L’8 settembre 1966, su NBC, andava in onda “The Man Trap”: il primo episodio di Star Trek, una serie che i dirigenti del network consideravano un azzardo e che, tre stagioni dopo, avrebbero perfino cancellato. Sessant’anni più tardi quella scommessa fallita in partenza è diventata una delle mitologie più solide dell’immaginario contemporaneo, e il fatto che oggi si parli di un anniversario a sei decenni dice tutto sulla distanza tra ciò che sembrava e ciò che è stato.
Da una serie cancellata a un universo che non smette di espandersi
La parabola di Star Trek è la smentita più elegante del giudizio dei network. La serie originale immaginata da Gene Roddenberry venne interrotta nel 1969 per ascolti insufficienti, e sarebbe potuta finire lì, tra le tante produzioni televisive dimenticate del decennio. A tenerla in vita furono le repliche e una comunità di appassionati che rifiutò di lasciarla andare, trasformando un flop di palinsesto nel seme di un franchise che oggi attraversa televisione, cinema, animazione, videogiochi ed editoria.
Il segreto non era l’astronave né gli effetti speciali, che pure per l’epoca facevano la loro figura. Era l’idea di fondo: un futuro in cui l’umanità non si era distrutta, ma aveva imparato a convivere ed esplorare per curiosità e non per conquista. In piena Guerra Fredda, mettere sullo stesso ponte di comando un equipaggio multietnico e presentare quella convivenza come normalità era una presa di posizione, non un dettaglio scenografico.

Perché l’ottimismo di Star Trek pesa ancora
Sessant’anni dopo, quella scelta resta la cifra più riconoscibile del marchio. Star Trek continua a raccontare un domani desiderabile, e lo fa in un panorama di fantascienza che negli ultimi vent’anni ha preferito quasi sempre la distopia. È una controcorrente consapevole, e probabilmente è anche la ragione per cui la saga invecchia meglio di molti titoli usciti ieri: l’ottimismo, quando è costruito bene, non passa di moda.
Il saluto vulcaniano, la formula “to boldly go where no one has gone before”, i nomi di Kirk e Spock sono entrati nel linguaggio comune ben oltre il pubblico dei fan. Poche produzioni televisive possono dire di aver lasciato un’impronta simile sulla cultura di massa partendo da ascolti che ne avevano decretato la fine.
Le celebrazioni per i 60 anni, tra cinema e record
Paramount ha costruito attorno alla data un programma globale. Dal 4 all’8 settembre oltre 750 sale statunitensi hanno proiettato versioni restaurate in 4K di alcuni film della saga, abbinate a episodi della serie originale portati per la prima volta sul grande schermo. Al Science Museum di Londra i fan sono stati chiamati a partecipare a un tentativo di record Guinness per il saluto vulcaniano collettivo, uno di quei gesti che dice quanto profondamente questo immaginario sia radicato.

Le celebrazioni proseguiranno nelle prossime settimane. Il 29 settembre, a New York, Star Trek riceverà il Franchise of the Year Award alla cerimonia della Broadcasting+Cable Hall of Fame. Il 10 ottobre, al New York Comic Con, il panel Star Trek Universe offrirà un’anteprima di Star Trek: Starfleet Academy e approfondirà la sua seconda stagione, con ospiti a sorpresa annunciati per l’occasione.
Cosa aspetta i fan nei prossimi mesi
L’anniversario arriva mentre l’universo narrativo è tutt’altro che fermo. Star Trek: Strange New Worlds chiuderà la sua quarta stagione il 24 settembre su Paramount+, prima di tornare per la quinta e ultima annata nel 2027. È il segnale di una saga che continua a produrre, chiudere e aprire capitoli, senza vivere di sola nostalgia.
Ed è forse questo il dato più significativo del sessantesimo. Molti anniversari celebrano qualcosa che si è concluso. Star Trek ne festeggia uno mentre è ancora in onda, con nuove serie in lavorazione e un pubblico che si rinnova. Sessant’anni dopo “The Man Trap”, la rotta è ancora aperta.









