COMICON Napoli arriva alla sua XXVI edizione con una consapevolezza nuova. Non è più solo il raduno degli appassionati, il festival dove si celebra ciò che amiamo. È diventato qualcosa di più articolato: un luogo dove cultura pop e responsabilità culturale convivono senza contraddirsi. Dal 30 aprile al 3 maggio 2026, la Mostra d’Oltremare si trasforma nel centro nevralgico di un ecosistema che non si limita a guardare all’intrattenimento, ma che prende posizione.
Il primo segnale è la scelta del Magister: Leo Ortolani. Non un nome a caso. Rat-Man non è mai stato soltanto una parodia dei supereroi. È sempre stato un esercizio di ironia applicata alla cultura pop stessa, un meta-fumetto che rideva di noi mentre ridevamo con lui. La mostra “Leologia”, retrospettiva autoironica dedicata al fumettista, rappresenta un punto di vista: COMICON celebra chi ha saputo far ridere senza mai abdicare alla lucidità.
Poi c’è l’arrivo di Kazuhiko Torishima, per la prima volta in Italia. Chi mastica manga sa cosa significa quel nome: è l’editor che ha forgiato Dragon Ball, l’uomo che ha spinto Akira Toriyama oltre i suoi limiti. Non è solo un ospite di prestigio, è un pezzo di storia del fumetto mondiale che si materializza a Napoli. Accanto a lui, Makoto Yukimura porta il volume finale di Vinland Saga, manga che ha attraversato vent’anni per raccontare una storia che è iniziata come epica vichinga ed è diventata un trattato sulla non violenza. Non è un dettaglio: è la scelta precisa di valorizzare opere che hanno qualcosa da dire, non solo da mostrare.

Il programma si allarga a macchia d’olio. Don Rosa, leggenda Disney. John C. McGinley, il Dr. Cox di Scrubs che ha reso un personaggio cinico una figura umana. Troy Baker, voce di The Last of Us. Luca Parmitano, astronauta. Caparezza con Orbit Orbit, progetto che incrocia musica e arte visiva. La lista potrebbe continuare, ma ciò che colpisce non è la quantità: è la curvatura tematica. COMICON 2026 non si limita a portare i nomi grossi. Sceglie figure che hanno segnato linguaggi diversi, che hanno fatto cultura in modi diversi.
E poi c’è Pop Wave – COMICON for Palestine. Un “programma nel programma” con ospiti arabi e palestinesi, mostre, incontri, dibattiti, proiezioni. Non è militanza ingenua né propaganda: è la scelta di dare spazio a voci che rischiano di essere cancellate. Il fumetto, il gioco, il cinema diventano strumenti per accendere un riflettore. Non per sostituire l’informazione, ma per affiancarla con il linguaggio della cultura pop. È una mossa coraggiosa, che espone il festival a critiche e resistenze, ma che dice con chiarezza una cosa: la cultura pop non è neutra. Non può più permettersi di esserlo.
Le venticinque mostre confermano questa direzione. “Vinland Saga” esplora il passaggio dall’azione alla riflessione sulla violenza. “Ossessione” indaga l’arte di Nine Antico, icona del fumetto femminista francese. “Orbit Orbit” mostra tavole e schizzi inediti del progetto di Caparezza. Ogni mostra è una finestra su un linguaggio, su un autore, su un’idea. Non sono esposizioni celebrative: sono narrazioni critiche.

Anche l’entertainment puro trova il suo spazio, ma viene sempre contestualizzato. L’anteprima della serie From con Catalina Sandino Moreno e Scott McCord, accompagnata da Aka7even e LDA come fan d’eccezione. L’evento Netflix che celebra l’arrivo di RAW, SmackDown, NXT, con Maurizio Merluzzo, Victor Laszlo e Zerocalcare che porta i suoi “Due spicci sulla WWE”. Il wrestling, intrattenimento muscolare e spettacolarizzato, viene raccontato con ironia e consapevolezza da chi sa che dietro le mosse c’è una cultura.
Persino l’arrivo di Geronimo Stilton e Tea Stilton con Elisabetta Dami ha un peso specifico: per la prima volta a Napoli, davanti a generazioni di lettori che sono cresciuti con quei libri. Non è nostalgia facile: è riconoscimento del ruolo formativo della narrativa per ragazzi.
COMICON Napoli 2026 si presenta come un festival che ha capito una cosa: non basta più portare gli ospiti giusti. Bisogna scegliere quali storie raccontare, quali voci amplificare, quale spazio dare al dissenso e alla complessità. Il rischio è di perdersi, di voler dire troppo. Ma l’alternativa sarebbe diventare un grande mercato ben organizzato, senza anima. E questo, evidentemente, COMICON non se lo può permettere.

Resta da vedere se il pubblico seguirà questa direzione. Se sarà pronto a vivere un festival che chiede di riflettere mentre si diverte, che mette accanto John C. McGinley e un programma sulla Palestina, che celebra Rat-Man e Vinland Saga con lo stesso rispetto. La risposta arriverà tra il 30 aprile e il 3 maggio, quando la Mostra d’Oltremare diventerà, per quattro giorni, il laboratorio di una cultura pop che prova a crescere.












