Il personaggio più impacciato e dimenticato di The Big Bang Theory si ritrova, all’improvviso, a dover salvare l’intero universo. Da questa premessa spassosa parte Stuart Fails to Save the Universe, lo spin-off targato HBO Max che prova a dare finalmente un ruolo da protagonista a chi, nella serie madre, restava sempre sullo sfondo. Un’operazione ambiziosa e insolita, che però mantiene solo in parte le sue promesse.
Stuart Fails to Save the Universe, di cosa parla lo spin-off
Il punto di partenza è tanto assurdo quanto divertente. Stuart Bloom, il timido proprietario del negozio di fumetti frequentato dalla banda di nerd di Big Bang, rompe accidentalmente un dispositivo costruito da Sheldon e Leonard, scatenando una vera e propria apocalisse del multiverso. Tocca quindi proprio a lui, il meno eroico dei personaggi, rimettere insieme la realtà. Ad accompagnarlo in questa impresa ci sono la fidanzata Denise, l’amico geologo Bert e il fisico più insopportabile della serie, Barry Kripke. La storia si apre in una Pasadena post-apocalittica, tra zombie e insetti giganti, per poi trasformarsi in un salto continuo tra universi paralleli, ognuno con le sue regole bizzarre, tra omaggi alla magia, a The Matrix e a decenni di cultura nerd.

Un formato completamente diverso da Big Bang Theory
La scelta più coraggiosa dello show è quella di rompere con la formula che ha reso celebre la serie madre. Al posto della sitcom a più telecamere con le risate registrate, qui troviamo una commedia girata con una sola macchina da presa e senza risata in sottofondo, con un’anima dichiaratamente fantascientifica. A firmarla sono i creatori di Big Bang, Chuck Lorre e Bill Prady, affiancati stavolta da Zak Penn, sceneggiatore di lungo corso del cinema di genere e di diversi film Marvel. Lo spin-off si aggiunge così a un universo narrativo già ricco, che comprende Young Sheldon e Georgie & Mandy’s First Marriage, ma è di gran lunga il più sperimentale del gruppo.
Cosa funziona
Il pregio maggiore della serie è proprio la sua sfrontatezza. Dare il centro della scena ai personaggi più trascurati di Big Bang è un’idea vincente, e vederli finalmente protagonisti regala qualche soddisfazione ai fan di lunga data. Il tono non si prende mai troppo sul serio, e alcune trovate legate al viaggio tra i mondi funzionano, così come certe battute affidate a Kripke, che si conferma odioso al punto giusto. Per chi ama le storie sul multiverso e le commedie infarcite di riferimenti alla cultura pop e geek, c’è di che divertirsi, e il cast si cala con evidente entusiasmo in questo delirio dimensionale.

Cosa non convince
Il problema, però, è che l’ottima idea di partenza non trova un’esecuzione all’altezza. Il salto continuo tra universi, invece di costruire una vera storia, finisce spesso per diventare un pretesto per una collezione un po’ disordinata di citazioni e situazioni strampalate, senza una direzione chiara. Manca il filo che tenga insieme il tutto, e a lungo andare la comicità rischia di girare a vuoto. C’è poi una vena di acidità di fondo, quella sensazione, che affiorava già nella serie originale, di ridere dei propri nerd più che con loro. Il risultato è uno show irregolare, che alterna momenti riusciti a lunghi tratti più frustranti che brillanti.
In conclusione
Stuart Fails to Save the Universe è un esperimento simpatico e sinceramente ambizioso, che ha il merito di osare là dove poteva limitarsi a replicare una formula collaudata. Il guaio è che quel coraggio non basta a colmare i vuoti di una scrittura dispersiva, e alla fine lo spin-off convince solo a intermittenza. Per i fan sfegatati di Big Bang e per gli amanti delle commedie nerd sul multiverso resta una visione curiosa, da affrontare senza troppe pretese. Gli altri, con ogni probabilità, non sentiranno la mancanza di questo ennesimo salto nell’universo di Chuck Lorre.
Dove vederla
Stuart Fails to Save the Universe è una serie originale HBO Max, composta da dieci episodi in uscita settimanale.












