coeso che riesce a incarnare perfettamente i personaggi partoriti dalla mente folle di Eiichirō Oda, l’autore del manga. Al netto di alcuni difetti che però non vanno ad inficiare negativamente la visione complessiva della serie, la seconda stagione del live action di “One Piece” ci ricorda quanto sia importante lottare per la propria libertà e il raggiungimento dei propri sogni, perché anche se la disperazione sembra regnare sovrana nel nostro cuore, la speranza di ammirare la fioritura dei ciliegi nel paese più innevato di tutti rimane viva e possibile.

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