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Recensione: ‘Spider-Man: Brand New Day’ – Bentornato, Peter Parker!

Ci sono voluti cinque anni, ma finalmente ci siamo: Spider-Man: Brand New Day, quarto capitolo della saga dello Spider-Man di Tom Holland, arriva oggi nelle sale.

by Elena Di Stasio

ATTENZIONE! Il seguente articolo potrebbe contenere qualche spoiler (leggeri, lo prometto) sul film Spider-Man: Brand New Day, ora nelle sale. Se volete evitare qualsiasi anticipazione, anche quella più piccola, consigliamo di tornare alla lettura di questo articolo solo ed esclusivamente DOPO la visione del film.

Ritorno atteso, voluto e desiderato, che ha alzato l’hype e le aspettative del pubblico già prima della sua effettiva uscita. Molte critiche d’oltreoceano, infatti, esaltavano la performance del protagonista come una delle migliori per il supereroe mascherato del Queens nel franchise dell’MCU.

Abbiamo avuto la possibilità di vedere il film in anteprima, e possiamo dire ufficialmente che tutti gli elogi sono ben più che meritati. Dopo una prima trilogia, conclusasi con un peso sullo stomaco sia per gli spettatori che per Peter, questa “seconda fase” (per ora ancora in uno stato ipotetico ed embrionale) apre a nuovi scenari, a una forte crescita del personaggio e a nuove consapevolezze. Tutte cose che hanno reso, rendono e continuano a rendere Spider-Man un supereroe con cui entrare fortemente in empatia e in cui riconoscersi.

Spider-Man: Brand New Day non fa spiccare soltanto il lato umano di Peter Parker, ma lo porta ad affrontare i fantasmi dentro sé stesso e, per quanto possibile, a farci pace.

Una storia avvincente e al contempo profondamente umana. È davvero difficile cercare di raccontare brevemente la storia di Spider-Man: Brand New Day senza addentrarsi troppo su dettagli spoiler, ma facciamo un tentativo. Ci troviamo circa tre anni dopo la fine degli eventi di Spider-Man: No Way Home, che, per chi non si ricordasse, hanno visto Peter Parker salvare il mondo e il multiverso, certo, ma perdendo qualunque cosa: prima sua zia May, poi il suo migliore amico Ned e la sua amata MJ, ai quali ha fatto dimenticare la sua esistenza.

All’inizio di Spider-Man: Brand New Day ritroviamo un Peter Parker solo, quasi isolato dal mondo e completamente votato a combattere il crimine in città, in pieno supporto con la polizia locale. Niente legami, niente amici, solo visite periodiche alla tomba di zia May, ma è evidente che qualcosa manca. La nostalgia per i suoi amici che non ricordano più la sua esistenza si percepisce ad ogni sguardo al cellulare, a ogni ricordo, e persino quando effettivamente li incontra risulta evidente quanto Peter abbia bisogno di non sentirsi più solo.

Ma come si suol dire, “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, e meno persone conoscono la sua identità, meglio è. Perciò il nostro eroe continua la sua lotta al crimine, fino ad imbattersi in qualcosa di nuovo e molto poco chiaro, una nuova “minaccia” che lo porterà a guardarsi dentro e ad affrontare i suoi dolori più profondi.

Dobbiamo quindi dimenticarci del Peter Parker leggero e forse un po’ scanzonato che abbiamo conosciuto in Homecoming e Far From Home, perché qui la maturazione c’è e si sente forte e chiara. L’intero film si gioca tra la volontà di Peter Parker di mantenere il controllo di sé stesso e quella di Spider-Man che preme per uscire fuori. Un’uscita che non vuole necessariamente dire morte e distruzione, ma piuttosto una consapevolezza necessaria per evolversi. Da tale dicotomia ne esce un eroe profondamente umano, con moltissime somiglianze con i suoi predecessori, soprattutto Tobey Maguire.

Ragnatele organiche: utili o fine a sé stesse?

Come già si nota nel trailer, uno dei punti focali di Spider-Man: Brand New Day riguarda un’evoluzione interna al DNA di Peter e al suo sviluppo di ragnatele organiche. Il focus sull’argomento c’è, ed è indubbio, perché porta l’attenzione da una parte sulla repressione delle emozioni operta dagli esseri umani, e dunque sul voler mantenere costantemente il controllo di sé stessi, e dall’altra sull’evoluzione interna che ogni individuo ha e vive.

Il fatto è che, se in un primo momento questa cosa ci sembra importantissima, con il progredire della storia sembra quasi venir lasciato da parte, ritrovandone però il pieno valore solo quando Peter abbraccia metaforicamente ogni parte di sé stesso. Ma non ho scelto “sembra” come verbo in maniera casuale: quello che ci appare come una dimenticanza è in realtà un punto importante che determina lo sviluppo e l’evoluzione del supereroe.

Oltre a combattere il villain, come in ogni film dell’MCU che si rispetti, Peter vuole a tutti i costi reprimere ciò che gli sta succedendo internamente, salvo poi arrivare a un punto in cui si rende conto di non poterlo fare. E questo non perché non ne sia in grado, ma perché si tratta di aspetti che hanno bisogno di essere accettati e compresi per poter crescere. La sensazione è un po’ quella di quando affrontiamo eventi importanti, che però ci cambiano nel profondo, come una rottura sentimentale, un lutto, un cambiamento radicale di vita. Tutte cose che portano una persona a cambiare e modificarsi nonostante tutto, adattandosi progressivamente al cambiamento. Ed è questo che fa Peter, perché quando gli viene chiesto “Tu sei Peter Parker o Spider-Man?”, la risposta che ci arriva crea un’unione delle due parti, perché nessuno può essere davvero completo se non accetta ogni parte di sé, inclusa quella più dolorosa.

Tra l’altro, è proprio in questo momento che Spider-Man: Brand New Day, fino ad ora un film bello e comunque superiore ai precedenti, decolla definitivamente, catturando lo spettatore in un crescendo fatto di scene d’azione magistrali e di uno sviluppo emotivo da manuale.

Spider-Man: Brand New Day e le modalità d’elaborazione del lutto

Uscita dalla sala, dopo la visione del film in anteprima, ho sentito, tra le varie opinioni, qualcuno dire che “Spider-Man: Brand New Day racconta in maniera magistrale l’elaborazione del lutto”. Un’affermazione con cui, effettivamente sento di concordare, sia per il discorso sull’accettazione dei dolori passati di cui abbiamo appena parlato, sia perché, se consideriamo il lutto nella sua interezza, il nostro amichevole Spider-Man di quartiere non è l’unico a doverlo affrontare. Anche Sadie Sink, che esattamente come Tom Holland offre una splendida interpretazione, si trova a dover fare i conti con questo tipo di dolore e con l’accettazione della realtà intorno a sé più ancora che di sé stessa.

Tra l’altro, sul suo personaggio non ho intenzione di fare molti spoiler, però mi limiterò a dire che probabilmente sarà qualcosa che andrà meglio compreso nei prossimi film dell’MCU. Non posso negare di aver inizialmente storto il naso alla rivelazione della sua identità, ma contemporaneamente credo che possa essere qualcosa che verrà chiarito e approfondito ancora meglio più avanti. In questo contesto, è stata sicuramente un’ottima leva per far si che Peter compisse quel passo in avanti in più.

Riprendendo però il tema del lutto nella sua totalità, quello che Peter deve affrontare non riguarda solamente sua zia May, ma anche qualcosa di più metaforico, ovvero la perdita di Ned e di MJ. I due sono vivi e vegeti, ma come dicevamo non si ricordano di lui, e nonostante Peter sia stato costretto ad accettare questa realtà, in lui alberga comunque la speranza di poter in qualche modo risvegliare i loro ricordi. Anche perché sembra evidente che qualche rimasuglio c’è: sia Ned che MJ ricordano di essere stati salvati da Spider-Man più volte durante gli anni del liceo, come a Washington, a Praga e a Londra. Inoltre Ned cerca da tempo di scoprire la vera identita del supereroe, fosse anche solo per ringraziarlo.

Scendere dunque a compromessi con l’essere uscito, per forza di cose, dalla vita delle persone a cui vuoi bene, si potrebbe strutturare come una forma di lutto, perché ne senti la mancanza e vorresti averli vicino, ma non puoi. E questo è un altro dei dolori che Peter si trova ad affrontare, nonostante ci siano diversi momenti che ci fanno pensare che non tutto è perduto. L’obiettivo del supereroe rimane quello di voler tenere al sicuro le persone a lui care, ma, talvolta non è una decisione che lui stesso può prendere in maniera arbitraria e senza il consenso altrui. Da questo punto di vista, il mio lato fan vorrebbe il lieto fine per tutti, mentre il mio lato critico crede che sarà molto in là a venire.

The Punisher, il comic-relief ma non troppo di Spider-Man: Brand New Day

Personaggio che nel film acquisisce sempre più spazio è quello di The Punisher, sul quale, devo ammettere la mia mancanza, conosco molto poco. La sua presenza in Brand New Day, però, risulta studiata e misurata, e per quanto sia spesso utilizzata come un comic-relief non è mai eccessiva. O almeno, quasi mai, forse in almeno un punto avrei evitato, ma si può pure soprassedere. È interessante vedere come il suo rapporto con Spider-Man si evolva nel corso del film, partendo dall’essere quasi nemici all’avvio di una sorta di collaborazione, che potrebbe essere approfondita ulteriormente se si deciderà di proseguire con la storia.

Le potenzialità perché la nuova trilogia continui ci sono, sui piani invece non c’è ancora una certezza granitica. Va detto, senza entrare nel dettaglio, che la scena finale apre a questo tipo di possibilità, e forse è quello che molti si augurano, me compresa. Non ci resta che incrociare le dita e rimanere in attesa.

Alla fine Spider-Man: Brand New Day ci porta a vedere la migliore evoluzione possibile di Peter Parker, facendoci vivere appieno tutto il suo dolore, i suoi tormenti interiori e i cambiamenti. Empatizzare con Peter è facile, e forse è anche questo a rendere il film così speciale e intenso. Un’esperienza che va vissuta in sala, perché certe emozioni così forti le può dare solo il grande schermo. Perciò se amate Spider-Man, se avete amato i film di Tobey Maguire, di Andrew Garfield e di Tom Holland, fatevi un regalo e andate al cinema. Probabilmente ne uscirete un po’ scossi, con un piccolo nodo alla gola e ancora più in hype, ma ne varrà sicuramente la pena.

FILM
4.5/5

Scheda tecnica

  • Genere: Azione, fantascienza, avventura
  • Nazione: Stati Uniti d'America
  • Uscita: 29/07/2026
  • Durata: 145 min
  • Piattaforma / Distribuzione: Eagle Pictures
  • Produzione / Network: Marvel Studios, Columbia Pictures, Pascal Pictures
  • Regia: Destin Daniel Cretton
  • Sceneggiatura: Chris McKenna, Erik Sommers, Justin Kuritzkes
  • Basato su: Fumetti Marvel
  • Fotografia: Brett Pawlak
  • Montaggio: Nat Sanders, Gina Sansom, Harry Yoon
  • Musiche: Michael Giacchino

Cast principale

  • Tom Holland – Peter Parker / Spider-Man
  • Zendaya – Michelle "MJ" Jones-Watson
  • Jacob Batalon – Ned Leeds
  • Jon Bernthal – Frank Castle / The Punisher
  • Mark Ruffalo – Bruce Banner / Hulk
  • Sadie Sink
  • Tramell Tillman – William "Bill" Metzger
  • Michael Mando – Mac Gargan / Scorpione

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