Hollywood non aveva mai visto una partita a scacchi così complessa. Mentre Netflix pensava di aver chiuso la partita venerdì scorso con un accordo da 82,7 miliardi di dollari per acquisire gli studi e le piattaforme streaming di Warner Bros Discovery, David Ellison ha ribaltato il tavolo lunedì mattina con una mossa che nessuno si aspettava: un’offerta pubblica ostile da 108,4 miliardi di dollari per l’intera compagnia.
Non è solo una questione di numeri. È una dichiarazione di guerra che trasforma quella che doveva essere una vendita ordinata in una delle battaglie più feroci nella storia recente dell’entertainment. Paramount Skydance ha bypassato completamente il consiglio di amministrazione di Warner Bros Discovery, rivolgendosi direttamente agli azionisti con un’offerta in contanti di 30 dollari per azione. La stessa identica proposta che il board aveva ignorato appena quattro giorni prima, quando aveva scelto Netflix come acquirente preferito.
La strategia di Ellison è cristallina nella sua audacia. Mentre Netflix vuole solo i gioielli della corona – gli studi Warner Bros, HBO e la piattaforma streaming Max – lasciando le reti televisive tradizionali a galleggiare come entità separata chiamata Discovery Global, Paramount si prende tutto. CNN, TBS, TNT, Cartoon Network, Discovery Channel: ogni singolo asset che compone l’impero mediatico costruito negli anni dalla fusione tra WarnerMedia e Discovery.
La guerra delle cifre racconta una storia di escalation senza precedenti. Quando Paramount ha iniziato questa battaglia il 14 settembre scorso, l’offerta era di 19 dollari per azione. Il 30 settembre era salita a 22 dollari. Il 19 ottobre aveva raggiunto i 23,50 dollari, con una struttura mista di contanti e azioni. Ogni volta il board di Warner Bros Discovery ha risposto con un rifiuto. Il primo dicembre Ellison ha cambiato tattica, proponendo 26,50 dollari interamente in contanti. Ancora niente. Il 4 dicembre è arrivato a 30 dollari. E venerdì il board ha scelto Netflix.
Ma c’è un dettaglio che rende questa storia ancora più intricata: i soldi dietro l’offerta di Paramount. Secondo i documenti depositati presso la Securities and Exchange Commission, l’offerta è sostenuta da un consorzio che sembra uscito da un thriller geopolitico. Larry Ellison, il miliardario fondatore di Oracle e padre di David, mette sul piatto parte dei suoi 40,7 miliardi insieme a RedBird Capital Partners. Ma la vera sorpresa sono i 24 miliardi di dollari provenienti dai fondi sovrani di Arabia Saudita, Qatar e Abu Dhabi, più il fondo Affinity Partners fondato da Jared Kushner, genero di Donald Trump.
L’ombra della politica si allunga pesante su questa transazione. Trump ha già dichiarato domenica sera che sarà “personalmente coinvolto” nella revisione dell’accordo Netflix-Warner Bros, citando preoccupazioni sulla quota di mercato del colosso dello streaming. Eppure ha anche elogiato Ted Sarandos, co-CEO di Netflix, dopo una recente visita alla Casa Bianca. La senatrice Elizabeth Warren e diversi sindacati dell’entertainment hanno già espresso forti riserve sull’operazione Netflix, temendo un’eccessiva concentrazione di potere.
Gli Ellison, dal canto loro, vantano un rapporto privilegiato con l’amministrazione Trump. Larry Ellison aveva persino avuto conversazioni preliminari con un alto funzionario dell’amministrazione su possibili cambiamenti a CNN. E Paramount ha già dimostrato la sua disponibilità verso il presidente: ha scelto la giornalista controversa Bari Weiss come direttrice di CBS News, una nomina lodata da Trump, e sta riportando sugli schermi il franchise di Rush Hour per un quarto film, pare su richiesta diretta del presidente. Senza dimenticare i 16 milioni di dollari pagati per risolvere una causa che Trump aveva intentato contro l’azienda per un’intervista con Kamala Harris durante la campagna elettorale del 2024.
Netflix ha reagito con apparente nonchalance all’offerta ostile. Durante un evento di settore lunedì pomeriggio, Sarandos ha definito la mossa di Paramount “totalmente prevedibile”, aggiungendo con sicurezza:
“Abbiamo un accordo fatto e siamo davvero soddisfatti. Siamo super fiduciosi che lo porteremo a termine”.
Ma i numeri di borsa raccontano una storia diversa: lunedì le azioni di Warner Bros sono salite del 4%, quelle di Paramount del 9%, mentre Netflix ha perso oltre il 3%.
Per i dipendenti delle redazioni coinvolte, ogni nuovo capitolo di questa saga porta ondate di ansia. Quando Netflix è stato annunciato come acquirente venerdì, a CNN c’era stato un “palpabile senso di sollievo”, come ha dichiarato un senior producer alla stampa. La prospettiva di una fusione con CBS News sotto la guida di Bari Weiss terrorizzava molti giornalisti della rete. Ma l’offerta ostile di Paramount riaccende quegli incubi. Se Ellison dovesse vincere, CBS News e CNN si ritroverebbero sotto lo stesso tetto, con “drammatici miglioramenti nel flusso di cassa e incrementi di efficienza” – il linguaggio aziendale che spesso prelude a tagli massicci.
La partita si gioca ora su tempi stretti e analisi forensi. Warner Bros Discovery ha dieci giorni lavorativi per rispondere formalmente all’offerta di Paramount e consigliare i suoi azionisti su come procedere. L’offerta pubblica di Paramount scadrà alle 17 dell’8 gennaio 2026, a meno di estensioni. Nel frattempo, gli avvocati di entrambe le parti stanno preparando le loro argomentazioni per i regolatori.
Paramount sostiene che la sua offerta è superiore “in ogni dimensione”: più denaro immediatamente disponibile per gli azionisti, maggiore certezza normativa, tempi di chiusura più rapidi. La compagnia promette di concludere l’acquisizione entro 12 mesi, contro i 12-18 mesi stimati per l’accordo Netflix. E attacca duramente la valutazione che Warner Bros ha dato a Discovery Global, la società che emergerebbe dallo spin-off delle reti televisive tradizionali. Mentre il board stima che valga tra 3 e 4 dollari per azione, Paramount la definisce “una valutazione illusoria senza supporto nei fondamentali aziendali”, sostenendo che valga appena un dollaro per azione.
Sul fronte regolatorio, le due proposte affrontano sfide diverse ma ugualmente complesse. L’acquisizione da parte di Netflix solleverebbe inevitabilmente preoccupazioni sulla dominanza nello streaming, dato che il colosso di Los Gatos conta già oltre 300 milioni di abbonati in tutto il mondo. La proposta Paramount, invece, verrebbe esaminata per l’impatto sul mercato pubblicitario e sui distributori televisivi locali, considerando il potere combinato sulle reti sportive e per bambini. Ben Barringer, analista di Quilter Cheviot, ha sintetizzato così la situazione: “Paramount ha bisogno di questo accordo più di quanto ne abbia bisogno Netflix. Per il colosso dello streaming, gli asset di Warner Bros sono semplicemente nice to have”.
C’è poi la questione del coinvolgimento straniero. Paramount ha specificato che i fondi sovrani mediorientali e Affinity Partners hanno accettato di rinunciare a qualsiasi diritto di governance, inclusa la rappresentanza nel consiglio di amministrazione, associato ai loro investimenti azionari senza diritto di voto. Questo, secondo l’azienda, significa che l’operazione non rientrerebbe nella giurisdizione del CFIUS, il comitato interagency che esamina gli investimenti stranieri per potenziali rischi alla sicurezza nazionale. Significativamente, Tencent – il gigante internet cinese che aveva precedentemente impegnato un miliardo di dollari – non è più partner finanziario nell’offerta da 30 dollari per azione.
Durante una call con analisti e investitori lunedì mattina, David Ellison non ha risparmiato critiche all’operazione Netflix. “È un accordo orribile per Hollywood”, ha dichiarato, sostenendo che darebbe a una singola azienda troppo potere su attori e altri protagonisti dell’industria. Ha definito lo spin-off delle reti tradizionali “destinato al fallimento” e un errore per gli azionisti. Sul tavolo, in offerte precedenti, c’era anche la proposta di offrire a David Zaslav, CEO di Warner Bros Discovery, un ruolo di co-chairman e co-CEO nell’entità combinata, anche se non è chiaro se questa opzione sia ancora disponibile.
Quello che è certo è che questa battaglia ridefinirà il panorama mediatico globale. HBO, casa di capolavori da Sex and the City a Game of Thrones. Gli studi Warner Bros, che hanno dato vita a tutto, dai Looney Tunes a Harry Potter. CNN, simbolo del giornalismo televisivo americano. Nickelodeon, che ha cresciuto generazioni di bambini. Il catalogo di Mission Impossible. Sono tutti pezzi di una scacchiera dove miliardari, fondi sovrani e presidenti muovono pedine da decine di miliardi di dollari.
Mark Thompson, CEO di CNN, ha cercato di rassicurare i dipendenti venerdì con un memo interno dopo l’annuncio Netflix: “Mi è stato chiesto da molti di voi cosa significhi la notizia di oggi per noi. E la risposta è che ci consentirà di continuare a implementare la nostra strategia per garantire un grande futuro per CNN, gestendo con successo la nostra transizione digitale”. Parole che potrebbero dover essere riscritte già questa settimana, se l’offerta ostile di Paramount dovesse guadagnare trazione tra gli azionisti.
Il sipario su questo dramma è appena salito. Nei prossimi giorni, gli azionisti di Warner Bros Discovery dovranno decidere se accettare i 30 dollari in contanti di Paramount o aspettare la combinazione di contanti, azioni Netflix e spin-off televisivo proposta dal loro board. È una scommessa sul futuro di Hollywood, dove ogni scelta porta con sé conseguenze che riverberanno per anni nell’industria dell’entertainment. E mentre i giganti si combattono, migliaia di creativi, giornalisti e tecnici guardano preoccupati, sapendo che quando gli dei fanno la guerra, sono sempre i mortali a pagare il prezzo più alto.









