Rivedere un film in poltrona, senza la fretta della sala, cambia il modo in cui si notano i dettagli. È capitato anche con questo ritorno a Runway, che tante persone hanno recuperato in queste settimane sfruttando l’abbonamento a Disney+. Il diavolo veste Prada 2 è disponibile in streaming dal 29 luglio 2026 su Disney+. Nel guardarlo con calma, tra fan service dosato e battute aggiornate ai tempi, resta però la sensazione di un’assenza. Non quella di cui tutti hanno parlato prima dell’uscita, ma un’altra, più sottile.
Il tema Nate era emerso a lungo nella fase di lancio. Adrian Grenier, il fidanzato di Andy nel film del 2006, non compare nel sequel, e la regia aveva spiegato di aver preso in considerazione un suo passaggio prima di scartarlo perché fuori contesto. Un’assenza dichiarata, quindi, e in fondo comprensibile: chi arrivava al film sapendo già che Nate non ci sarebbe stato poteva farsene una ragione.
Il volto che davvero avrebbe avuto senso rivedere è un altro: Christian Thompson, il personaggio interpretato da Simon Baker nel primo capitolo. Nel 2006 era il giornalista affascinante e opportunista che prova a mettere in difficoltà Miranda Priestly, senza riuscirci. Un cattivo di secondo piano, certo, e non necessariamente destinato a orbitare ancora attorno al mondo di Andy. Eppure il collegamento con la trama del sequel esiste, ed è forte. Il diavolo veste Prada 2 si apre con Andy ormai giornalista affermata che, durante una serata di gala, riceve un importante premio, e nel discorso di accettazione denuncia quanto la crisi della carta stampata stia nuocendo ai giornalisti, sottolineando l’importanza del mestiere.
È proprio quella scena a rendere l’assenza stridente. Andy e Christian condividono professione e ambizioni: un incrocio delle loro strade, negli anni, sarebbe stato tutt’altro che improbabile. Sarebbe bastato poco, anche solo un’inquadratura in cui lui alza il calice verso di lei mentre pronuncia il discorso, per chiudere un cerchio lasciato aperto vent’anni fa. Il film, del resto, sui camei non ha lesinato: tra i volti reali che compaiono nella pellicola figurano nomi noti della moda e dello spettacolo, e le star italiane non mancano, da Donatella Versace ai marchi del made in Italy che accompagnano la parte ambientata a Milano.

L’assenza di Baker, a pensarci, non sorprende del tutto. L’attore australiano ha diradato gli impegni sul set dopo la conclusione di The Mentalist, la serie che lo ha reso celebre, salvo tornare più attivo negli ultimi tempi con progetti come Scarpetta e The Narrow Road to the Deep North. In un’intervista di qualche anno fa aveva persino ammesso di non aver mai visto il primo Il diavolo veste Prada, spiegando che rivedersi sullo schermo non è qualcosa a cui si dedica volentieri. Difficile, insomma, immaginarlo particolarmente coinvolto dall’idea di un seguito.
A rendere ancora più evidente il vuoto è lo sforzo, riuscito, di riportare in scena il cuore del cast originale. Tornano Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci nei panni di Miranda, Andy, Emily e Nigel. Nigel conserva la sua precisione, mentre Miranda appare un po’ più spiazzata dai tempi ma non per questo meno temibile. Accanto ai quattro protagonisti storici trova spazio anche Tracie Thoms, di nuovo nei panni di Lily, l’amica di Andy: un filo diretto con il primo film che ne ricalca il tono generale.
Il sequel, per il resto, ha camminato con le proprie gambe. La regia è nelle mani di David Frankel e lo stesso vale per la sceneggiatura, firmata da Aline Brosh McKenna, gli stessi autori del 2006. Distribuito da The Walt Disney Company, il film è arrivato nei cinema italiani a partire da mercoledì 29 aprile, con l’uscita americana fissata al primo maggio. Tra le new entry compaiono Kenneth Branagh, Simone Ashley, Justin Theroux, Lucy Liu e B.J. Novak. E i numeri hanno premiato l’operazione: il film ha incassato oltre 676 milioni di dollari nel mondo, spingendo il franchise oltre la soglia del miliardo.
Resta, alla fine, quella piccola mancanza. Non tale da rovinare la visione, ma sufficiente a lasciare in sospeso un dettaglio che avrebbe dato al ritorno di Andy un tocco di continuità in più. Un’occasione lasciata sul tavolo, forse, più che un vero errore. Ma di quelle che un affezionato del primo film nota subito.












