Sono le cinque del mattino al pronto soccorso del County General di Chicago. Il dottor Mark Greene dorme su una branda in una stanza per i medici di turno, e un’infermiera lo sveglia perché è arrivato il suo amico Doug Ross, pediatra, ubriaco fradicio. Comincia così, il 19 settembre 1994, E.R. Medici in prima linea: senza musica solenne, senza presentazioni, con la macchina da presa che rincorre medici e barelle tra corridoi affollati e un gergo che nessuno si prende la briga di spiegare. Quindici stagioni e 331 episodi dopo, la serie aveva cambiato per sempre il modo di raccontare la medicina in televisione.
In Italia E.R. è arrivato su Raidue l’11 gennaio 1996 e ci è rimasto fino al giugno del 2009, accompagnando un’intera generazione di spettatori. Ha lanciato George Clooney e Julianna Margulies, ha anticipato lo stile documentaristico che oggi diamo per scontato, e trent’anni dopo continua a generare figli: l’ultimo si chiama The Pitt, e il suo protagonista è proprio uno dei medici del County.
Le origini di E.R.: una sceneggiatura di Michael Crichton rimasta vent’anni nel cassetto
La storia di E.R. comincia molto prima del 1994. Nei primi anni Settanta Michael Crichton, che aveva studiato medicina ad Harvard e lavorato nel pronto soccorso del Massachusetts General Hospital prima di dedicarsi alla scrittura, scrive una sceneggiatura cinematografica ispirata a quell’esperienza. Gli studios la respingono tutti: secondo il racconto dello stesso Crichton la trovano troppo tecnica, troppo caotica, troppo veloce. Proprio i difetti che, anni dopo, ne avrebbero fatto la fortuna.
Il copione resta in un cassetto fino agli anni Ottanta, quando Crichton lo propone a Steven Spielberg. La leggenda vuole che durante quell’incontro i due finiscano per parlare d’altro, di un romanzo sui dinosauri che lo scrittore sta preparando, e che si accordino con una stretta di mano: Spielberg dirigerà Jurassic Park. Dopo il successo del film, la vecchia sceneggiatura torna a galla. Nessuno la vuole come film, ma la NBC accetta di trasformarla in un episodio pilota di due ore, prodotto da Amblin Television e Warner Bros. Television. Alla guida della serie arriva John Wells, che ne sarà lo showrunner per le prime stagioni e il produttore per tutta la sua durata.
La prima scelta riguarda la città. Boston, dove Crichton aveva fatto pratica, è già occupata da un altro ospedale televisivo, quello di A cuore aperto, e allora la storia si sposta a Chicago, in un ospedale di fantasia, il Cook County General, modellato sul vero Cook County Hospital. Wells e gli sceneggiatori ci passano settimane a osservare il lavoro dei medici. Sul set, per tutta la durata della serie, ci saranno sempre consulenti medici, e molte comparse saranno veri infermieri e dottori. «Lo abbiamo girato come un documentario», ricorderà Wells.
Il pilot 24 Hours e l’infermiera che doveva morire
Il pilot, intitolato 24 Hours, viene girato in un ospedale dismesso di Los Angeles, il Linda Vista, e racconta un solo, interminabile turno. Nella sceneggiatura originale si chiudeva con un colpo durissimo: Carol Hathaway, la caposala interpretata da Julianna Margulies, tentava il suicidio e moriva. Ma sul set l’intesa tra Margulies e George Clooney, che interpretava Doug Ross, l’ex fidanzato di Carol, è così evidente che Wells decide di salvarla. «L’abbiamo resuscitata», racconterà anni dopo, con disappunto di Crichton. Senza quella scelta non sarebbe mai nata la coppia più amata della serie.
La NBC piazza la serie il giovedì sera alle dieci, dopo Seinfeld e Friends. È un successo immediato: la prima stagione chiude con una media di 19 milioni di spettatori a puntata, seconda solo a Seinfeld, e dal 1995 al 1997 E.R. diventa il programma più visto d’America.

Il cast originale: Greene, Ross, Benton, Lewis e il giovane Carter
Il cuore del primo E.R. è un gruppo di cinque medici e un’infermiera. Anthony Edwards, fino ad allora noto soprattutto come l’amico Goose di Top Gun, è Mark Greene, lo specializzando capo, l’uomo onesto che tiene insieme il reparto mentre il suo matrimonio va in pezzi. George Clooney, reduce da una lunga serie di piccole parti televisive, è Doug Ross, pediatra brillante, insofferente alle regole e incapace di tenersi una relazione. Eriq La Salle è Peter Benton, chirurgo arrogante e ossessionato dal lavoro; Sherry Stringfield è Susan Lewis, la collega e amica di Greene; Noah Wyle è John Carter, lo studente di medicina ingenuo e di buona famiglia, che sarà il personaggio con la crescita più lunga di tutta la serie.
Il ritmo è la vera rivoluzione. I dialoghi corrono pieni di termini tecnici che non vengono tradotti per lo spettatore, la steadicam segue i personaggi in lunghi piani sequenza tra le barelle, più casi si sovrappongono nello stesso episodio. Sul set, ha raccontato la troupe, Clooney, Edwards e La Salle facevano a gara a chi recitava le battute mediche più lunghe senza errori.
Stagioni 1-5: l’era di George Clooney
Già nella prima stagione E.R. firma uno degli episodi più importanti della storia della televisione americana. In Love’s Labor Lost Mark Greene segue da solo un parto che sembrava di routine e che si trasforma in una tragedia, per una sequenza di decisioni sbagliate. Niente lieto fine, niente eroismo: solo un medico bravo che sbaglia. TV Guide lo ha sempre collocato nelle primissime posizioni della sua classifica dei cento migliori episodi televisivi di sempre. Pochi mesi dopo, alla regia del penultimo episodio della stagione, Motherhood, si presenta Quentin Tarantino, fresco di Oscar per Pulp Fiction e amico di Clooney, che lo aveva voluto dopo averlo conosciuto sul set di Dal tramonto all’alba. Tra gli altri casi della puntata, un orecchio mozzato.
Nella seconda stagione arriva l’episodio dei record. In Hell and High Water Doug Ross, sorpreso da un temporale, salva un bambino intrappolato in un canale di scolo, e la serata diventa un evento nazionale: 48 milioni di spettatori. La serie intanto allarga il gruppo. Gloria Reuben è Jeanie Boulet, assistente medico che scopre di essere sieropositiva, in una delle trame più delicate della televisione di quegli anni. Laura Innes è Kerry Weaver, la dottoressa con la stampella, inflessibile e spesso detestata, che diventerà una delle colonne del reparto. Nel 1996 E.R. vince l’Emmy come miglior serie drammatica. Julianna Margulies l’aveva già vinto l’anno prima come attrice non protagonista.
La quarta stagione si apre con un azzardo: Ambush, nel settembre 1997, va in onda in diretta, recitato due volte, una per la costa Est e una per la costa Ovest, e immagina che una troupe di documentaristi giri un servizio nel pronto soccorso. Nello stesso anno arriva Alex Kingston, nei panni della chirurga britannica Elizabeth Corday. Ma la vera svolta è l’addio di Clooney. Ormai divo del cinema, dopo Batman & Robin e Out of Sight, l’attore lascia la serie nel febbraio 1999, durante la quinta stagione: Doug Ross, dopo l’ennesimo scontro con le regole dell’ospedale, parte per Seattle.

Stagioni 6-8: Kovač, Abby e la morte di Mark Greene
Con la sesta stagione il County cambia volto. Arrivano il medico croato Luka Kovač, interpretato da Goran Višnjić, che porta con sé il trauma della guerra nei Balcani, e Abby Lockhart, l’infermiera studentessa di medicina affidata a Maura Tierney, che resterà fino alla fine. Julianna Margulies saluta la serie: nell’ultimo episodio della stagione Carol Hathaway parte per Seattle, dove la aspetta Doug Ross, e Clooney torna per un breve cameo non accreditato che chiude la loro storia.
La stessa stagione contiene uno dei momenti più cupi della serie. Nella notte di San Valentino Carter e la studentessa Lucy Knight, interpretata da Kellie Martin, vengono accoltellati da un paziente psicotico. Lucy muore, Carter sopravvive e nelle stagioni successive affronta la dipendenza dagli antidolorifici, una delle trame più coraggiose del personaggio.
Poi tocca a Mark Greene. Nella settima stagione al medico viene diagnosticato un tumore al cervello, e la malattia accompagna lo spettatore per due anni. Nell’ottava stagione, nell’episodio On the Beach, Greene muore alle Hawaii, dove si è ritirato con la figlia Rachel, sulle note di Somewhere Over the Rainbow nella versione di Israel Kamakawiwoʻole. È l’addio di Anthony Edwards, e per molti spettatori la fine del primo E.R.. Nella stessa stagione se ne va anche Eriq La Salle: Benton lascia il County per un lavoro che gli permetta di stare accanto al figlio.
Stagioni 9-11: Romano, il Congo e l’addio di Carter
Gli anni centrali sono quelli in cui E.R. diventa più spericolato. Il dottor Robert Romano, il primario di chirurgia cinico e sarcastico di Paul McCrane, perde un braccio tranciato dal rotore di un elicottero, e nella decima stagione, in Freefall, muore schiacciato da un altro elicottero che precipita dal tetto dell’ospedale. Nella nona stagione l’episodio Hindsight racconta la vigilia di Natale di Kovač al contrario, dalla fine all’inizio. Intanto la serie esce dalle mura del County: Carter e Kovač partono per il Congo con un’organizzazione umanitaria, e la guerra entra nel racconto.
È proprio Carter, l’ultimo superstite del gruppo originale, a chiudere un’epoca. Noah Wyle lascia la serie alla fine dell’undicesima stagione, nel 2005: lo studente impacciato del pilot se ne va da medico adulto, per seguire in Africa la donna che ama. Il testimone passa a una nuova generazione, con Parminder Nagra nel ruolo della specializzanda Neela Rasgotra, Mekhi Phifer in quello di Greg Pratt e Linda Cardellini nei panni dell’infermiera Sam Taggart.
Stagioni 12-15: i nuovi medici e il gran finale
Le ultime stagioni non hanno più la forza dirompente degli inizi, ma mantengono un livello rarissimo per una serie così longeva. Nella tredicesima esce di scena Kerry Weaver, l’ultima delle figure storiche, e arrivano volti come John Stamos, il paramedico diventato specializzando Tony Gates, e Scott Grimes, lo stravagante Archie Morris. La quindicesima e ultima stagione si apre con la morte di Greg Pratt, ferito in un’esplosione, e accoglie Angela Bassett nel ruolo della dottoressa Catherine Banfield.
Soprattutto, la stagione finale diventa un lungo ritorno a casa. Noah Wyle torna come Carter, malato e in attesa di un trapianto di rene. Anthony Edwards ricompare nei flashback di un episodio dedicato a Greene. George Clooney e Julianna Margulies riprendono Doug e Carol nell’episodio Old Times, ambientato nell’ospedale di Seattle dove lavorano, in una trama legata alla donazione degli organi. Il finale, And in the End…, va in onda il 2 aprile 2009: due ore, viste da oltre 16 milioni di americani, che si chiudono come tutto era cominciato, con una nuova giornata al pronto soccorso.

Emmy, ascolti e un contratto da record
I numeri di E.R. raccontano un’epoca della televisione che non esiste più. In quindici anni la serie ha raccolto 124 candidature agli Emmy, vincendone 23. Il successo si misurava anche in denaro: alla fine degli anni Novanta, secondo le cronache dell’epoca, la NBC accettò di pagare alla Warner Bros. circa 13 milioni di dollari a episodio pur di tenersi la serie, una cifra mai vista prima. E il canale via cavo TNT sborsò un milione di dollari a puntata per le repliche.
Da E.R. a The Pitt: l’eredità del County
Ogni medical drama arrivato dopo, da Grey’s Anatomy a Dr. House, si è dovuto misurare con E.R.. Ma il vero erede è arrivato solo di recente. The Pitt, creata da R. Scott Gemmill con John Wells e Noah Wyle, tutti veterani del County, racconta un pronto soccorso di Pittsburgh un’ora per episodio, con lo stesso realismo frenetico e lo stesso rispetto per lo spettatore. Il dottor Robby di Wyle sembra il Carter che avremmo potuto ritrovare vent’anni dopo, e la serie è stata premiata con l’Emmy e il Golden Globe come miglior drama. Una parentela così evidente che nel 2024 la vedova di Crichton ha fatto causa alla Warner Bros., sostenendo che The Pitt fosse un seguito non autorizzato di E.R., accusa che la produzione ha sempre negato.
Resta il fatto che nessuna serie, prima di E.R., aveva messo i medici in prima linea davvero: fallibili, stanchi, spesso sconfitti, eppure ostinati a ricominciare ogni mattina. È per questo che, rivisto oggi, il County General non sembra invecchiato. Sembra soltanto un posto dove si lavora troppo, si sbaglia, e qualche volta si salva una vita.








