Una sala vuota, un proiezionista che non c’è più e una bobina lasciata in eredità. Sullo schermo scorrono, uno dopo l’altro, i baci che il parroco del paese aveva fatto tagliare per anni, e a guardarli, con gli occhi lucidi, è Salvatore “Totò” Di Vita, ormai regista affermato a Roma. Il finale di Nuovo Cinema Paradiso ha il volto di Jacques Perrin, e mercoledì 14 ottobre quella sequenza torna sul grande schermo della Festa del Cinema di Roma, con Giuseppe Tornatore in sala a incontrare il pubblico dopo la proiezione.
Dopo l’apertura con Genovese e Piovani, la seconda giornata della Festa mette in fila l’omaggio a Perrin, il dialogo tra Tessa Ross ed Edward Berger a Paso Doble, l’avvio del concorso Progressive Cinema con Brianza di Simone Catania e Ceniza en la boca di Diego Luna, un John Turturro borsaiolo per le strade di New York e il documentario di Alex Gibney sull’aggressione a Salman Rushdie. Tutto tra l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone e la Casa del Cinema di Villa Borghese.
Jacques Perrin e Tornatore, l’omaggio della Storia del Cinema
La sezione Storia del Cinema dedica a Perrin un omaggio che ne attraversa le tre vite: attore, produttore e regista. Alla Casa del Cinema si parte alle 16 con Les Demoiselles de Rochefort, il musical di Jacques Demy del 1967 in cui Perrin è Maxence, il marinaio pittore in cerca della donna ideale, accanto alle sorelle Catherine Deneuve e Françoise Dorléac e sulle musiche di Michel Legrand. Alle 18:30 tocca a Nuovo Cinema Paradiso, Oscar per il miglior film straniero nel 1990, in cui Perrin è il Totò adulto.
Nato a Parigi nel 1941 e scomparso nella stessa città il 21 aprile 2022, a ottant’anni, Perrin aveva con l’Italia un legame lunghissimo. Il primo ruolo da protagonista arriva nel 1961 accanto a Claudia Cardinale in La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini, e nel 1966 la Mostra di Venezia lo premia come miglior attore. Da produttore porta al cinema Z di Costa-Gavras, Oscar per il miglior film straniero, e Il deserto dei Tartari, ancora di Zurlini, in cui è anche il tenente Drogo. Poi la svolta verso la natura, con documentari come Microcosmos, Il popolo migratore e Océans, e il grande successo francese di Les Choristes, diretto dal nipote Christophe Barratier.

Il montaggio dei baci salvati da Alfredo resta una delle sequenze più amate del cinema italiano, anche grazie al tema di Ennio Morricone che la accompagna. Rivederla in sala, con il regista a pochi metri, è esattamente il genere di appuntamento per cui una festa del cinema esiste.
Tessa Ross ed Edward Berger, la coppia di Conclave a Paso Doble
Alle 16, in Sala Petrassi, Paso Doble, lo spazio che la Festa riserva al dialogo tra due autori, mette uno di fronte all’altra una produttrice e un regista. Tessa Ross è a Roma per ricevere l’Industry Lifetime Achievement Award, il riconoscimento dedicato alle grandi personalità dell’industria cinematografica, e a consegnarglielo è Edward Berger, con cui ha firmato Conclave. Il film era passato proprio dalla Festa nel 2024, prima di conquistare quattro BAFTA, tra cui quello per il miglior film, e l’Oscar per la sceneggiatura non originale di Peter Straughan.
Ross è una di quelle figure che il pubblico conosce senza saperlo. Tra il 2000 e il 2014 ha guidato il cinema di Channel 4 e Film4, e in quegli anni sono passati dalle sue mani titoli come Billy Elliot, L’ultimo re di Scozia, This Is England, The Millionaire, 12 anni schiavo, The Lobster e Carol. Nel 2016 ha fondato House Productions insieme a Juliette Howell, la casa da cui sono usciti Conclave, The Iron Claw e Bird, oltre alla produzione esecutiva de La zona d’interesse di Jonathan Glazer. Per portare sullo schermo il romanzo di Robert Harris le sono serviti dieci anni, e alla fine della corsa è arrivata la candidatura all’Oscar per il miglior film.
Berger, dal canto suo, arrivava a Conclave dall’Oscar per Niente di nuovo sul fronte occidentale, e ora ha davanti il progetto di riportare in vita World War Z con Brad Pitt. Il tema dell’incontro è il rapporto tra chi produce e chi dirige: raccontato da due che hanno appena vinto insieme, promette più sostanza delle solite chiacchiere da palco.
Progressive Cinema parte da Brianza e da Diego Luna
Il concorso Progressive Cinema apre alle 18 con Brianza, secondo lungometraggio di Simone Catania dopo Drive Me Home, il road movie del 2018 con Marco D’Amore e Vinicio Marchioni. Catania, nato a Cantù nel 1980, sceglie una storia vera: nel 2009, con la crisi economica che stringe l’Italia, Giorgio Farina, erede di una prestigiosa armeria brianzola, rischia di perdere tutto dopo aver investito una fortuna in una boutique di lusso in Svizzera. Sommerso dai debiti e ossessionato dalla propria rispettabilità, finisce nell’orbita di Alberto Fumagalli, eccentrico uomo d’affari che gli propone un piano di appropriazione indebita. Ne nasce un’alleanza improbabile, in un mondo dove le regole cambiano significato e ogni guaio può diventare un affare. Nel cast Fausto Russo Alesi, Paolo Pierobon, Marina Rocco e Matteo Cremoli; il film, coproduzione tra Italia e Svizzera, è stato girato tra Torino, la Brianza e il Canton Ticino. Ticinese è anche l’autore della colonna sonora, il compositore Victor Hugo Fumagalli, con le musiche edite da Edizioni Curci.
Alle 20:45 la stessa sala accoglie Ceniza en la boca, quarto film da regista di Diego Luna, il Cassian Andor della saga di Star Wars. Luna lo ha scritto con Abia Castillo e Diego Rabasa partendo dal romanzo del 2022 della messicana Brenda Navarro. Al centro c’è Lucila, ragazza messicana la cui madre è emigrata in Spagna quando lei e il fratello erano piccoli, per strapparli a un paese dove i bambini continuano a sparire. Dal Messico a Madrid, poi Barcellona e ancora il Messico: una migrazione che non si ferma mai, alla ricerca di una vita forse impossibile. Presentato in prima mondiale a Cannes lo scorso maggio, dove Luna non tornava da regista dai tempi di Abel nel 2010, ha come protagonista la giovane Anna Díaz, con Adriana Paz nel cast e Gael García Bernal tra i produttori.

Turturro, Elsinore e Whalefall in Sala Sinopoli
Il programma più ricco della giornata è quello della Sala Sinopoli. Alle 16:15, nella sezione Best of 2026, arriva The Only Living Pickpocket in New York, uno dei film più contesi dai festival dell’anno: Sundance, Berlino, Karlovy Vary, Telluride, Toronto e New York. Lo dirige Noah Segan, attore che il pubblico ha visto in Looper e in Knives Out di Rian Johnson, qui produttore esecutivo, al secondo film da regista dopo la commedia horror Blood Relatives. John Turturro è Harry Lehman, borseggiatore all’antica che attraversa una New York dove i portafogli pieni di contanti sono diventati carte di credito da bloccare con una telefonata. Quando sfila a Dylan, rampollo viziato di una famiglia criminale, una chiavetta USB che non avrebbe dovuto toccare, il tempo comincia a correre contro di lui. Attorno a Turturro recitano Steve Buscemi, Giancarlo Esposito, Tatiana Maslany e Jamie Lee Curtis.
Alle 18:30, per Grand Public, tocca a Elsinore di Simon Stone, il regista di The Dig. È la storia vera di Ian Charleson, l’attore scozzese che in Momenti di gloria era il velocista Eric Liddell. Londra, 1989: insoddisfatto dei ruoli che gli offrono, Charleson riceve la parte della vita, Amleto al National Theatre, raccolta dopo l’abbandono di Daniel Day-Lewis. Ma è malato di AIDS, la malattia gli consuma il corpo e, contro gli avvertimenti della sua dottoressa, decide di andare in scena fino in fondo. Morirà all’inizio del 1990, a quarant’anni, poche settimane dopo l’ultima replica, chiedendo che la causa della morte fosse resa pubblica. Lo interpreta Andrew Scott, con Olivia Colman nei panni della dottoressa e Billie Piper, Johnny Flynn e Joe Locke nel cast; la sceneggiatura è di Stephen Beresford, autore di Pride, e tra i produttori figura l’italiana Lucky Red.

Chiude la sala, alle 21:30, Whalefall: nella balena di Brian Duffield, nei cinema italiani da giovedì 15 ottobre. Il film nasce dal romanzo di Daniel Kraus, che firma la sceneggiatura con il regista: dopo la morte del padre (Josh Brolin), Jay Gardiner (Austin Abrams) si immerge al largo della costa californiana per ritrovarne i resti e viene inghiottito da un capodoglio, con appena un’ora di ossigeno per trovare una via d’uscita. Per girarlo, cast e troupe hanno passato un’estate dentro una balena ricostruita in un teatro di posa di Studio City.
Teatro Studio: Rushdie, un’opera prima e gli Irish Travellers
Anche il Teatro Studio Gianni Borgna ospita tre titoli. Alle 16:30, per Special Screenings, Tin Castle: per cinque anni il regista Alexander Murphy ha seguito gli O’Reilly, Pa, Lisa e i loro dieci figli, una famiglia di Irish Travellers che vive in roulotte ai margini della propria stessa comunità, alleva cavalli e difende abitudini sempre meno compatibili con l’Irlanda di oggi, mentre la minaccia di uno sfratto rende incerto il futuro.
Alle 19 l’anteprima mondiale di Clementine Orange, nella sezione Freestyle, primo lungometraggio di finzione dell’attrice e regista Lisa Forslund, in corsa per il Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane. Angelica scrive da tempo a John, un detenuto imponente con cui ha scambiato foto e affetto; quando lui ottiene un permesso di ventiquattro ore decidono di passarle insieme, ma John non è stato del tutto sincero e l’incontro non va come Angelica si aspettava.
Alle 21 il titolo forse più atteso tra i documentari: Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie di Alex Gibney, Oscar per Taxi to the Dark Side e autore di Enron e Going Clear, nella selezione per il Miglior Documentario. Il 12 agosto 2022, sul palco della Chautauqua Institution, nello stato di New York, Rushdie viene aggredito con un coltello e perde l’occhio destro. Gibney parte da lì e dal memoir che lo scrittore ne ha tratto, pubblicato in Italia da Mondadori come Coltello. Meditazioni dopo un tentato assassinio, per risalire fino a I versi satanici, alla fatwa dell’ayatollah Khomeini e ai trent’anni vissuti sotto minaccia di morte. Il film intreccia archivio, animazione, letture dell’opera di Rushdie e immagini inedite girate durante la convalescenza dalla moglie, la poetessa Rachel Eliza Griffiths. Presentato in prima mondiale al Sundance a gennaio, è il pezzo più politico della giornata.
Roma Lazio in Serie apre con Ingorgo
Il 14 ottobre apre anche Roma Lazio in Serie, la nuova casa della serialità promossa dalla Regione Lazio e dalla Fondazione Roma Lazio Film Commission, allestita fino al 25 ottobre nello spazio AuditoriumArte con incontri, podcast dal vivo e presentazioni a ingresso gratuito. Si comincia alle 12 con Steve Della Casa, coordinatore artistico dell’iniziativa, e il cast di Ingorgo, la commedia corale di Garbo Produzioni arrivata su Prime Video il 2 ottobre: con lui Mario Ermito, Antonio Catania e Gianni Fantoni. Il programma completo è su romalazioinserie.it.
Chi ha una sola serata libera deve scegliere tra il borsaiolo di Turturro e il coltello di Rushdie. Chi può permettersi il pomeriggio, invece, ha un appuntamento con Totò alla Casa del Cinema.












