Home News“Festa del Cinema di Roma 2026”, Jan Komasa guida la giuria

“Festa del Cinema di Roma 2026”, Jan Komasa guida la giuria

Il regista di Corpus Christi presiede il Concorso Progressive Cinema, Ludovica Rampoldi l'opera prima, Roberto Minervini i documentari

by Alessandro Pinto

Un anno fa Jan Komasa era all’Auditorium da concorrente: il suo Good Boy correva nella sezione Progressive Cinema e uscì da Roma con il premio per il miglior attore, assegnato al giovanissimo Anson Boon. A ottobre il regista polacco torna, ma stavolta dall’altra parte del tavolo, a decidere chi vince.

La Festa del Cinema di Roma ha annunciato le tre giurie della ventunesima edizione, in programma dal 13 al 25 ottobre 2026 all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, con la presidenza di Salvatore Nastasi e la direzione artistica di Paola Malanga. Jan Komasa presiederà la giuria del Concorso Progressive Cinema, Ludovica Rampoldi quella del Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane, Roberto Minervini quella del Premio al Miglior Documentario.

Progressive Cinema: Komasa, Alice Braga e un concorso da diciotto film

Komasa, classe 1981, è entrato nella cinquina degli Oscar per il miglior film internazionale nel 2020 con Corpus Christi, la storia di un giovane ex detenuto che si finge prete in un paesino polacco: un titolo che ha raccolto oltre cinquanta premi nel mondo. Lo stesso anno ha vinto al Tribeca con The Hater, poi è passato all’inglese con Anniversary e con il già citato Good Boy, prodotto da Jeremy Thomas e Jerzy Skolimowski.

Con lui lavoreranno quattro giurati dai percorsi molto diversi. Alice Braga si è fatta conoscere giovanissima in City of God e da lì è passata a Hollywood con Io sono leggenda accanto a Will Smith, Predators ed Elysium; in televisione è nel cast di Dark Matter ed è stata nella serie con cui Luca Guadagnino ha debuttato sul piccolo schermo, We Are Who We Are. Saja Kilani, attrice e poetessa giordana, palestinese e canadese, era tra le interpreti di La voce di Hind Rajab, presentato a Venezia nel 2025. Lo spagnolo Carlos Marques-Marcet ha vinto il Goya come regista esordiente con 10.000 Km, e il suo Polvo serán è valso proprio a Roma il premio come miglior attrice ad Ángela Molina. Chiude Alessio Rigo de Righi, regista italo-americano che con Matteo Zoppis ha firmato Re Granchio e Testa o croce?, con Alessandro Borghi e John C. Reilly.

In palio ci sono il Miglior Film, il Gran Premio della Giuria, la miglior regia, la miglior sceneggiatura, i premi per attrice e attore e un premio speciale. A contenderseli diciotto titoli. L’Italia schiera Brianza di Simone Catania, Giorni felici di Susanna Nicchiarelli e Mustang di Kasia Smutniak; tra gli stranieri spiccano Ceniza en la boca di Diego Luna, I Love Boosters di Boots Riley, The Life and Deaths of Wilson Shedd di Tim Blake Nelson e Voilà, c’est fini di Gustave Kervern.

Opera prima: Ludovica Rampoldi, la sceneggiatrice di Bellocchio

Ludovica Rampoldi conosce bene il premio che dovrà assegnare: il suo esordio alla regia, Breve storia d’amore, è stato presentato proprio alla Festa nel 2025 ed è stato candidato come miglior opera prima ai David e ai Nastri d’Argento. Prima di passare dietro la macchina da presa, però, è stata una delle penne più importanti del cinema e della televisione italiana: ha vinto il David per la sceneggiatura de Il traditore di Marco Bellocchio, con cui ha scritto anche Esterno notte, e ha firmato serie come Gomorra e la trilogia 1992, 1993 e 1994.

Al suo fianco la francese Pauline Loquès, il cui Nino vinse il Gran Premio della Giuria a Roma prima di conquistare due César nel 2026, e il romeno Corneliu Porumboiu, Caméra d’or a Cannes nel 2006 con A est di Bucarest. I film in gara per l’opera prima sono quattordici, pescati da più sezioni: tra questi gli italiani Cambogia di Valerio Lundini e 7 anniversari di Sabrina Iannucci.

Documentari: Roberto Minervini e il cinema del reale

Il premio al miglior documentario, introdotto lo scorso anno, è affidato a Roberto Minervini, regista marchigiano che da anni vive e lavora negli Stati Uniti ed è considerato uno dei nomi di punta del cinema del reale. Con Stop the Pounding Heart ha vinto il David per il miglior documentario, con I dannati si è preso il premio per la regia in Un Certain Regard a Cannes nel 2024. Con lui la produttrice spagnola Andrea Queralt, che ha co-prodotto tra gli altri Sirāt di Óliver Laxe, e la regista argentino-britannica Jessica Sarah Rinland.

Anche qui i titoli in corsa sono quattordici. Il più atteso è probabilmente Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie di Alex Gibney, dedicato all’aggressione subita dallo scrittore nel 2022; in gara ci sono anche Closure di Michał Marczak, Mustang di Kasia Smutniak, che concorre quindi su due fronti, e gli italiani Nowruz – Nuovo giorno di Francesco Cannavà e La stanza degli altri di Enrico Maisto.

Mancano meno di due settimane all’apertura, e la Festa comincia a prendere forma: tra i titoli che abbiamo già raccontato ci sono Le rose di Marrakech di Ginevra Elkann e Nina Roza, il candidato canadese all’Oscar. E per capire cosa succede dietro le quinte del red carpet, vale la pena leggere il racconto del mestiere di ufficio stampa secondo Cristiana Caimmi.

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