Milano, metà degli anni Ottanta. La domenica sera, mentre la Rai manda in onda la Domenica Sportiva, sulle frequenze di Radio Popolare tre ragazzi commentano il calcio come nessuno aveva mai osato fare: senza rispetto per i campioni, per i telecronisti e per la solennità del pallone. Il programma si chiama Bar Sport, lo ha ideato Sergio Ferrentino, e quei tre ragazzi sono Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto. Il resto è storia della televisione italiana.
Da oggi quella storia ha un trailer e un manifesto. L’assurda storia della Gialappa’s Band, il film di Walter Veltroni sui quarant’anni del trio, sarà presentato negli Special Screening della 21ª Festa del Cinema di Roma e arriverà nelle sale dal 22 ottobre con Medusa Film. È una produzione Tramp Limited in associazione con Medusa Film e Sky, in collaborazione con Blu One Lab, prodotta da Attilio De Razza e Nicola Picone.
Quarant’anni di Italia vista dal fuori campo
Veltroni ripercorre la carriera dei tre, dagli esordi radiofonici ai programmi diventati di culto, e usa la loro comicità come lente per raccontare quattro decenni di costume italiano. La Gialappa’s ha inventato un modo di stare in televisione restando invisibile: voci fuori campo che smontano i codici del piccolo schermo, ne svelano l’assurdo e trasformano errori, interviste sgangherate e servizi locali in un repertorio comico che ha segnato più generazioni.
Il film scava anche nel rapporto personale tra Giorgio, Marco e Carlo, un’amicizia nata davanti a un microfono e diventata col tempo il vero motore della loro comicità.
Da Aldo, Giovanni e Giacomo a Littizzetto: la fabbrica dei comici
Il cast del documentario è un album di famiglia della risata italiana. Accanto al trio compaiono Antonio Albanese, Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti, Claudio Bisio, Paola Cortellesi, Fabio De Luigi, Luciana Littizzetto, Teo Teocoli, Gioele Dix, Paolo Hendel, Neri Marcorè, Francesco Paolantoni, Max Giusti, Maccio Capatonda, Brenda Lodigiani, Ubaldo Pantani, Alessia Marcuzzi, Simona Ventura, Ellen Hidding ed Elio e le Storie Tese al completo, con Elio, Cesareo e Faso. Nell’elenco figura anche Sergio Ferrentino, l’uomo da cui tutto è partito.

Molti di quei nomi devono una fetta della loro popolarità proprio ai programmi della Gialappa’s: Mai dire Gol fu un trampolino per Aldo, Giovanni e Giacomo, per Fabio De Luigi e per Paola Cortellesi. Tra i dettagli più curiosi spicca la presenza di Teo Teocoli, che dopo una lite con il trio nel dicembre 1995 lasciò la trasmissione e non tornò più in nessun programma della Gialappa’s.
Da Mai dire Banzai al GialappaShow
Il primo programma televisivo da protagonisti arriva nel 1989 con Mai dire Banzai su Italia 1, costruito sulle immagini di un improbabile game show giapponese. Dopo aver commentato in radio i Mondiali di Italia ’90 nasce Mai dire Gol, in onda su Italia 1 dal 1990 al 2001: il calcio diventa il pretesto per fare satira sulla tv e per lanciare personaggi rimasti nella memoria collettiva. Seguiranno Mai dire Grande Fratello, Mai dire Domenica e una lunga serie di varianti, fino al ritorno degli ultimi anni con il GialappaShow.
Per Veltroni è un altro capitolo di un lavoro sulla memoria iniziato nel 2014 con Quando c’era Berlinguer, Nastro d’argento come documentario dell’anno, e proseguito con I bambini sanno, Tutto davanti a questi occhi sulla testimonianza di Sami Modiano ed È stato tutto bello, dedicato a Paolo Rossi. Non è la sua prima volta con la storia della tv: aveva già firmato per Rai Cultura la serie Gli occhi cambiano, dedicata ai programmi televisivi.
Chi è cresciuto con le voci della Gialappa’s può recuperare anche Attitudini: nessuna, il documentario su Aldo, Giovanni e Giacomo.












