Un miliardo di dollari, dodici weekend nelle sale e un traguardo che nessun altro racconto della vita di una persona reale aveva mai raggiunto al cinema. Michael ha superato il miliardo di dollari al box office globale, la prima volta che Lionsgate raggiunge questo traguardo, dopo dodici weekend di programmazione, secondo film a riuscirci nel 2026 dopo The Super Mario Galaxy Movie.
Il biopic dedicato a Michael Jackson, diretto da Antoine Fuqua e scritto da John Logan, ha così scritto una pagina inedita nella storia dello studio. Il precedente incasso record della società era stato Hunger Games: La ragazza di fuoco del 2013, che aveva chiuso la sua corsa globale a 865,2 milioni di dollari. Un primato battuto ormai da settimane.
Il dettaglio più significativo riguarda però il genere. Michael è il primo biopic a raggiungere il miliardo al box office mondiale. Tra i suoi primati figura quello di biopic musicale con il maggior incasso di sempre, avendo superato il fenomeno Queen Bohemian Rhapsody fermo a 911 milioni di dollari nel mondo, oltre a essere il film sulla vita di una persona reale più redditizio di sempre, davanti a Oppenheimer del 2023 con 975 milioni.

Un debutto che ha ribaltato ogni previsione
Il percorso di Michael era iniziato con numeri già straordinari. Il film ha aperto a 97 milioni di dollari nel mercato domestico e 217 milioni a livello globale, polverizzando il record d’apertura per i biopic musicali detenuto da Straight Outta Compton del 2015 con 60 milioni. Un risultato tanto più notevole se si considera l’accoglienza tiepida della critica: diretto da Fuqua e interpretato da Jaafar Jackson, il film vietato ai minori senza accompagnamento ha sfidato le recensioni iniziali e le previsioni pre-uscita, aprendo con oltre 217 milioni di dollari in tutto il mondo.
La tenuta nelle settimane successive ha fatto il resto. Con un passaparola positivo e spettatori tornati più volte in sala, Michael è rimasto una forza del box office globale per tutta l’estate. A spingere il film oltre l’ultimo traguardo sono stati anche i mercati esteri più affezionati alla figura del Re del Pop. Si sapeva già che l’ultimo mercato del biopic, il Giappone, territorio molto legato a Michael Jackson, avrebbe portato il film oltre la soglia del miliardo.
La ripartizione finale racconta l’ampiezza del fenomeno. Il film ha generato 629,8 milioni di dollari all’estero e 371,8 milioni nel mercato domestico, per un totale globale di 1,001 miliardi.

Il cast e la sfida di interpretare un’icona
Al centro del progetto c’è la scelta produttiva più delicata. Jaafar Jackson, nipote reale del cantante, interpreta Michael Jackson al suo debutto come attore, con Colman Domingo e Nia Long nei panni dei genitori, Joe e Katherine. Nel cast figurano inoltre, tra gli altri, Miles Teller, Laura Harrier e Mike Myers.
Il film racconta un arco preciso della vita dell’artista. Segue la prima parte della vita del cantante americano, dall’infanzia con i Jackson 5 negli anni Sessanta fino al Bad World Tour nella seconda metà degli anni Ottanta.
Per Domingo, la forza del progetto sta nella capacità di rifiutare le semplificazioni, soprattutto nella costruzione del personaggio di Joe Jackson, spesso ridotto a simbolo di severità paterna. L’attore ha spiegato di aver voluto partire dal contesto umano e storico più che dal giudizio pubblico, immaginando un uomo del suo tempo per cui la disciplina rappresentava una forma di cura. La sua lettura respinge l’idea del personaggio monodimensionale, spostando la domanda dal capire se Joe fosse un padre cattivo o amorevole al modo in cui le due cose potessero convivere.
Jaafar Jackson ha invece raccontato un lavoro di preparazione quasi ossessivo, fondato sulla ripetizione più che sull’imitazione. Ha spiegato di aver voluto ripartire da zero, studiando ogni fase della carriera dello zio, dal Jackson 5 all’evoluzione solista, e di essere tornato a esercitarsi anche dopo le riprese, fino a rendere naturale ogni movimento. A colpirlo più di tutto, ha detto, è stata l’etica del lavoro e la straordinaria disciplina dell’artista.
La controversia che accompagna il successo
Il trionfo commerciale non ha cancellato le critiche. Il biopic ha attirato pesanti critiche per non aver affrontato le accuse di abuso sessuale su minori rivolte al Re del Pop. Una scelta narrativa che ha avuto anche origini legali: inizialmente la sceneggiatura aveva drammatizzato una causa per molestie del 1993, ma quelle sequenze furono rimosse dopo che i produttori scoprirono una clausola nell’accordo con il giovane accusatore che vietava di rappresentarlo o menzionarlo in film o televisione. Dopo una profonda revisione del terzo atto, il film si chiude durante il Bad tour nel 1988.
Anche il budget colloca Michael tra i progetti più ambiziosi del suo genere. Il film porta un costo vicino ai 200 milioni di dollari, che lo rende uno dei biopic più cari di sempre, con le spese divise tra Lionsgate, Universal, che distribuisce il film a livello internazionale, e l’estate di Michael Jackson.

Un sequel già in cantiere
La storia, come recita il cartello finale del film, continua. Michael si chiude con le parole “His Story Continues”, e Lionsgate ha comunicato di essere al lavoro su un sequel. Il primo capitolo si conclude con il Re del Pop nel pieno del Bad tour del 1987, lasciando diversi decenni di materiale, dai successi come Dangerous fino alle accuse che hanno perseguitato Jackson per il resto della vita.
Parte del secondo film esiste già. Il responsabile cinema dello studio ha spiegato di avere già girato il 25-30% di un secondo film grazie alle attività produttive precedenti, con un conseguente beneficio economico, promettendo comunque un film grande e appagante per un pubblico globale.
Resta invece incerto chi siederà dietro la macchina da presa. Il progetto punta a iniziare le riprese nel 2026, con un’uscita ipotizzabile nel 2027, ma quel calendario rischia di escludere Antoine Fuqua come regista, dato il suo impegno su un nuovo film su Hannibal prodotto da Netflix con Denzel Washington. Tra le ipotesi circolate c’è quella di un passaggio di testimone al produttore Graham King alla regia, uno scenario che il vertice dello studio non ha del tutto escluso.
Nel frattempo, il fenomeno continua a vivere anche fuori dalle sale. Il pubblico ha abbracciato il film fin dall’inizio, trasformandolo in un fenomeno culturale unico nei cinema di tutto il mondo, con proiezioni diventate veri e propri eventi partecipativi in cui gli spettatori ballano e cantano. La sensazione, condivisa dal cast, è che dietro il record ci sia soprattutto una musica capace di attraversare le generazioni e continuare a parlare a chi incontra oggi Michael Jackson per la prima volta.












