Sono passati dieci anni dall’ultimo colpo dei Quattro Cavalieri, e il tempo non è stato gentile solo con noi spettatori in attesa.
Anche nel mondo di L’Illusione Perfetta – Now You See Me: Now You Don’t, terzo capitolo della saga degli illusionisti Robin Hood, la realtà ha accelerato il suo passo, rendendo il ritorno di questo franchise sorprendentemente contemporaneo. Perché quando il film si apre a Bushwick, nel cuore pulsante e gentrificato di Brooklyn, non stiamo assistendo solo a un numero di magia: stiamo entrando in un manifesto politico mascherato da blockbuster.
Il regista Ruben Fleischer eredita la bacchetta magica da Louis Leterrier e Jon M. Chu, portando con sé lo stesso spirito disimpegnato ma aggiungendo una dose di consapevolezza generazionale. I Quattro Cavalieri non sono più soli: tre giovani ventenni interpretati da Dominic Sessa, Justice Smith e Ariana Greenblatt si uniscono alla brigata, trasformando il quartetto in un affollato ensemble di otto maghi. E non sono giovani qualunque: sono la generazione di Zohran Mamdani, quella che combatte contro il caro affitti, che abbraccia il socialismo democratico, che vuole punire i miliardari speculatori e redistribuire la ricchezza. Rubare ai ricchi per dare ai poveri non è mai stato così letteralmente politico.
La missione questa volta ha un bersaglio di alto profilo: una glaciale erede di una dinastia del commercio di diamanti, interpretata da una Rosamund Pike in versione villain bondiana. Ed è proprio questa l’atmosfera che permea il film, almeno nella sua prima metà. C’è un globetrotting che ricorda le migliori avventure di 007: da New York ad Anversa, passando per uno château nella campagna francese che custodisce un museo di storia della magia, fino ad Abu Dhabi dove compare persino un’auto di Formula 1, anche se il marchio non viene mai esplicitamente citato, nonostante il film sia infarcito di product placement fin troppo evidente.
Ma dove Now You See Me: Now You Don’t trova la sua vera essenza è nel suo essere dichiaratamente, sfacciatamente, gloriosamente cinema escapista. Non cercate logica in questa trama: ne troverete poca, pochissima, forse nulla. Ben quattro sceneggiatori più un quinto per il soggetto hanno lavorato a questo script, nessuno dei quali aveva partecipato ai capitoli precedenti, eppure lo spirito dei Cavalieri resta intatto. È un cinema che evade e vuole far evadere, che chiede abbandono mascherato da attenzione, che performa illusioni narrative proprio come i suoi protagonisti performano trucchi sul palcoscenico.
L’affollamento di personaggi è evidente: il film vuole riportare in scena tutti, ma proprio tutti i volti della serie, creando un ponte generazionale tra i veterani e i nuovi arrivati. La generazione più giovane viene un po’ schernita nei suoi tic verbali e ideologici, un po’ celebrata per il suo attivismo. Il risultato è un ensemble caotico ma energico, dove ognuno cerca il suo spazio sotto i riflettori, dove ogni illusione deve competere con la precedente per catturare l’attenzione.
Ciò che colpisce, e forse delude, è che una serie così esplicitamente legata al rapporto primigenio tra cinema e illusione non riesca ad andare oltre la superficie di questo tema. Le riflessioni sulla natura dell’inganno visivo, sul potere della percezione, sulla magia come metafora cinematografica restano superficiali, di maniera, abbozzate ma mai approfondite. È come se il film stesso fosse troppo impegnato a intrattenere per fermarsi a riflettere.
Eppure c’è qualcosa di onesto in questo approccio disimpegnato. Now You See Me 3 non pretende di essere ciò che non è: non vuole insegnarci nulla sul cinema, non ambisce a profondità filosofiche. Vuole semplicemente farci trascorrere due ore in compagnia di personaggi carismatici che compiono l’impossibile, che sfidano le leggi della fisica e della logica con un sorriso stampato in faccia. E in un’epoca dove ogni blockbuster sembra portare il peso del mondo sulle spalle, questa leggerezza quasi anarchica ha un suo perché.
Da un punto di vista tecnico, Fleischer dimostra di saper maneggiare l’azione e il ritmo, anche se non aggiunge nulla di sostanziale alla formula consolidata della serie. Le scene di magia sono coreografate con precisione, il montaggio mantiene alta la tensione, la fotografia accompagna il globetrotting con eleganza. Ma è tutto funzionale, tutto al servizio di un intrattenimento che si consuma rapidamente e lascia poche tracce.
Il vero trucco di L’Illusione Perfetta – Now You See Me: Now You Don’t sta forse proprio qui: nel farci credere, per la durata della visione, che la logica non conti, che l’impossibile sia possibile, che otto maghi possano davvero cambiare il mondo un colpo alla volta. È un’illusione fragile, che si dissolve appena usciamo dalla sala, ma per qualche istante funziona. E in fondo, non è forse questo il compito di ogni illusionista degno di questo nome? Farci sospendere l’incredulità, farci dimenticare cosa è reale e cosa non lo è, regalarci un momento di pura evasione dalla realtà.
Con un cast affollato che cerca di bilanciare vecchie e nuove generazioni, con una villain che avrebbe meritato più spazio, con una trama che sacrifica la coerenza sull’altare dello spettacolo, questo terzo capitolo conferma che la serie ha trovato la sua dimensione: quella di un cinema illogico ma consapevole, escapista ma stranamente contemporaneo, leggero ma non per questo privo di un suo peculiare fascino. I Quattro Cavalieri sono diventati otto, ma la magia rimane la stessa: imperfetta, eccessiva, impossibile da prendere sul serio. E forse proprio per questo, ancora capace di strappare un sorriso.









