Un uomo che indossa il costume di Topolino per strappare un sorriso ai bambini ricoverati e che, appena chiusa la porta di casa, diventa il carnefice della propria compagna. È forse la figura più inquietante di Il rumore delle cose nuove, e racconta bene il territorio in cui si muove il nuovo film di Paolo Genovese: quello delle maschere che indossiamo ogni giorno e delle verità che teniamo chiuse a chiave, anche con le persone che amiamo.
Il film ha aperto oggi la ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma, all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, nella sezione Grand Public. Tratto dall’omonimo romanzo dello stesso Genovese, arriverà nelle sale italiane giovedì 12 novembre 2026 con 01 Distribution. Nel cast corale Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Lino Musella ed Edoardo Pesce, con la partecipazione di Claudio Santamaria. Dell’apertura della Festa, condivisa con l’omaggio a Nicola Piovani, abbiamo già raccontato in questo pezzo.
Il rumore delle cose nuove, la trama: tre coppie e un incontro che rompe gli argini
Siamo a Milano. Tre coppie abitano lo stesso quartiere senza essersi mai incrociate, ognuna con la propria estrazione sociale e con un equilibrio che da fuori sembra solido. Ralph e Viola tirano avanti tra compromessi economici e sogni messi in pausa, mentre il figlio Mirko viene preso di mira dai bulli a scuola. Andrea, fotografo, desidera un figlio, ma la moglie Andreina, infermiera, è paralizzata dalla paura di diventare madre. Alba, infine, è intrappolata in un matrimonio violento con Umberto, che di mestiere porta allegria nei reparti pediatrici.
A far saltare tutto è un incontro casuale tra Viola e Andrea, che apre la possibilità di una seconda occasione e innesca una reazione a catena destinata a travolgere le tre famiglie. Il titolo gioca proprio su questa doppia natura: il rumore può consolare o disturbare, e le cose nuove possono essere un sollievo o un terremoto. Ciascuno dei personaggi, ha spiegato Genovese, alla fine dovrà lasciar andare qualcosa che non gli appartiene più.
Dal romanzo al film: Genovese aggiorna i suoi personaggi
Il romanzo è uscito per Einaudi nel 2023, e in conferenza stampa il regista ha raccontato di averci rimesso mano senza tradirne lo spirito: in pochi anni la sensibilità di una storia contemporanea cambia, e i personaggi andavano adeguati al presente. La sceneggiatura porta la firma di Genovese insieme a Igor Artibani.

Il cuore del discorso, per il regista, sta nelle conseguenze della verità e della bugia. Chi custodisce un segreto finisce per comportarsi in modi che non vorrebbe, e la menzogna non serve soltanto a nascondersi: può diventare l’alibi che permette di continuare a fare del male convincendosi di essere una brava persona. È uno dei nodi più delicati del film, che affronta apertamente la violenza domestica e la difficoltà di sottrarsi a una relazione abusante, compresa quella trappola emotiva per cui un gesto di tenerezza, dopo mesi di sopraffazione, basta a tenere legata la vittima.
Dopo Perfetti sconosciuti e FolleMente, i segreti dell’anima
Genovese ha costruito buona parte della sua carriera sui segreti. In Perfetti sconosciuti erano quelli quotidiani, custoditi negli smartphone appoggiati sul tavolo di una cena: un’idea così forte da diventare il film con più remake nella storia del cinema, circa cinquanta in tutto il mondo, oltre a valergli due David di Donatello. In FolleMente erano quelli che abitano la testa durante un primo appuntamento, e il pubblico ha risposto facendone il campione d’incassi italiano del 2025, premiato anche con due Nastri d’Argento (qui il nostro pezzo sul film).
Con il nuovo film il regista scende ancora più in profondità, verso quelli che lui stesso chiama «i segreti dell’anima»: le cose che per mille ragioni decidiamo di lasciare dormire e che non condividiamo nemmeno con chi ci sta accanto. Rispetto alla commedia di FolleMente, il registro è più serio, anche se Genovese ha precisato durante le riprese che, come nella vita, non mancano i momenti buffi e quelli divertenti.
Emanuela Fanelli ed Edoardo Pesce, la storia più dura
La linea narrativa più dolorosa è affidata a Emanuela Fanelli, che interpreta Alba. L’attrice l’ha descritta come una donna pura e luminosa, la cui luce però si spegne tra le mura di casa, dove finisce per guardarsi con gli occhi del compagno e sentirsi sempre sbagliata. La speranza che domani possa andare meglio diventa così una condanna che si rinnova ogni giorno.
Accanto a lei Edoardo Pesce, già David di Donatello per Dogman, è Umberto, l’uomo che si traveste da Topolino per la clownterapia nei reparti oncologici e che a casa si trasforma. Pesce ha detto di essersi appassionato proprio all’ambiguità del personaggio, una maschera che a suo giudizio la società di oggi conosce bene: persone che vogliono apparire empatiche, generose e brillanti, e che nell’intimo possono essere violente.

Pandolfi, Accorsi, Puccini e Santamaria: personaggi raccontati senza giudizio
Claudia Pandolfi dà il volto a Viola, un’altra prigioniera di una vita che non le somiglia. L’attrice non ha nascosto di disapprovare il suo personaggio, che sfoga la propria frustrazione in comportamenti insopportabili e in una catena di bugie: vive una non vita, e le basta il primo scricchiolio di qualcosa di nuovo per aggrapparsi a quello. Nella presentazione del progetto, Pandolfi aveva spiegato che Viola all’inizio è toccata solo di striscio dagli eventi, per poi attraversare una trasformazione interiore profonda.
Per Stefano Accorsi, due volte David di Donatello come miglior attore con Radiofreccia e Veloce come il vento, si tratta della prima collaborazione con Genovese. L’attore ha sottolineato come la sceneggiatura restituisca personaggi contraddittori, che fanno cose prive di una logica, guardandoli con affetto e senza mai condannarli per i loro errori. Sulla stessa linea Vittoria Puccini, colpita dallo sguardo del regista su imperfezioni, fragilità e difetti dei suoi personaggi, da cui secondo lei emerge la loro anima.
Tra le presenze più incisive c’è quella di Claudio Santamaria, David di Donatello per Lo chiamavano Jeeg Robot, che interpreta un uomo in sedia a rotelle ritiratosi dal mondo dietro una corazza di distacco e ironia, chiuso tra quattro mura ad aspettare che la polvere lo copra. Santamaria ha però precisato che il vero impedimento del suo personaggio non è fisico: è la paura di riaprire la porta alla vita e di restare ferito di nuovo. Completano il cast Lino Musella e Rolando Ravello.
Produzione e squadra tecnica
Il rumore delle cose nuove è prodotto da Lotus Production, società del gruppo Leone Film Group, con Rai Cinema, in collaborazione con Disney+ e in associazione con Vice Pictures. I produttori sono Raffaella e Andrea Leone, con Leonardo Maria Del Vecchio produttore associato per Vice Pictures. La fotografia è di Fabrizio Lucci, la scenografia di Chiara Balducci, i costumi di Gemma Mascagni, le musiche di Daprinsky. Le riprese si sono svolte tra Roma e Milano a cavallo tra ottobre e dicembre 2025, come avevamo raccontato al primo ciak. Le vendite internazionali sono affidate a Rai Cinema International Distribution.
Quando esce Il rumore delle cose nuove al cinema
Dopo l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma, il film di Paolo Genovese arriva nelle sale italiane giovedì 12 novembre 2026, distribuito da 01 Distribution. Un racconto di identità recitate e verità rimosse che, sulla carta, ha tutto per riportare il regista al centro della stagione, questa volta con un dramma che chiede al pubblico di guardare dietro le apparenze, anche le proprie.












