Home Prime VideoFallout 2×05, il dettaglio che cambia Lucy e mette alle strette il Ghoul

Fallout 2×05, il dettaglio che cambia Lucy e mette alle strette il Ghoul

by Mauro Terrone

Las Vegas, in “Fallout” stagione 2 episodio 5, non è una meta: è una prova di resistenza.

“The Wrangler” porta Lucy e il Ghoul finalmente dentro l’orbita di New Vegas e lo fa con un’ora fittissima, costruita su inseguimenti, flashback e scelte che pesano più delle pallottole. Il risultato è un episodio che stringe il campo sui due protagonisti e, proprio per questo, li espone: Lucy scivola sempre più lontano dall’idea di sé con cui era partita, mentre il Ghoul lascia intravedere una umanità che, fin qui, aveva sepolto sotto cinismo e sopravvivenza.

L’apertura è immediata e brutale: Lucy e il Ghoul entrano a Las Vegas e si ritrovano faccia a faccia con un Deathclaw. Non è solo uno: sono circondati da tre. La reazione è quella che ci si aspetta nel Wasteland: correre, nascondersi, improvvisare. Il Ghoul usa una granata come diversivo e i due riescono a superare un cancello e a mettersi in salvo, ma il messaggio è chiaro: arrivare a Vegas è difficile, restarci vivi lo è ancora di più.

Il giorno dopo, l’episodio sposta l’attenzione su ciò che muove davvero il Ghoul. Racconta a Lucy che Vault-Tec avrebbe predisposto Vault riservati al proprio management, ed è lì che lui crede siano finite moglie e figlia. Dice anche di aver trovato Vault vuoti in California e Oregon, e di aver individuato l’esistenza di diversi rifugi “per i piani alti”, senza però averne mai trovato uno a Vegas. Lucy collega i punti: se suo padre si trova in città, è plausibile che il Ghoul pensi lo stesso della propria famiglia e del loro Vault. Ma c’è un ostacolo concreto, quasi “geografico”: Vegas è circondata dai Deathclaw.

Nel presente, i due arrivano a Freeside. Lucy prova a disintossicarsi, mentre il Ghoul si rifugia nell’alcol. Il bar diventa una soglia simbolica: tra i commenti sul “cambio di gestione” della città e uno sguardo al proprio riflesso, il Ghoul sembra costretto a fare i conti con ciò che è diventato. E da lì l’episodio apre la porta ai flashback, ricostruendo un pezzo fondamentale della mitologia della serie.

Nel passato, un servizio giornalistico parla di un vertice a Las Vegas con diverse aziende tecnologiche, tra cui Vault-Tec e Rob-Co, chiamate a “decidere il futuro del mondo libero”. A guidare l’incontro è Robert House, fondatore di Rob-Co. In viaggio verso il summit ci sono anche Cooper Howard e sua moglie Barb. All’aeroporto li accoglie un giovane Hank MacLean, con una valigetta Vault-Tec incatenata al polso. Hank si allontana per una telefonata e contatta Moldaver, che si trova in una cabina telefonica nelle vicinanze e si dice soddisfatta del fatto che Cooper stia facendo “la cosa giusta” uccidendo Robert House.

È qui che “The Wrangler” infila un dettaglio rivelatore: Cooper trova nella fessura delle monete una fiala con una sostanza rossa. Moldaver insiste sulla logica del “fine che giustifica i mezzi” e sostiene che, se Vault-Tec metterà le mani sulle bombe, è finita. Cooper propone un patto diverso: fermare lo scambio e riprendersi la cold fusion, ma senza uccidere un uomo. E lascia la fiala nella cabina, rifiutando quel passo.

All’esterno del Lucky 38 Resort and Casino, la tensione sociale è già in strada: ci sono picchetti contro l’influenza delle corporation sul governo, e Cooper vede anche un cartonato pubblicitario di sé legato a Vault-Tec. In quel caos, assiste a un episodio violento: la rappresentante Welch viene letteralmente buttata fuori dall’edificio. Cooper la aiuta a rialzarsi e la incoraggia a continuare a combattere.

Dentro il Lucky 38, Cooper segue Hank al bar, ma la traiettoria cambia quando vede Robert House uscire da un ascensore. Un uomo gli si avvicina e gli sussurra che Mr. House vuole vederlo. In ascensore compare anche Victor, il robot già visto nell’episodio 3, e quando le porte si aprono si scopre la verità: il Robert House “vero” è nella suite, dietro a un’enorme postazione informatica. Cooper lo riconosce come l’uomo incontrato in bagno nell’episodio 3. E House, senza giri di parole, gli fa capire di sapere perché è lì: è al corrente che Cooper è venuto a Vegas per ucciderlo.

Nella stessa sequenza emerge anche un altro tassello: l’House “falso” ammette di impersonarlo da dieci anni, “per campare”. Il vero House, invece, rivendica un dominio basato su dati e previsioni: racconta di essere stato “in Alaska” con Cooper non fisicamente, ma grazie all’accesso all’armatura che Cooper indossava. Dice di aver visto ciò che Cooper ha visto, incluso il “demone nella neve”, elemento che House collega al futuro della nazione e anche alla moglie di Cooper.

Poi arriva il punto che ridefinisce la posta in gioco: House rivela che sta acquisendo proprio in quella settimana la cold fusion da Vault-Tec e da Barb Howard. Per lui è la tecnologia che può garantirgli una forma di sopravvivenza “robotica” e permettergli di proteggere Vegas dall’imminente guerra nucleare. Cooper, però, rilancia con un sospetto pesantissimo: sostiene che la guerra verrà iniziata da sua moglie; House dice che non è chiaro. Cooper insiste allora su Vault-Tec, richiamando ciò che entrambi hanno sentito in un precedente incontro, ma House resta scettico e ammette che anche chi “sa tutto” ha zone d’ombra: usa paradigmi matematici per prevedere eventi futuri, non certezze assolute.

House cita anche una data precisa, frutto delle sue analisi: 14 aprile 2065, alle 5:17 del mattino. Cooper riconosce un legame personale: è il compleanno di sua figlia. E House aggiunge un’osservazione inquietante: Barb sarebbe dovuta arrivare da sola, ma quando Cooper decide di unirsi a lei, la previsione della fine del mondo “salta” in avanti di un mese. House non capisce ancora come Cooper si inserisca nel disegno, ma è convinto che sia una variabile reale e pericolosa. Prima di congedarlo, pronuncia una frase che resta addosso anche due secoli dopo: Cooper non è un cowboy, è un killer.

Quando il racconto torna al presente, si capisce che quell’incontro non è rimasto nel passato: il Ghoul se lo porta ancora dentro. Il flashback prosegue mostrando Cooper che, dopo la conversazione, si abbandona all’alcol al Lucky 38, stordito da quello che ha appena sentito. In una scena surreale, finisce su una giostra meccanica che sostituisce il toro con un razzo (o una “bomba” da cavalcare), e dopo la caduta è Barb a consolarlo. In camera, Cooper le dice con freddezza che devono parlare.

In parallelo, l’episodio recupera un volto assente dalla prima stagione: il Snake Oil Salesman, diretto verso Vegas con una valigia e un ottimismo quasi grottesco. Viene attaccato da Radroaches, ma va avanti. Di notte, mentre sta seducendo un robot, Hank lo sorprende e lo mette KO con un piede di porco. Durante il tragitto, Hank passa accanto al Cryogenic Biorepository di Vault-Tec: nei serbatoi compaiono i nomi di Barbara e Janey Howard, ma sono così ghiacciati da non permettere conferme su ciò che ci sia davvero all’interno. Nel laboratorio, Hank collega al venditore un dispositivo di controllo mentale e gli offre di dimenticare tutto: persone, esperienze, identità. Lui accetta subito. Ma quando Hank aumenta la potenza della macchina, accade qualcosa di inatteso: la testa del Snake Oil Salesman non esplode, a differenza degli altri casi di test.

C’è poi un terzo fronte narrativo: Norm e i fuggitivi di Vault 31. Guidati da Ronnie, arrivano agli uffici Vault-Tec, trovandoli devastati e pieni di cadaveri. Stanno per andarsene quando un rumore dietro una parete li mette in allarme: due occupanti abusivi, Ma June e Barv (già visti nella stagione 2), li bloccano e li rimproverano per l’invasione. Barv descrive quel che c’è dietro la parete come una “roach farm” non ancora pronta per il mercato. Ma June, invece, riconosce Norm: dice di aver incontrato sua sorella a Filly prima che la Brotherhood of Steel bruciasse il posto, e aggiunge di credere che Lucy sia morta. Norm ribatte che Lucy non lo sa ancora. Ma June gli dà lo stesso consiglio che dice di aver dato a Lucy: “Go home”.

Quando Ma June e Barv se ne vanno, i vault dwellers frugano tra gli uffici. Ronnie tenta di contattare gli investitori di Vault-Tec; Norm parla con Claudia, che ricorda un’executive di nome Barbara Howard legata alle proposte dei Vault. Entrano nel suo ufficio e Norm cerca nel computer informazioni su “Future Enterprise Ventures”, senza risultati. Cambiando stringa, prova “F.E.V.” e ottiene “Forced Evolutionary Virus”. Non fa in tempo a capire oltre: Ronnie stacca la corrente, affronta Norm e lo strangola con un cavo elettrico, lasciandolo privo di sensi.

Ma il centro emotivo dell’episodio resta Lucy. A Freeside entra da Sonny’s Sundries per comprare Addictol, il farmaco per disintossicarsi, e scopre che il prezzo è aumentato dell’800%. Se ne va, vede la porta sul retro socchiusa e rientra di nascosto. Disarma l’uomo che gestisce il negozio e prende l’Addictol, ma non si ferma lì: trova e ruba anche un’arma, il Powerfist. Nel retro, un’immagine la inchioda: un cadavere nudo stipato in un barile. Quando viene scoperta, prova a cavarsela dicendo di essere entrata “dalla porta sbagliata”. Poi nota una foto di Sonny e capisce che la persona davanti a lei non è Sonny. L’uomo sostiene che Sonny “ha dovuto lasciare la città”, e quando Lucy chiede se sia lui quello nel barile, risponde che avrebbe tentato di rapinare il negozio.

La tensione esplode: l’uomo prende la pistola, Lucy lo avverte che lo mutilerà, ma finisce per sparargli e ucciderlo. Subito dopo entra un cliente, la guarda e le chiede chi sia. Lucy risponde con una frase che vale più di qualsiasi riassunto della sua traiettoria: “Non lo so”.

Fuori dal negozio, Lucy assume l’Addictol e vomita, espellendo le tossine. Raggiunge il Ghoul in un hotel, ancora scossa, e lui le dice che non sono soli. Con loro c’è il Snake Oil Salesman, ora in cravatta e khaki, e porta un messaggio di Hank: si trova al sicuro in una struttura sotterranea e non è raggiungibile senza invito. Il venditore aggiunge una leva di ricatto: Hank starebbe “badando” alla moglie e alla figlia del Ghoul mentre sono in stasi, e sarebbe un peccato se dovesse svegliarle prematuramente.

Hank propone un accordo: la famiglia del Ghoul resterà al sicuro se lui riporterà Lucy sana e salva nel suo Vault. Lucy, in lacrime, ammette che lei e il Ghoul stavano persino iniziando ad andare d’accordo. La risposta è un tradimento secco: il Ghoul la colpisce con un tranquillante. Lucy prova a reagire ma sembra cedere; lui le dice che quando si sveglierà sarà a casa, e che la famiglia è “una cosa maledetta”.

Solo che Lucy non è davvero fuori gioco. Indossa il Powerfist, sorprende il Ghoul e lo scaraventa fuori dalla finestra: l’impatto lo lascia impalato su un palo. Lucy barcolla, ancora annebbiata dal tranquillante, e proprio in quel momento entra Hank, che la chiama “Sugar Bomb”. È lì che Lucy, alla fine, perde i sensi.

“The Wrangler” si chiude così: con New Vegas che smette di essere sfondo e diventa trappola, con Lucy che attraversa un altro confine morale, e con il Ghoul messo davanti a un ricatto che tocca l’unica cosa capace di incrinare davvero la sua maschera. L’episodio non risponde a tutto, ma restringe il campo sulle domande giuste: chi sta davvero tirando i fili della fine del mondo, e quanto costa restare “umani” quando la sopravvivenza chiede continuamente il conto.

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