Home FilmRecensione: “Principessa Mononoke”: il legame simbiotico tra la vita e la morte.

Recensione: “Principessa Mononoke”: il legame simbiotico tra la vita e la morte.

Il ritorno nel Giappone del quattordicesimo secolo non è mai stato così solenne e filosofico grazie al maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki.

by Valerio Cicalini

Dal 4 al 10 giugno “Principessa Mononoke”, il lungometraggio distribuito da Lucky Red e uscito nel 1997, torna nei cinema italiani in una versione restaurata in 4K. Verrà rilasciato con un nuovo doppiaggio italiano, ma soprattutto con un adattamento inedito. La precedente versione di Gualtiero Cannarsi cercava di replicare in maniera estremamente fedele il materiale originale, anche a costo di dare vita a dialoghi contorti e termini aulici e desueti.

La nuova veste risulta invece più naturale, scorrevole e fruibile dal grande pubblico. Tra le sostituzioni effettuate, troviamo ad esempio la denominazione “Cervo Divino” al posto del tanto criticato “Dio Bestia”. Oltre agli espliciti messaggi ambientalisti e specisti, il film d’animazione cela il suo significato più profondo e complesso nella riflessione della coesistenza inevitabile e dolorosa tra vita e morte. La vita non è una fase statica di pace, ma un processo che richiede inevitabilmente resistenza continua, consumo, trasformazione e morte. Al tempo stesso, la morte non è la fine assoluta, ma il terreno fertile da cui la vita rinasce. La pellicola mostra come ogni personaggio venga influenzato da questo ciclo continuo e ineluttabile incarnato dal Cervo Divino, un’entità in grado sia di salvare la vita, sia di concedere la morte.

Il lungometraggio si apre con la trasmissione della maledizione mortale che infetta il braccio di Ashitaka. Si tratta di una manifestazione metaforica dell’odio e del rancore che sorgono dal conflitto tra gli umani e il popolo della foresta. Il flagello che il ragazzo è costretto a portare sul proprio corpo ci ricorda quanto la violenza contro la natura o contro i propri simili lasci un segno indelebile e letale. Inoltre la piaga dona ad Ashitaka una forza pericolosa e distruttiva quando prova rabbia o risentimento, lasciando intendere che il desiderio di vendetta porta inesorabilmente alla morte interiore. Il guerriero porta sullo schermo la scelta più giusta ed etica all’interno del racconto. Costantemente in bilico tra la vita e la morte a causa della sua condizione, cerca di intraprendere la via della coesistenza tra i due perni del ciclo naturale. Il suo obiettivo è quello di analizzare il conflitto con occhi cristallini, quindi scevri da qualsiasi residuo di odio.

Proprio per questo motivo, Ashitaka si impegnerà nel cercare di proteggere entrambi gli schieramenti, nella speranza di costruire un collegamento empatico che possa risolvere la controversia con una soluzione pacifica. San è invece il personaggio che incarna la forza primordiale e selvaggia della natura e il legame con gli animali che la abitano. La sua esistenza viene percepita in modo paradossale dallo spettatore poiché è una ragazza che odia la propria stessa specie a causa dell’abbandono subito da neonata. Viene inoltre etichettata dagli umani come la “Principessa Mononoke” (spettro vendicativo) a cui i lupi hanno rubato l’anima. San è disposta a sacrificare la sua vita per poter uccidere e preservare l’integrità della foresta, dimostrando come l’amore viscerale per la propria casa e le violenze subite, possano trasformarsi in una pulsione di morte distruttiva contro l’invasore. L’incontro con Ashitaka metterà in discussione l’odio che cova nei confronti degli umani e darà origine ad un legame intimo e toccante tra i due ragazzi. La Somma Eboshi è senza dubbio la figura più ambigua e controversa della pellicola. Il suo modo di agire risulta profondamente umanitario ed empatico, infatti riscatta le ragazze vendute e dà dignità agli emarginati sociali attraverso il lavoro nella fucina. Tuttavia, per alimentare e proteggere la sua comunità, provoca la morte dell’ambiente circostante, poiché considera la foresta solo come una risorsa da sfruttare.

Eboshi non è guidata da una cattiveria gratuita, ma da una logica pragmatica e utilitaristica secondo la quale il disboscamento della natura e l’uccisione delle creature che vi abitano, giustificherebbe lo sviluppo della società. La lupa Moro rappresenta l’amore materno e la ferocia protettiva nei confronti di San. È perfettamente consapevole della morte che l’aspetta per mano degli umani, ma sceglie di combattere per orgoglio e per difendere la figlia adottiva. Attraverso quest’approccio mentale ed emozionale la sua vita si spegnerà senza che il rancore la trasformi in una divinità maligna, sentimento che invece consuma i cinghiali Nago e Okkoto. Nel finale, la decapitazione del Cervo Divino e la fuoriuscita della melma nera suggeriscono la ribellione della natura quando viene privata della sua essenza, ovvero la forza creatrice e distruttrice, la vita e la morte.

La conseguente catastrofe ambientale non lascia spazio a nessun vincitore finché Ashitaka e San restituiscono il capo del dio compiendo un atto di riconciliazione e assunzione di responsabilità. Ormai la fucina è distrutta, ma Eboshi promette di ricostruirla da zero in maniera più rispettosa. Invece San e Ashitaka stringono un patto: lei rimarrà nel bosco mentre lui abiterà con gli umani, ma continueranno ad incontrarsi. Questa separazione consapevole indica che la pace è forse un traguardo troppo lontano, ma che la coesistenza tra la vita e la morte, tra l’umanità e la natura, è possibile attraverso il rispetto reciproco e il lavoro quotidiano.

Perché rivederlo dopo quasi trent’anni?

  • I temi dello specismo e dell’ambientalismo sono più attuali che mai.
  • La meraviglia estetica dei paesaggi e i dettagli con cui gli animali prendono vita restano sbalorditivi.
  • La colonna sonora incalzante e solenne accompagna perfettamente l’epicità del lungometraggio.

Siete pronti ad assistere al conflitto definitivo tra uomo e natura?

FILM
4.5/5

Scheda tecnica

  • Genere: fantastico, drammatico
  • Nazione: Giappone
  • Uscita: 04/06/2026
  • Durata: 128 min
  • Piattaforma / Distribuzione: Lucky Red
  • Produzione / Network: Studio Ghibli
  • Regia: Hayao Miyazaki
  • Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
  • Fotografia: Atsushi Okui
  • Montaggio: Takeshi Seyama
  • Musiche: Joe Hisaishi

Cast principale

  • Yōji Matsuda – Ashitaka
  • Yuriko Ishida – San
  • Yūko Tanaka – Eboshi
  • Akihiro Miwa – Moro
  • Hisaya Morishige – Okkotonushi

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