Star Wars ha aperto una porta che restava chiusa da quasi cinquant’anni. Star Wars: Visions Presents – The Ninth Jedi è la prima serie limitata sotto il marchio Star Wars: Visions Presents, spinoff della serie animata Star Wars: Visions, uscita il 5 agosto 2026 su Disney+ e Hulu. Otto episodi che, dietro l’estetica anime, nascondono un’idea capace di mettere in discussione uno dei pilastri più antichi della saga: lo scontro eterno tra Jedi e Sith.
La serie non nasce dal nulla. Continua la storia dei cortometraggi “The Ninth Jedi” del Volume 1 e “The Ninth Jedi: Child of Hope” del Volume 3 della serie Visions. Il primo di quei corti aveva colpito il pubblico già anni fa: “The Ninth Jedi” è un cortometraggio animato ed episodio della serie Star Wars: Visions, arrivato su Disney+ il 22 settembre 2021. Il sequel è invece più recente: “The Ninth Jedi: Child of Hope” ha debuttato il 29 ottobre 2025 come parte di Star Wars: Visions Volume 3.
Dietro il progetto c’è uno dei nomi più celebrati dell’animazione giapponese. Shunsuke Tada dirige The Ninth Jedi, Mitsuyasu Sakai scrive la serie e Kenji Kamiyama è supervising director. Kamiyama non è un volto nuovo per questa storia: aveva firmato il corto originale del 2021, sempre insieme allo studio Production I.G, la casa dietro Ghost in the Shell.
Un mondo in cui i Jedi sono diventati leggenda
La cornice temporale è ciò che rende The Ninth Jedi diverso da quasi tutto il resto della saga. La storia si svolge in un futuro molto tempo dopo la caduta dei Sith: l’Ordine Jedi non esiste più, ma resta la speranza di un loro ritorno in una galassia dilaniata dalla guerra. È un’ambientazione collocata oltre gli eventi già noti al pubblico. Ambientato dopo gli eventi di Star Wars: Episodio IX – L’ascesa di Skywalker, mostrava una galassia in cui l’Ordine Jedi si era ridotto a leggenda.
Al centro c’è sempre lei, la protagonista dei corti. Lah Kara è una ragazza vivace che vive con il padre, un fabbro di spade laser, sul gelido mondo di Hy Izlan; ha un talento naturale per il combattimento con la spada laser e inizia da giovanissima ad allenarsi con la Forza, pur faticando a credere nelle proprie capacità. Nella nuova serie il suo percorso prosegue: Kara e la sua raccogliticcia squadra Jedi cercano guerrieri degni di combattere contro un signore della guerra sempre più potente.

Nawaam e la terza via della Forza
Il vero cuore della novità, però, non è l’eroina ma il suo antagonista. All’inizio Nawaam sembra un cattivo di stampo classico, con l’elmo e il mantello nerissimi che richiamano da vicino Darth Vader. Ma la sua filosofia lo allontana tanto dai Sith quanto dai Jedi: crede nel concetto di “nulla”, ovvero nel distacco totale dalle emozioni. È un approccio radicalmente diverso, perché i Jedi cercano di non farsi dominare dai propri sentimenti mentre i Sith li abbracciano fino in fondo.
Questa idea trova la sua traduzione visiva più efficace nelle spade laser. Le lame cambiano colore in base alle emozioni di chi le impugna: verde o blu per chi segue la via Jedi, rosso ardente per la rabbia dei Sith. Abbracciare il “nulla” nella Forza produce invece una lama d’argento puro, che compare in momenti diversi della serie per Nawaam e per Kara. Proprio la lama argentata di Kara segna una svolta nel suo cammino, portandola a padroneggiare le emozioni e a diventare davvero una Jedi.
È qui che The Ninth Jedi tocca un tema di cui i fan discutono da tempo: la possibilità di utilizzatori della Forza che non siano né Jedi né Sith. Le storie non canoniche del filone “Legends” avevano già immaginato la figura del “Jedi grigio”, capace di trovare un vero equilibrio tra il lato chiaro e quello oscuro. La filosofia del “nulla” di Nawaam è probabilmente la cosa più vicina a quel concetto mai vista nello Star Wars moderno, e il viaggio di Kara mostra che l’equilibrio si può raggiungere senza perdere sé stessi.
Accoglienza e voci del cast
La critica ha risposto con entusiasmo. Rotten Tomatoes ha registrato un indice di gradimento del 90% basato su 21 recensioni, mentre Metacritic ha assegnato un punteggio di 83 su 100 su 7 critici, indicando “consenso universale”. Diverse recensioni hanno sottolineato come proprio la scelta di lasciare che studi diversi reinterpretino la galassia attraverso l’animazione sia la direzione giusta per il franchise.

Cosa significa per il futuro della saga
L’operazione va letta in una prospettiva più ampia. Durante lo Star Wars Celebration dell’aprile 2025, James Waugh aveva annunciato che Star Wars: Visions avrebbe avviato serie spin-off autonome per raccontare storie più lunghe nate come cortometraggi nell’antologia. The Ninth Jedi è il primo tassello di questo nuovo marchio, e il modello potrebbe ripetersi con altre storie tratte dai volumi di Visions.
Parte della forza del progetto sta proprio nella libertà creativa che lo caratterizza. Lucasfilm ha dato agli studi di animazione coinvolti la libertà di esplorare la galassia di Star Wars attraverso la lente dell’anime, permettendo loro di raccontare storie al di fuori del canone ufficiale. Lo stesso Waugh, tornando sul tema, ha ribadito che il bello di Visions è non dover rientrare a forza nella narrazione canonica in corso.
Il tempismo, poi, non è casuale: l’anno prossimo cade il cinquantesimo anniversario della saga. E The Ninth Jedi lascia intuire che il futuro di Star Wars potrebbe passare anche per storie che non ruotano attorno alla battaglia tra Jedi e Sith, ma attorno a chi, come Kara, cerca una terza strada nella Forza.












