Un impero costruito sul petrolio, un cappello texano, un uomo convinto che il mondo intero giri intorno al suo conto in banca. Digger Rockwell, il magnate a cui Tom Cruise presta un volto quasi irriconoscibile nel nuovo film di Alejandro G. Iñárritu, è considerato l’uomo più potente del pianeta e siede al tavolo del presidente degli Stati Uniti come se fosse il salotto di casa sua. Quando il disastro ambientale che lui stesso ha contribuito a scatenare comincia a bussare alla porta di tutti, la sua priorità resta una sola: convincere il mondo di esserne il salvatore, senza rinunciare a un solo dollaro.
Digger arriva nelle sale italiane il 1° ottobre con Warner Bros. Italia, dopo l’anteprima mondiale di Londra del 22 settembre. Lo abbiamo visto e questa è la nostra recensione, rigorosamente senza spoiler.
Di cosa parla Digger
Warner Bros. lo ha presentato come una commedia di proporzioni catastrofiche, e la definizione regge. Il cuore del film è una stanza dei bottoni affollata: il presidente Compson di John Goodman, il vicepresidente di Michael Stuhlbarg, un gruppo di scienziati guidato da Ganesh, interpretato da Riz Ahmed, che prova a dire la verità a chi non ha alcuna intenzione di ascoltarla. Al centro di tutto c’è lui, Digger, chiamato a fare quello che gli riesce meglio: piegare la realtà ai propri interessi mentre il riscaldamento globale smette di essere una previsione e diventa cronaca.

Photo Credit: Photo Courtesy Warner Bros. PicturesAttorno al protagonista si muove un gruppo di interpreti di primo piano. Sandra Hüller è Emma Rockwell, sorellastra e socia in affari di Digger, Emma D’Arcy è Lina, la sua assistente, Jesse Plemons veste i panni di Kenny. Un cast che da solo racconta l’ambizione del progetto.
Digger e Don’t Look Up: stessa rabbia, strada diversa
Impossibile non pensarci: Digger cammina sullo stesso terreno di Don’t Look Up. Anche qui la satira punta il dito contro l’avidità di chi ragiona solo in termini di profitto e considera la natura una risorsa da spremere, non un bene da preservare. Anche qui il potere politico balla al ritmo dettato dal denaro, e gli scienziati parlano a un muro.
La differenza sta in quello che succede a un certo punto del racconto. Senza svelare nulla, Digger mette sul tavolo un colpo di scena che cambia in parte la direzione della storia e costringe lo spettatore a rileggere quanto visto fino a quel momento. È la mossa che impedisce al film di Iñárritu di essere un semplice parente di quello di Adam McKay e gli dà una personalità propria.
Tom Cruise irriconoscibile: la trasformazione di Digger Rockwell
Fin dal primo teaser era chiaro che il Tom Cruise di Digger non sarebbe stato quello a cui siamo abituati, e sullo schermo la sorpresa è totale. Capelli ingrigiti, stempiatura, corporatura appesantita, un marcato accento del Sud: il merito è anche del trucco prostetico firmato dal premio Oscar Kazu Hiro, di cui avevamo già raccontato la genesi e le prime immagini. Una metamorfosi che lo inserisce di diritto tra le trasformazioni più estreme degli attori.

Photo Credit: Photo Courtesy Warner Bros. PicturesIl trucco però è solo l’involucro. Sotto c’è una prova d’attore ottima, lontanissima dall’eroe che si lancia dagli aerei in Mission: Impossible. Cruise si diverte a rendere Digger magnetico e insopportabile nello stesso momento, e il risultato è uno dei personaggi più interessanti della sua carriera recente. Una prova che ha anche un valore personale: l’attore aveva visto Amores perros all’uscita, nel 2000, e ha atteso circa venticinque anni per lavorare con Iñárritu. I due hanno cominciato a parlare del progetto nel 2019, mentre Cruise era sul set di Top Gun: Maverick.
Riz Ahmed, la coscienza del film
Se Cruise è l’uragano, Riz Ahmed è il punto fermo. Il suo Ganesh, lo scienziato che cerca di avvisare Digger e il presidente di ciò che sta per arrivare, è il personaggio con cui lo spettatore finisce per identificarsi. Ahmed lavora di sottrazione, con una misura che fa da perfetto contrappeso agli eccessi del protagonista: una grande interpretazione, forse la più solida dell’intero cast. John Goodman, dal canto suo, dà al presidente Compson tutta la stazza di un leader che presta orecchio al magnate più che ai suoi scienziati.
Iñárritu torna a Hollywood
Digger segna il ritorno di Alejandro G. Iñárritu al cinema in lingua inglese per la prima volta dopo Revenant, dopo la parentesi messicana di Bardo. Per la sceneggiatura il regista ha richiamato Alexander Dinelaris e Nicolás Giacobone, i suoi compagni di scrittura di Birdman, affiancati da Sabina Berman, mentre il soggetto porta anche la firma di Jez Butterworth. Dietro la macchina da presa torna Emmanuel Lubezki, che ha girato in VistaVision su pellicola 35 millimetri, con riprese svolte nel Regno Unito. La colonna sonora segna invece l’esordio in un lungometraggio di finzione di Cosmo Sheldrake, musicista britannico noto per i brani costruiti anche con suoni della natura: una scelta che, in un film che parla del pianeta, ha il suo perché.

Photo Credit: Photo Courtesy Warner Bros. PicturesNé capolavoro né disastro: il nostro verdetto su Digger
Dalla premiere Londinese sono arrivate reazioni agli antipodi, come abbiamo raccontato parlando delle prime impressioni della critica: da una parte chi grida alla meraviglia, dall’altra chi lo stronca senza appello. La verità, per noi, sta nel mezzo. Digger non è un capolavoro e non ha l’urgenza di sembrarlo, ma non è nemmeno il disastro descritto da alcuni.
È un film piacevole da guardare, che si regge su due interpretazioni di grande livello, quella di Tom Cruise e quella di Riz Ahmed, e su un colpo di scena capace di rimescolare le carte quando il paragone con Don’t Look Up rischia di diventare ingombrante. Chi cerca una satira feroce e con un’idea precisa del mondo troverà pane per i suoi denti, chi vuole vedere Cruise uscire davvero dalla sua zona di comfort ha un motivo in più per andare in sala. Il resto, come sempre, lo deciderà il pubblico.
Scheda tecnica
Cast principale
- Tom Cruise – Digger Rockwell
- Riz Ahmed – Ganesh
- John Goodman – Presidente Compson
- Sandra Hüller – Emma Rockwell
- Michael Stuhlbarg – Vicepresidente
- Jesse Plemons – Kenny












