Home FilmRian Johnson e Star Wars episodio IX: la verità dietro il rifiuto che non è mai esistito.

Rian Johnson e Star Wars episodio IX: la verità dietro il rifiuto che non è mai esistito.

by Mauro Terrone

Le leggende metropolitane di Hollywood hanno vita lunga, soprattutto quando riguardano una galassia lontana lontana.

Per anni si è sussurrato che Rian Johnson avesse rifiutato di dirigere Star Wars episodio IX dopo il turbolento successo di The Last Jedi. Una narrazione affascinante, perfetta per alimentare teorie e speculazioni. C’è solo un problema: non è mai successo.

Il regista ha recentemente smentito con chiarezza cristallina le voci che lo volevano titubante davanti all’offerta di Lucasfilm per concludere la trilogia sequel. “È scorretto nell’articolo, in realtà — non avrei mai dovuto farlo e non l’ho mai rifiutato”, ha dichiarato Johnson su Bluesky, rispondendo direttamente a un fan che gli chiedeva conferma di quanto riportato da The Hollywood Reporter. Una precisazione che mette fine a ogni speculazione: il regista non ha mai avuto l’intenzione di dirigere l’episodio IX, e di conseguenza non ha mai declinato alcuna proposta.

La confusione nasce da un contesto facilmente fraintendibile. The Last Jedi, uscito nel 2017, aveva generato una tempesta perfetta di reazioni contrastanti. Da un lato, un incasso straordinario di 1,33 miliardi di dollari al box office mondiale. Dall’altro, una divisione profonda nella fanbase che ancora oggi alimenta dibattiti accesi. Eppure, i numeri parlavano chiaro: Hollywood ascolta il linguaggio del denaro, e quei numeri urlavano successo.

Non sorprende quindi che Lucasfilm avesse annunciato lo sviluppo di una nuova trilogia con Johnson alla regia ancora prima dell’uscita di The Last Jedi. Un voto di fiducia implicito che sembrava preannunciare un futuro radioso nella saga. Ma la realtà era più semplice e meno drammatica: Johnson aveva sempre pianificato di dirigere solo il capitolo centrale, lasciando ad altri il compito di chiudere la saga degli Skywalker.

Quel “qualcun altro” avrebbe dovuto essere Colin Trevorrow, il regista di Jurassic World, ingaggiato ben prima che The Last Jedi arrivasse nelle sale. Il suo episodio IX, intitolato Duel of the Fates, non ha mai visto la luce. Lucasfilm ha cancellato il progetto, aprendo la strada al ritorno di J.J. Abrams, che ha chiuso il cerchio narrativo con The Rise of Skywalker, un film a sua volta divisivo e controverso.

Johnson ha sempre mostrato una maturità rara nel gestire le critiche e le polemiche. Quando gli è stato chiesto di The Rise of Skywalker, ha risposto con eleganza da cinefilo: “Mi sono divertito molto a guardarlo. Tutto dipende dal punto di vista. Non ho mai affrontato questa cosa come un territorio da ritagliare per me stesso. Nella mia prospettiva, J.J. ha fatto con il terzo capitolo la stessa cosa che ho fatto io con il secondo: non scavare per disfare, ma raccontare la storia nel modo più coinvolgente possibile.”

Il backlash contro The Last Jedi fu intenso, a tratti feroce. Eppure Johnson non si è mai ritirato, non ha mai mostrato rimpianti pubblici. Non perché avesse rifiutato qualcosa, ma semplicemente perché non c’era nulla da rifiutare. La sua missione con Star Wars si era conclusa esattamente dove doveva concludersi: con un capitolo centrale che avrebbe continuato a dividere e affascinare per anni.

E quella trilogia annunciata con tanto clamore? Anche lì, nessun mistero hollywoodiano. Johnson stesso ha spiegato che il successo travolgente di Knives Out ha cambiato le carte in tavola. Il franchise del detective Benoit Blanc è diventato la sua priorità, tanto che il terzo capitolo, Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery, è arrivato nei cinema selezionati e su Netflix a dicembre 2025. Un universo narrativo che il regista ha costruito da zero, con pieno controllo creativo e senza il peso di una mitologia preesistente.

La verità, alla fine, è più prosaica di qualsiasi teoria del complotto. Rian Johnson non ha mai voltato le spalle a Star Wars episodio IX perché non ha mai avuto quelle spalle rivolte verso di esso. Ha fatto il suo film, ha lasciato un segno indelebile nella saga, e ha proseguito il suo percorso. Nessun dramma, nessun rifiuto, nessuna porta sbattuta. Solo un regista che sapeva esattamente cosa voleva fare e, forse più importante, cosa non voleva fare.

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