La rivelazione più discussa dell’intera trilogia sequel arriva in Episodio IX: The Rise of Skywalker, e riscrive buona parte di ciò che credevamo di sapere. Rey, l’orfana di Jakku che tutti pensavano fosse una nessuno, si scopre legata per sangue al villain più temuto della galassia. Attorno a quella scelta si è consolidata negli anni una teoria alternativa: e se, invece di renderla erede dell’Imperatore, il film l’avesse presentata come nipote di Obi-Wan Kenobi?
L’idea parte da un fatto ben preciso e verificabile. Quando Rey debutta in Il risveglio della Forza, appare subito chiaro che le origini di questa spazzina orfana sono importanti; l’angolo viene apparentemente accantonato da Gli ultimi Jedi, quando Kylo Ren le dice che è figlia di gente qualunque, salvo poi cambiare di nuovo direzione con The Rise of Skywalker, dove Kylo sostiene che sia la nipote dell’Imperatore Palpatine. È proprio questo dietrofront a suddividere il fandom.
Cosa ha stabilito il film sulle origini di Rey
Il canone ufficiale è chiaro, anche se contorto. The Rise of Skywalker rivela che Rey è la nipote di Sheev Palpatine, il politico di Naboo segretamente Signore Oscuro dei Sith, colui che provocò il crollo della Vecchia Repubblica e la nascita dell’Impero. Il tassello mancante è il padre di Rey. La novelization del film conferma che il Palpatine visto sullo schermo è un clone, cosa a lungo ipotizzata ma mai dichiarata esplicitamente nella pellicola, e rivela inoltre che il padre di Rey era un clone fallito di Palpatine, definito un “fallimento inutile e senza potere”.
Il materiale successivo ha dato un nome e una storia a quella figura. Uno dei prodotti degli esperimenti del culto Sith fu Dathan, uno strandcast generato dal template genetico di Sidious; benché fosse clone e figlio genetico di Sidious, non ne possedeva la forza nella Forza, ma generò una figlia sensibile alla Forza, Rey, insieme alla moglie Miramir. Sul grande schermo, quel breve sguardo ai genitori è affidato a due volti noti: nel film i genitori di Rey compaiono solo in un rapido flash e sono interpretati da Jodie Comer e Billy Howle.

La teoria dei fan: Rey nipote di Obi-Wan
La scelta di collegare Rey a Palpatine non ha convinto tutti, e non da oggi. Il legame con Kenobi, del resto, era una delle ipotesi più antiche del fandom. Rey, protagonista della trilogia sequel, è un’orfana capace di usare la Forza senza addestramento, e proprio per le sue abilità naturali per anni le teorie dei fan hanno ipotizzato che dovesse discendere da un altro potente utilizzatore della Forza, come il cavaliere Jedi Obi-Wan Kenobi.
A sostegno di questa lettura alternativa i fan citano un dettaglio preciso del primo capitolo della trilogia. Quando Rey tocca la spada laser di Luke, riceve una visione attraversata da suoni provenienti da ogni epoca della saga, tra cui la voce di Obi-Wan, resa da Alec Guinness attraverso il materiale d’archivio, che pronuncia il suo nome. Da qui l’argomento portante della teoria: se The Rise of Skywalker avesse fatto di Rey la nipote di Kenobi, quella voce e quello sguardo attraverso la Forza avrebbero avuto una spiegazione immediata. Lo stesso ragionamento, secondo i sostenitori, avrebbe chiarito la reticenza dei genitori a farsi trovare, dato che la caccia ai Jedi rendeva pericoloso qualunque legame con Kenobi, e avrebbe persino giustificato il fatto che Kylo Ren la percepisse come una nessuno, se i genitori sensibili alla Forza avessero mascherato la sua vera natura.
La teoria si spinge anche nel territorio dei prequel e delle serie animate. Chi la sostiene ricorda il legame tra Obi-Wan e Satine, suggerito in The Clone Wars, e immagina che un figlio segreto avrebbe spiegato perché un Kenobi così rigoroso con le regole abbia poi chiuso un occhio sul matrimonio clandestino tra Anakin e Padmé. In quest’ottica, lo scontro finale di Rey con Palpatine avrebbe acquistato un peso emotivo diverso, trasformandosi in una vittoria postuma proprio per il maestro Jedi che l’Imperatore aveva costretto alla fuga.
Va detto con onestà: si tratta di una teoria dei fan, non di un’alternativa mai realmente sviluppata da Lucasfilm, e nemmeno i suoi sostenitori la presentano come una soluzione perfetta ai problemi della trilogia. Resta però un esercizio rivelatore su quanto la scelta del sangue di Palpatine abbia diviso il pubblico.

Perché la questione conta ancora oggi
Il punto non è puramente teorico, perché Rey non ha chiuso la propria storia. Al termine di The Rise of Skywalker pur essendo una Palpatine per sangue, Rey adotta il cognome “Skywalker” dopo la fine della stirpe con Ben Solo. E il personaggio è destinato a tornare al centro della saga.
Il progetto è stato annunciato ufficialmente qualche anno fa e, alla data odierna, resta in lavorazione con un percorso tutt’altro che lineare. Presentato per la prima volta alla Star Wars Celebration del 2023, il film su Rey è stato pensato come un nuovo capitolo ambientato dopo The Rise of Skywalker, con Sharmeen Obaid-Chinoy alla regia e Daisy Ridley pronta a riprendere il ruolo di Rey. Ambientato circa 15 anni dopo The Rise of Skywalker, il progetto dovrebbe seguire Rey nel tentativo di ricostruire l’Ordine Jedi in una galassia post Primo Ordine.
Lo sviluppo, però, è stato accidentato. Il film avrebbe cambiato più sceneggiatori, tra cui Damon Lindelof, Justin Britt-Gibson, Steven Knight e, più di recente, George Nolfi, mentre Lucasfilm ha fornito pochi movimenti concreti. Sul fronte del cast, al momento le conferme ufficiali restano poche: a parte Daisy Ridley, nessun altro attore è stato annunciato come parte del film.
Riportare al centro della saga un personaggio la cui origine ha diviso il pubblico significa dover fare i conti con quell’eredità, comunque la si valuti. La teoria su Kenobi resta ciò che è sempre stata, una fantasia dei fan, ma la sua persistenza dice qualcosa di preciso: la vera domanda aperta non è chi fosse il nonno di Rey, bensì come Lucasfilm intenda raccontarla adesso che deve reggere, da sola, un nuovo capitolo della galassia lontana lontana.












