Odissea arriva nelle sale italiane il 16 luglio, un giorno prima del debutto negli Stati Uniti fissato al 17. Il conto alla rovescia si è chiuso pochi giorni fa con la prima mondiale a Londra, e le prime reazioni della stampa specializzata parlano già di uno dei progetti più ambiziosi mai firmati da Christopher Nolan. Ma a guardare bene i numeri delle prevendite, quello che sta succedendo attorno al film racconta qualcosa che va oltre la trama omerica: racconta il potere di un nome sopra ogni altro nome messo in locandina.
Il cast di Odissea è tra i più stellari mai assemblati per un singolo film. Matt Damon guida il film nel ruolo di Ulisse, affiancato da Anne Hathaway nel ruolo di Penelope e Tom Holland in quello del figlio Telemaco. Accanto a loro, Zendaya, Robert Pattinson nei panni dell’antagonista Antinoo, Charlize Theron nel ruolo della ninfa Calipso, Samantha Morton in quello di Circe, Lupita Nyong’o come Elena di Troia, e poi Jon Bernthal, Benny Safdie, John Leguizamo, Mia Goth ed Elliot Page a completare un insieme corale che comprende decine di personaggi secondari, incluso un cameo di Travis Scott nei panni di un aedo. Eppure, secondo l’osservazione che sta circolando tra addetti ai lavori e appassionati, lo stesso film con lo stesso cast ma diretto da un regista sconosciuto genererebbe una frazione dell’attenzione che sta ricevendo ora. Al contrario, un’Odissea diretta da Nolan con un cast di sconosciuti avrebbe probabilmente prodotto le stesse prevendite record.
I numeri, in effetti, parlano da soli. Un anno prima dell’uscita, i biglietti per le proiezioni IMAX 70mm sono andati in vendita in appena sedici sale negli Stati Uniti, sei in Canada, due nel Regno Unito, una in Australia e una nella Repubblica Ceca, ed è stato di fatto la prima volta nella storia del cinema che dei biglietti venissero messi in vendita con un anno di anticipo sull’uscita. Quel primo giro di vendite ha innescato un mercato parallelo di rivendita, con biglietti finiti su eBay a cifre superiori ai cento dollari. Quando a giugno 2026 sono state aperte le vendite per tutte le sale premium, incluso IMAX, Dolby Cinema e Prime, il sito e l’app di AMC sono andati in sofferenza, con tempi di attesa fino a un’ora, e il rivenditore ha registrato la sua migliore partenza per un film di uno studio dal 2022. Su alcune piattaforme i biglietti sono arrivati a essere rivenduti fino a mille dollari.

Questa reazione del pubblico dice molto su come è cambiato il modo di scegliere un film al cinema. Il tempo in cui un divo bastava da solo a garantire l’incasso sembra ormai alle spalle: anche interpreti popolari e amati collezionano oggi uscite che deludono al botteghino, mentre chi riesce ancora a muovere sale intere è sempre più spesso chi sta dietro la macchina da presa. Il successo di titoli costruiti quasi interamente sulla reputazione di un autore, più che su un cast di richiamo, conferma che il pubblico più cinefilo si affida sempre di più al nome del regista come garanzia di qualità, in un mercato in cui le star da sole non bastano più a riempire una sala.
Nolan, in questo scenario, occupa una posizione quasi unica. Due premi Oscar, il cavalierato ricevuto negli ultimi anni, una filmografia che spazia dal thriller psicologico al cinecomic, dal war movie al biopic, lo hanno reso un marchio riconoscibile quanto pochi altri registi viventi. Entrare in sala per vedere un suo film significa sapere già cosa aspettarsi: una messinscena visivamente imponente, una struttura narrativa complessa, una colonna sonora pensata per riempire ogni angolo della sala. Il fatto che un biopic austero come quello dedicato a Robert Oppenheimer abbia sfiorato il miliardo di dollari nel mondo, in un’epoca in cui gli studi evitano sempre più i progetti originali senza IP alle spalle, dimostra quanto gli investitori considerino Nolan una scommessa sicura, ben più sicura di molti nomi in cartellone.

Odissea porta avanti questa logica su scala ancora più ambiziosa. Il film ha un budget di produzione di 250 milioni di dollari, il più alto mai gestito da Nolan, ed è il primo lungometraggio narrativo nella storia del cinema a essere stato interamente girato con cineprese IMAX a pellicola. Le riprese, durate diversi mesi, hanno toccato location che vanno dalla Sicilia alla Grecia, dal Marocco alla Scozia, passando per l’Islanda, in un tentativo dichiarato di limitare il ricorso alla computer grafica a favore di ambientazioni reali. Per dare corpo al ciclope Polifemo, la produzione ha fatto costruire un animatronic alto sei metri, mentre per la scena del cavallo di Troia è stata realizzata una struttura monumentale trasportata fisicamente sulla spiaggia. Il film dura 172 minuti, pochi minuti in meno rispetto a Oppenheimer, e si colloca come la seconda opera più lunga mai diretta da Nolan.
Dopo la première mondiale di Londra, dove secondo diverse testimonianze un cavallo di Troia gigante ha dominato la piazza dell’evento, le prime reazioni della critica hanno confermato in larga parte l’entusiasmo atteso: parole come monumentale, epico e trionfale sono tornate con insistenza nei primi commenti, con particolare apprezzamento per le interpretazioni di Damon, Pattinson e Morton. Non tutti i giudizi sono stati però ugualmente entusiasti: qualche voce più cauta ha definito il film meno compatto rispetto ai lavori migliori del regista, pur riconoscendogli un terzo atto convincente. Si tratta comunque di impressioni a caldo, che la critica stessa invita a non considerare definitive in attesa delle recensioni complete.
Che il verdetto finale sia entusiasta o più sfumato, resta il fatto che Odissea si presenta al pubblico soprattutto come un film di Christopher Nolan, prima ancora che come il film di Matt Damon, di Anne Hathaway o di Zendaya. È una dinamica che dice qualcosa di più ampio sullo stato attuale dell’industria cinematografica, dove il vero elemento di richiamo, sempre più spesso, è la firma dietro la cinepresa.












