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Sanremo 2026: la prima serata è un racconto di stile (prima ancora che di note)

by Martina Bernardo

All’Ariston la moda non accompagna la musica: la interpreta. E tra velluti, bustier e smoking impeccabili, il Festival diventa una dichiarazione d’identità.

La prima serata del Festival di Sanremo 2026 accende i riflettori non solo sulle canzoni, ma sulle scelte estetiche che definiscono un’epoca. Perché oggi il look non è contorno: è linguaggio. È racconto. È visione.

Sul palco dell’Ariston ogni dettaglio – dal taglio di uno smoking alla costruzione di un bustier – diventa parte della narrazione artistica. E questa 76ª edizione lo dimostra con una passerella che oscilla tra eleganza classica, teatralità couture e guizzi contemporanei.

Carlo Conti

Sul palco dell’Ariston, la parola chiave è continuità. Carlo Conti rifugge ogni tentazione di strappo stilistico e costruisce la propria immagine su un’eleganza calibrata, quasi istituzionale. Per tutte e cinque le serate sceglie l’alta sartoria della maison fiorentina Stefano Ricci, sinonimo di tradizione e rigore formale.

L’apertura è affidata al più classico dei tuxedo blu notte, con revers in raso e costruzione impeccabile. La linea è pulita, la silhouette composta, il messaggio chiaro: sobrietà come cifra di stile. Conti non insegue la moda, la attraversa con sicurezza, dimostrando che il vero lusso, talvolta, è restare fedeli a sé stessi.

Olly

Se Conti sceglie la misura, Olly opta per la tensione sensuale. Il vincitore del 2025 inaugura la 76ª edizione con un’estetica che fonde sartorialità e spirito rock. I pantaloni ampi da smoking, segnati dalla fascia alta in vita, dialogano con una camicia burgundy in seta lasciata audacemente aperta, mentre la canottiera in vista spezza il rigore e introduce una nota contemporanea.

Il total look firmato Dolce & Gabbana gioca sul contrasto tra struttura e fluidità, tra classicismo e provocazione controllata. È un equilibrio sottile, costruito sulla disinvoltura. E sul palco dell’Ariston, quell’attitudine diventa dichiarazione di stile.

Laura Pausini 

Al fianco di Carlo Conti, Laura Pausini sceglie la via della classicità assoluta. Il debutto è un total black scolpito sulla silhouette, con scollatura sagomata, linea a clessidra e strascico teatrale, firmato Giorgio Armani. Un abito che accarezza le forme senza eccessi, giocato tutto su proporzioni e pulizia sartoriale. A illuminare l’insieme, un collier di alta gioielleria in oro rosa con diamanti e tanzanite firmato Pomellato: luce soffusa, preziosa, mai ostentata. Scelta sicura, impeccabile. Ma da una diva come lei, la tentazione di un guizzo in più resta.

Il secondo cambio vira su un grigio ricamato di grande raffinatezza, impreziosito da una mantellina trasparente che aggiunge movimento e leggerezza scenica. È un crescendo misurato, che prepara il terreno al terzo look: un blu intenso, ricamato e brillante, ancora una volta con silhouette a clessidra e spalle scoperte. Il blu, si sa, è il colore delle certezze. E su quel palco vince sempre.

Ditonellapiaga

Fisico slanciato e attitudine irriverente: Ditonellapiaga inaugura la gara con un look che mescola ironia e audacia. La minigonna rosa, cortissima, si apre in uno strascico posteriore che evoca l’immaginario di una ballerina da carillon, sospesa tra fiaba e provocazione.

Sopra, un bustier nero indossato su una semplice t-shirt: un layering intelligente che spezza la sensualità e la rende contemporanea, quasi pop. Il risultato è un equilibrio calibrato tra gioco e carattere, tra couture e spirito indie. Un look che non chiede il permesso, ma si prende la scena. Promossa.

Michele Bravi

Michele Bravi prosegue con coerenza il suo racconto di eleganza classica reinterpretata. Il blazer maschile doppiopetto, impeccabile nelle proporzioni, dialoga con pantaloni con pinces dal taglio sartoriale, mentre il collo della camicia – retrò e allungato – viene annodato con studiata nonchalance, diventando dettaglio identitario.

Il total look firmato Antonio Marras è un esercizio di sofisticazione misurata: cultura del passato, sensibilità contemporanea. Raffinato senza risultare rigido, poetico senza perdere struttura.

Sayf

Il rapper e produttore italo-tunisino porta in scena un completo gessato di ispirazione anni Trenta, costruito su linee pulite e rigore d’epoca. Il risultato è un raffinato gioco di contrasti: la compostezza del tailoring dialoga con un’acconciatura più audace, creando un equilibrio tra tradizione e identità urbana.

La cravatta in pitone introduce una nota grintosa, quasi cinematografica. Unico interrogativo: la palette cromatica, che divide e incuriosisce. L’armocromista approverà? Intanto, lo stile c’è.

Mara Sattei

Mara Sattei sceglie la via regale. L’abito nero bustier in tessuto moiré scolpisce il punto vita e si apre in un’ampia gonna a corolla, più lunga sul retro a disegnare uno strascico scenografico. La silhouette è teatrale, ma perfettamente controllata.

Al collo, un collier di brillanti pendente che cattura la luce con eleganza studiata. Siamo dalle parti della grande Hollywood, quella delle première in bianco e nero, dove il glamour era questione di postura prima ancora che di abito.

Dargen D’Amico

Dopo una sequenza di impeccabile superclassico – interrotta soltanto dal guizzo rosa di Ditonellapiaga – arriva lui a sparigliare le carte. Dargen D’Amico sceglie un completo d’ispirazione giapponese dalla fantasia ipnotica, che ricorda un parquet in rovere posato a spina di pesce: grafico, concettuale, ironico.

Il custom made firmato Mordecai è completato da occhiali a mascherina Swarovski che amplificano l’effetto statement. Vestirsi con ironia è un atto di coraggio. Farlo con coerenza, è una dichiarazione di personalità. Onore a chi osa.

Can Yaman

Giudicare il look di Can Yaman impone una distinzione netta tra abito e presenza scenica. Il completo nero con applicazioni cachemire di paillettes su spalle e colletto non brilla per misura né per raffinatezza: è un esercizio di opulenza che rischia di scivolare nell’eccesso.

Eppure, il moderno Sandokan lo indossa con una disinvoltura quasi spavalda, complice una camicia generosamente aperta su un petto lucido e dichiaratamente esibito. Carisma batte couture, almeno al primo round.

Il secondo cambio – camicia abbottonata e cravatta – spegne improvvisamente la tensione sensuale costruita fino a quel momento: troppo disciplinato, quasi irriconoscibile. Il terzo, con giacca bianca ricamata in nero, non riesce a ritrovare la rotta. Più costume che stile.

Arisa

Regina delle metamorfosi, Arisa sceglie per questo Festival una cifra sorprendentemente essenziale. Il suo abito bianco custom firmato Des Phemmes è un manifesto di artigianalità contemporanea: spalline sottili, scollatura quadrata, silhouette pulita.

La magia, però, è nei dettagli. Interamente ricamato a mano con 1.300 gocce di cristallo applicate singolarmente, l’abito costruisce un effetto chandelier a cascata che evoca una pioggia luminosa in movimento. Cento otto ore di ricamo manuale per una superficie tridimensionale che cattura la luce e la restituisce al pubblico a ogni passo. È alta moda che dialoga con il palco, senza mai sovrastarlo.

Luché

Luché sceglie la via dell’eleganza discreta. Pantaloni ampi, bomber strutturato, camicia bianca e cravatta regimental: un equilibrio tra formalità e street attitude, calibrato con intelligenza. Nessun eccesso, nessuna concessione al rumore visivo. Uno stile che sussurra, ma resta.

Tommaso Paradiso

Tommaso Paradiso tenta una sintesi tra rigore e casualità: pantalone nero, giacca beige doppiopetto, camicia in tinta e t-shirt bianca che ricorda fin troppo una maglia della salute. La grande broche appuntata al taschino prova ad alzare il livello, mentre il mezzo guanto indossato solo a sinistra introduce una nota eccentrica.

Il risultato, però, resta sospeso in una terra di mezzo stilistica: troppo costruito per essere spontaneo, troppo informale per essere davvero sofisticato. La crisi elegante dei quarant’anni in versione fashion. Bocciato.

Leo Gassmann

Leo Gassmann sceglie la purezza delle linee. Pantaloni con fascia da smoking, camicia bianca con sprone plissettato lasciata aperta al collo: un esercizio di minimalismo sartoriale che non ha bisogno di orpelli.

Semplice, pulito, efficace. A volte l’eleganza è proprio questo: togliere, invece di aggiungere. Promosso.

Francesco Renga

Francesco Renga punta su uno smoking con giacca in velluto grigio, impreziosito da una spilla discreta sul bavero e una camicia bianca lasciata leggermente aperta.

Il look, firmato Canali, è una lezione di eleganza maschile contemporanea: sobrio, sensuale quanto basta, perfettamente calibrato. Vincente.

LDA e Aka 7even

Total black coordinato per LDA e Aka 7even, con giacche di pelle a definire l’attitudine. Camicia per LDA, t-shirt nera e collana di brillanti per Aka 7even: un equilibrio tra romanticismo urbano e grinta contemporanea.

Look coerente con la loro identità musicale e perfettamente funzionale al palco. Promossi – anche per la resistenza di chi si esibisce per ultimo e resta impeccabile.

Samurai Jay

Treccine e tailoring: Samurai Jay resta fedele alla sua cifra estetica. Lo smoking con revers in raso e panciotto costruisce una base impeccabile, mentre la spilla di perle al posto del papillon introduce un dettaglio ricercato.

L’insieme è curato, coerente, ma prevedibile. Nulla fuori posto, nulla che sorprenda davvero.

Patty Pravo

Patty Pravo non sbaglia un colpo. L’eterna ragazza del Piper incarna l’eleganza senza tempo con un abito lungo in velluto, impreziosito da maniche trasparenti ricamate e da uno strascico etereo che nasce dalle spalle, come un velo teatrale.

Il collier di diamanti illumina il décolleté, mentre i capelli sciolti in morbide onde completano un’immagine di fascino maturo e magnetico. Quando lo stile non ha bisogno di effetti speciali

 Elettra Lamborghini

Effetto statuina dorata per Elettra Lamborghini, che sceglie un abito nero attraversato da ricami gold dal forte impatto visivo. La silhouette è fasciata, quasi scultorea, mentre un’apertura ad arco frontale lascia intravedere un velo leggero sulle gambe, giocando sul vedo-non-vedo.

L’intenzione è chiara: opulenza e sensualità in primo piano. Tuttavia, il risultato scivola più verso l’effetto décor che verso la vera raffinatezza couture.

Maria Antonietta & Colombre

Maria Antonietta e Colombre portano sul palco una leggerezza cromatica che profuma di revival. Lei cita gli anni Sessanta con un miniabito bianco dalle maniche sbocciate di margherite e stivali coordinati: un’immagine naïf, quasi da pop art italiana. Lui sceglie la sottrazione, con un abito nero essenziale spezzato da una t-shirt stampata. Insieme funzionano come una coppia indie perfettamente calibrata: colore e minimalismo, ironia e understatement.

Bambole di Pezza

Le Bambole di Pezza giocano la carta dell’identità moltiplicata. Cinque componenti, cinque stili distinti, in una strategia che richiama l’iconografia pop delle Spice Girls: ognuna riconoscibile, nessuna omologata. Il risultato è un patchwork rock dall’energia compatta, dove le differenze diventano manifesto. Promosse, senza esitazioni.

Chiello

Chiello sfiora il confine tra look e travestimento, evocando un immaginario da Gatto e la Volpe complice un’acconciatura che disegna due punte feline. L’effetto è teatrale, quasi fiabesco. Eppure, la giacca militare con doppia fila di bottoni dorati riporta tutto su un piano più strutturato, così come il dettaglio raffinato del guantino di pizzo che affiora dalla manica. Visionario, con sprazzi di autentico stile.

Tredici Pietro

Il rapper bolognese Tredici Pietro punta su una formula che mescola tailoring e quotidianità: giacca doppiopetto sopra jeans neri, camicia dal collo morbido e cravatta appena accennata. L’insieme ha il pregio raro di sembrare spontaneo, quasi non studiato. I gioielli firmati Tiffany & Co. aggiungono un tocco di luce discreta. Naturale, ma con consapevolezza.

Enrico Nigiotti

Enrico Nigiotti sceglie la via più diretta: camicia e pantalone, rigorosamente total black. Linee pulite, nessuna distrazione. Un minimalismo che punta tutto sull’attitudine e sul fisico. E sì, per citare Homer Simpson: “Stupido sexy Nigiotti”.

Sal Da Vinci

Sal Da Vinci opta per un abito nero dal gusto cerimoniale, con un importante ramage ricamato sul bavero. L’effetto è solenne, quasi da sposo in cima alla torta nuziale. Una scelta scenografica che non teme l’enfasi, ma resta ancorata a un’estetica tradizionale.

Samurai Jay

Samurai Jay resta fedele alla sua cifra: treccine e completo sartoriale. Lo smoking con revers in raso e panciotto è impeccabile nella costruzione, mentre la spilla di perle al posto del papillon introduce un dettaglio ricercato. Coerente, curato, ma senza guizzi inattesi.

Tiziano Ferro

Ospite d’onore, Tiziano Ferro sceglie un total black da grande occasione, con giacca ricamata che cattura la luce con discrezione. Il look, firmato Etro, è all’altezza del ruolo: autorevole, elegante, impeccabile. Quando la moda accompagna la statura artistica, senza mai sovrastarla.

Raf

Raf è l’unico artista in gara a scegliere in autonomia cosa indossare. Una dichiarazione di indipendenza che si riflette nella coerenza: lo stesso abito in velluto con revers in seta già sfoggiato sul red carpet. Nessun cambio strategico, nessuna rincorsa all’effetto sorpresa. Solo semplicità e sicurezza. E quando il velluto è portato con naturalezza, basta e avanza. Promosso a pieni voti.

J-Ax

continua a cavalcare il suo immaginario western, questa volta in versione glitterata, con giacca lunga che sembra uscita da un saloon di Nashville rivisitato in chiave pop. L’estetica trova una giustificazione nell’ascolto del brano, che strizza l’occhio alla country americana. Il concept c’è, l’ironia anche. Se poi il risultato convince davvero, è un’altra storia. Contento lui.

Fulminacci

Fulminacci ci ricorda che, fuori dal teatro, è ancora inverno. Abito doppiopetto in panno grigio, camicia bianca e una cravatta viola che osa più di quanto sembri. Il tailoring è classico, il dettaglio cromatico rompe la monotonia. Un’eleganza intellettuale, quasi universitaria, che resta coerente con la sua cifra narrativa.

Levante

Levante sceglie un abito in maglia metallica rosa che avvolge il corpo come una seconda pelle luminosa. Fashionista consapevole, gioca con i riflessi e con una silhouette che non teme di farsi notare. Le sue scelte di stile sono sempre ponderate, mai casuali. Anche stavolta, centrata. Promossa.

Fedez & Masini

Fedez opta per una formula minimal: camicia nera e pantaloni, pulizia assoluta e zero sovrastrutture. Al suo fianco, Marco Masini sceglie addirittura il frac con le code, impreziosito da un fiocco gioiello che dialoga con un’estetica dal retrogusto hipster. Due registri opposti, entrambi coerenti. Promossi.

Ermal Meta

Ermal Meta somma elementi in un look firmato Trussardi: spolverino blu gessato, camicia rosa con sciarpina, frange pendenti dai polsi. Stratificazioni, dettagli, suggestioni rétro. Il risultato è ricco, forse troppo. Più che l’insieme, incuriosisce il dettaglio del nome “Amal” ricamato sul colletto: omaggio cinefilo o messaggio privato? Il mistero resta.

Serena Brancale

Serena Brancale sceglie l’essenzialità di un abito bianco svasato sul fondo, con scollatura all’americana e schiena scoperta. Linee pulite, zero eccessi, tutta l’attenzione sulla figura. Una nuova fase stilistica che punta sulla sottrazione. Minimal, ma efficace.

Nayt

Nayt veste i panni dell’ammiraglio contemporaneo: completo nero con giacchino, maxi bottoni dorati e spalline da cui scendono catene scenografiche. L’idea è potente, quasi teatrale, ma l’insieme rischia di sovraccaricare la silhouette. L’effetto costume supera quello couture. Non ci siamo.

Malika Ayane

Malika Ayane firma uno dei look più riusciti della serata. Abito in raso nero con profonda scollatura a V e spacco centrale, costruito su proporzioni perfette. Il dettaglio chic? Un sottile bordo bianco sul fondo che spezza il nero con discrezione grafica. Eleganza consapevole, mai urlata. Promossa.

Eddie Brock

Eddie Brock gioca la carta dello smoking destrutturato, ma lo fa con un’attitudine volutamente disallineata: camicia slacciata, papillon lasciato pendere di lato, come a dichiarare una distanza ironica dal rigore del dress code.

L’intenzione è chiara possiedo lo smoking, ma non mi lascio ingabbiare dalla formalità tuttavia l’effetto finale risulta più trascurato che studiato. Tra ribellione e nonchalance, la linea si fa sottile. Qui, purtroppo, resta fuori fuoco.

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