Home News“The Greatest”, la serie su Muhammad Ali entra nel Colosseo

“The Greatest”, la serie su Muhammad Ali entra nel Colosseo

A Roma Ben Watkins, Jaalen Best e Giovanni Ribisi presentano la prima serie autorizzata sul campione: gli anni di Cassius Clay dall'oro olimpico al titolo mondiale

by Mauro Terrone

Fine estate 1960. Un ragazzo di diciotto anni arrivato da Louisville, Kentucky, attraversa l’arena del Colosseo insieme ad altri atleti olimpici, con al collo la medaglia d’oro dei pesi mediomassimi appena conquistata. Si chiama ancora Cassius Clay e, fuori dal suo stato, quasi nessuno sa chi sia. Da quelle pietre parte The Greatest, la serie di Prime Video dedicata agli anni in cui Muhammad Ali non era ancora Muhammad Ali, presentata ieri alla stampa a Roma dallo showrunner Ben Watkins, dal protagonista Jaalen Best e da Giovanni Ribisi.

La scelta della città per l’incontro non è casuale: il primo episodio si apre proprio qui, e la produzione ha ottenuto quello che nessuna serie aveva ottenuto prima, il permesso di girare dentro l’anfiteatro Flavio.

Otto episodi dal 4 novembre su Prime Video

The Greatest debutta su Prime Video mercoledì 4 novembre, in contemporanea in oltre 240 Paesi e territori. Gli episodi sono otto e coprono un arco preciso: dall’oro olimpico di Roma del 1960 al febbraio 1964, quando il ventiduenne Clay strappò il titolo mondiale dei pesi massimi a Sonny Liston, il campione che lui stesso aveva ribattezzato “il grosso orso brutto”.

È la prima serie di finzione autorizzata sulla vita del pugile, realizzata in collaborazione con i suoi eredi. Tra i produttori esecutivi figura Lonnie Ali, vedova del campione, insieme a Michael B. Jordan, che partecipa con la sua Outlier Society e che con la boxe al cinema ha un conto aperto da anni grazie alla saga di Creed, costola di quella di Rocky. A ideare la serie, scriverla e dirigerne i primi due episodi è Ben Watkins, già creatore di Cross, altra produzione di Prime Video.

Il Colosseo come set, per la prima volta

Watkins racconta di aver avuto in mente l’apertura romana fin dalla prima stesura della sceneggiatura. L’immagine è potente e lui la rivendica senza giri di parole: i pugili sono gladiatori moderni, e il più grande di tutti i tempi ha cominciato il suo cammino nel luogo simbolo dei gladiatori. C’è poi un dato storico che rende la scelta quasi obbligata: in Kentucky tutti conoscevano Cassius Clay, ma è stato con i Giochi di Roma che lo ha scoperto il resto del mondo.

Grazie alla collaborazione con la città e con la film commission, The Greatest è diventata la prima serie televisiva a girare all’interno del Colosseo. Watkins ha raccontato di aver chiesto ai responsabili il motivo di quel via libera, sentendosi rispondere che quella storia appartiene anche a Roma, e che conta ciò che Muhammad Ali ha rappresentato per il mondo.

photo credit Mauro terrone © likeinamovie.it

Roma, nella serie, non è soltanto la cornice di un trionfo sportivo. Per un ragazzo cresciuto nell’America della segregazione, il villaggio olimpico e la città diventano la prima occasione di vedere persone di ogni provenienza mescolarsi senza barriere. Tra le scene girate nella Capitale ce n’è una nel rione Monti in cui un altro olimpionico, l’azzurro Livio Berruti, oro nei 200 metri, invita Clay a brindare al bancone di un bar. Il punto, secondo Watkins, è cosa succede dopo: una volta vista quella possibilità non si torna indietro, e il ritorno a casa diventa una domanda aperta su quale società valga la pena di pretendere.

Jaalen Best, la responsabilità di un’icona

Il peso maggiore ricade sulle spalle di Jaalen Best, visto finora in All American: Homecoming e Magnum P.I. e qui al primo ruolo da protagonista. La somiglianza fisica con il giovane Clay è impressionante, ma l’attore ha spiegato che quella era la parte facile, metà del lavoro al massimo. Il resto è venuto da un anno di preparazione: studio dei filmati dei combattimenti e delle interviste, allenamenti per imparare a boxare davvero, lunghe conversazioni con la famiglia. Secondo Watkins, Best ha dovuto perdere oltre quindici chili per interpretare il diciottenne del 1960 e riprenderne poi una decina per seguire la crescita fisica del pugile fino all’assalto al titolo.

Il via libera decisivo, però, è arrivato da Lonnie Ali. Best ricorda il primo incontro con lei: lo ha osservato a lungo, poi, vedendolo camminare, gli ha detto che aveva perfino “la sua stessa andatura”. Lonnie è stata presente anche sul set, e a fine ciak andava a rassicurarlo che il marito era esattamente così. Un’approvazione che conta, perché Best si inserisce in una lista di interpreti di Ali che comprende Will Smith, candidato all’Oscar per Ali di Michael Mann nel 2001, ed Eli Goree in One Night in Miami.

Giovanni Ribisi è Angelo Dundee

Accanto a Best, Giovanni Ribisi veste i panni di Angelo Dundee, l’allenatore che rimase all’angolo di Ali per oltre vent’anni. Nei primi due episodi il suo personaggio si intravede appena, mentre dal terzo entra a pieno titolo nel racconto.

Ribisi ha attribuito la naturalezza del loro rapporto sullo schermo a quello costruito lontano dalla macchina da presa, e alla dedizione del collega, che gli rendeva un piacere andare al lavoro ogni giorno. Ha raccontato anche un momento nato per caso, in un episodio intorno alla metà della stagione: Dundee sale sul ring, infuriato perché il suo pupillo non sta prendendo sul serio l’incontro, e comincia a dargli istruzioni sul sinistro. I due attori si sono guardati e sono scoppiati a ridere. Un dettaglio minuscolo, ha detto Ribisi, che però racconta molto di come doveva essere il legame tra pugile e allenatore.

Il cast di The Greatest

Il gruppo di interpreti che circonda il protagonista è di peso. Omari Hardwick, volto di Power, è il padre Cassius Clay Sr., mentre Dana Gourrier, vista in P-Valley, è la madre Odessa. Kai Parham interpreta il fratello Rudy, Amin Joseph dà corpo a Sonny Liston e Michael Ealy è Malcolm X, figura centrale negli anni della conversione all’Islam e del cambio di nome.

Cassius Clay prima della leggenda

La domanda che Watkins si è posto all’inizio è la più ovvia e la più scomoda: cosa resta da dire su uno degli uomini più famosi della storia, dopo documentari, film, spettacoli di Broadway e perfino cartoni animati? La sua risposta è stata una regola quasi dogmatica: tenere fuori dalla serie ciò che si vede nei documentari, pur senza rinunciare ai grandi eventi. Da qui la scelta di raccontare gli anni della formazione. Quando si pronuncia il nome Muhammad Ali si pensa a una leggenda già compiuta, mentre The Greatest vuole mostrare un ragazzo che ha sogni enormi e nessuna garanzia di realizzarli.

Dalle conversazioni con Lonnie, con gli amici e con i familiari sono emersi dettagli che hanno sorpreso lo stesso showrunner, che si definisce un fan da sempre. Alcuni sono piccoli e umanizzanti: sugli hamburger voleva solo la mostarda, e da adolescente era timido con le ragazze. Altri pesano di più, come il legame fortissimo con la madre e il rapporto con il padre, fonte di ispirazione ma anche di conflitto, perché ogni passo del figlio verso il sogno ricordava al padre quelli che lui non era riuscito a realizzare. Su tutto domina la scelta di un ragazzo pronto a non rinunciare alla propria fede nemmeno a costo di perdere il titolo: non un supereroe, ha insistito Watkins, ma una persona, ed è per questo che lo ammira ancora di più.

La scommessa è chiara e, a giudicare da come è stata presentata, ben impostata: togliere Ali dal piedistallo per restituirlo alla sua giovinezza, lasciando che siano la famiglia, le paure e le scelte di coscienza a costruire il mito, prima ancora dei pugni. Se la serie manterrà la promessa lo sapremo dal 4 novembre. Intanto, per chi ama il pugilato al cinema, l’altro ritorno del ring sullo schermo è il film sulla nascita di Rocky, con Anthony Ippolito nei panni di Sylvester Stallone.

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