Un anno fa la Sala Grande del Lido restò in piedi per oltre venti minuti davanti a La Voce di Hind Rajab, la ricostruzione firmata da Kaouther Ben Hania che valse alla regista tunisina il Leone d’Argento, Gran Premio della Giuria. Da quella stagione riparte adesso Venice4Palestine, che a dodici mesi di distanza torna a rivolgersi alla Biennale di Venezia, alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e ai lavoratori del cinema con un nuovo appello. Sullo sfondo, due film palestinesi entrati nella selezione ufficiale dell’83ª edizione, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre 2026.
Un anno dopo La Voce di Hind Rajab
Il precedente pesa. Nell’estate del 2025 il collettivo aveva raccolto oltre millecinquecento firme per chiedere alla Mostra una posizione netta sulla guerra a Gaza, e la proiezione del film di Ben Hania, secondo premio del concorso alle spalle del solo Leone d’Oro a Jim Jarmusch, era diventata il punto di massima esposizione di quelle istanze (#). Nei mesi successivi, ricorda l’appello, quella mobilitazione si è allargata ben oltre il festival. Il nuovo testo si presenta come la continuazione di quel percorso: stessa cornice, la Mostra, e richieste più circostanziate, rivolte non solo alle istituzioni ma anche ai professionisti del settore.
I due film palestinesi della selezione ufficiale
Il cuore cinematografico dell’appello sono i due titoli palestinesi presenti al Lido. Al Mowaten Osama (Citizen Osama), diretto da Ahmed Hassouna, è un documentario ambientato nel nord di Gaza e figura in Venice Open, Fuori Concorso, come coproduzione tra Palestina e Francia. Hiwar ma’ albahr (Conversation with the Sea), di Muayad Alayan, arriva in anteprima mondiale nella sezione Venezia Spotlight: racconta di Kamal, un palestinese di sessant’anni che vive a Gerusalemme e a cui un tribunale israeliano ordina di saldare un debito previdenziale intestato al figlio, annegato decenni prima nel Mar Rosso, di cui però non risulta traccia ufficiale.

È in ragione della loro presenza in selezione che il collettivo chiede alla Mostra di esporre la bandiera palestinese accanto a quelle degli altri Paesi rappresentati, per tutta la durata del festival.
Le richieste dell’appello
Il documento elenca alcune domande precise. Il collettivo chiede trasparenza lungo l’intera filiera cinematografica, dai finanziamenti alle coproduzioni fino alla distribuzione, e la sospensione di ogni accordo con enti e istituzioni legate al governo israeliano. Chiede inoltre la creazione di strumenti di tutela per i professionisti che scelgono di dissociarsi da quei rapporti, a partire da un documento elaborato con una squadra legale che intreccia Costituzione italiana, diritto internazionale e diritto d’autore.
Nel testo il collettivo parla apertamente di genocidio e richiama le tre condizioni poste nel 2005 dalla campagna BDS: la fine dell’occupazione, il riconoscimento dei diritti dei cittadini arabo-palestinesi di Israele e il diritto al ritorno dei rifugiati secondo la risoluzione 194 delle Nazioni Unite. Sono le posizioni dei promotori, che l’appello rivendica come strumento di pressione sulle istituzioni.
Chi ha firmato
Tra i primi firmatari il collettivo indica la premio Nobel Annie Ernaux, Roger Waters, Matteo Garrone, Anna Foglietta, Fabrizio Gifuni, Greta Scarano, Jasmine Trinca, Luigi Lo Cascio, Isabel Coixet, Nan Goldin, Paul Laverty, Teona Strugar Mitevska, Saleh Bakri e Céline Sciamma, insieme a numerose altre voci del cinema e della cultura internazionale. L’appello raccoglie anche l’adesione di associazioni e reti tra cui Global Sumud Flotilla, BDS Italia, Artists for Palestine, AMLETA e l’Unione Italiana Casting Directors.
Un nome, tra questi, segna un intreccio particolare con l’edizione in corso: Greta Scarano, che compare tra i firmatari, è anche la conduttrice, con Nicolas Maupas, delle serate di apertura e chiusura di Venezia 83.
Il panel dell’8 settembre alle Giornate degli Autori
L’iniziativa non si esaurisce nel testo. Il collettivo invita i lavoratori del cinema e dell’audiovisivo al panel Eppure Gaza continua a bruciare, a cosa serve vedere se non ad agire?, in programma martedì 8 settembre alle 17.30 alla Casa degli Autori, in Via Pietro Buratti 1 al Lido, nell’ambito delle Giornate degli Autori. All’incontro sono attesi esperti di diritto internazionale e rappresentanti delle realtà che sostengono l’appello, per illustrare il documento a tutela dei professionisti e discutere possibili forme di azione comune.
A un anno dalla stagione di Hind Rajab, insomma, la Mostra si ritrova di nuovo al centro di una domanda che riguarda il ruolo del cinema di fronte alla cronaca, e che il collettivo rilancia con richieste più definite di quelle del 2025.












