Home Documentari‘Seveso’: HBO Max racconta i 50 anni della diossina

‘Seveso’: HBO Max racconta i 50 anni della diossina

A cinquant'anni dall'incidente Icmesa, la piattaforma annuncia una docuserie in tre episodi firmata Fandango, tra memoria collettiva e responsabilità industriale.

by Mauro Terrone

Il 10 luglio 1976 il cielo sopra Seveso cambiò colore, e da quel momento il nome di questo comune della Brianza è diventato sinonimo di disastro ambientale. Cinquant’anni dopo, HBO Max sceglie proprio quella data per annunciare una nuova docuserie originale, intitolata “Seveso – Il disastro della diossina”, che ricostruirà una delle vicende più drammatiche della storia industriale italiana.

Una produzione Fandango in associazione con Feltrinelli, prodotta da Domenico Procacci e Laura Paolucci. La sceneggiatura porta la firma di Chiara Battistini, Matteo Liuzzi, Niccolò Martin e Fabio Ragazzo, mentre la regia è affidata a Chiara Battistini, come confermato dalla stessa produzione. La serie sarà disponibile prossimamente in esclusiva sulla piattaforma streaming.

Un dettaglio non secondario riguarda l’origine del progetto: la docuserie nasce da un podcast. Il progetto nasce dal podcast Seveso – La Chernobyl d’Italia, produzione originale Audible, trasformando il racconto audio in una docuserie che approfondisce uno degli eventi più significativi della storia italiana del secondo dopoguerra. Il podcast, disponibile su Audible dal 2022, era stato scritto da Matteo Liuzzi con la regia di Niccolò Martin e narrato dalla voce di Massimo Polidoro: un progetto che aveva già raccontato con taglio quasi investigativo i retroscena della vicenda, prima che la stessa squadra di autori (con l’aggiunta di Chiara Battistini e Fabio Ragazzo) approdasse alla scrittura della versione televisiva.

La sinossi diffusa da HBO Max racconta i fatti con la crudezza che il tema richiede. Nonostante i vertici dell’azienda e alcuni politici tentino di insabbiare la verità, minimizzando l’accaduto, nell’aria sono appena stati rilasciati chili di diossina, un veleno all’epoca sconosciuto ed impossibile da eliminare. È una sostanza killer silente, infida, cancerogena anche ad anni di distanza, perché si accumula nei corpi degli uomini e degli animali, nell’acqua, nella terra. Una descrizione che non lascia spazio a mezzi termini e che inquadra subito il tono con cui la docuserie intende affrontare la materia: non un semplice esercizio di memoria storica, ma la ricostruzione di un meccanismo di occultamento che ha avuto conseguenze durature.

L’incidente all’origine di tutto avvenne all’interno dello stabilimento chimico della zona. Il 10 luglio 1976, un grave incidente si verifica presso l’Icmesa, una fabbrica di proprietà di una multinazionale svizzera, specializzata nella produzione di sostanze chimiche per i settori cosmetico e farmaceutico. Da quel momento, il territorio brianzolo si trasformò in un caso di scuola internazionale: quello di Seveso è stato uno dei più gravi disastri chimico-ambientali della storia mondiale causati dall’uomo, un trauma nazionale che ha causato danni irreversibili ma ha anche aperto gli occhi al mondo sull’importanza della tutela della salute e dell’ambiente.

Ciò che rende la vicenda di Seveso un caso particolarmente complesso da raccontare è la natura stessa del pericolo: non un’esplosione, non un incendio visibile, ma una nube quasi impalpabile che ha lasciato il segno per decenni. Le fonti giornalistiche che hanno seguito l’annuncio sottolineano proprio questo aspetto, descrivendo una nube uscita dall’impianto chimico che non aveva l’aspetto spettacolare di una catastrofe immediata, non somigliava alle immagini con cui spesso si raccontano i disastri industriali, eppure portava con sé un veleno silenzioso, capace di insinuarsi nella catena alimentare e nei corpi delle persone per anni. È probabilmente questo l’elemento più difficile da restituire in immagini, ed è anche il motivo per cui l’esperienza sonora del podcast, con la sua capacità di scavare nei documenti e nelle testimonianze, ha rappresentato una base narrativa solida da cui partire.

Il podcast Audible, del resto, non si era limitato alla cronaca dell’incidente. Nella sua costruzione originaria affrontava anche i lati più oscuri e meno noti della vicenda, comprese le zone d’ombra che per anni hanno alimentato interrogativi tra gli abitanti della zona. Il racconto audio metteva in fila la morte improvvisa degli animali, i ricoveri dei bambini affetti dalla cloracne, i rischi di malformazione nei feti e gli aborti allora illegali, l’atteggiamento minimizzante dell’azienda, l’evacuazione, l’arrivo dell’esercito, la bonifica, senza tralasciare i misteri legati ai rifiuti mai smaltiti. È un impianto narrativo ricco, quasi da instant thriller storico, che la trasposizione televisiva erediterà inevitabilmente, pur con un linguaggio e un ritmo diversi da quelli dell’audio.

Resta da capire come la docuserie tradurrà in immagini un evento privo, per sua natura, di un’iconografia spettacolare: niente macerie, niente fiamme, ma documenti, testimonianze, ricostruzioni e probabilmente il contributo di chi quei giorni li ha vissuti sulla propria pelle. È una sfida produttiva non banale, perché il vero protagonista della storia, la diossina, non si vede: agisce nel tempo, si deposita nei tessuti, riemerge in forma di malattie e conseguenze sanitarie che si manifestano anche a distanza di anni.

Sul piano editoriale, la scelta di HBO Max di puntare su un capitolo così specifico della storia italiana conferma un interesse crescente delle piattaforme internazionali per i grandi casi di cronaca e ambiente nostrani, in un filone che negli ultimi anni ha prodotto diverse docuserie di true crime e ricostruzioni storiche. Con Seveso, però, il tema cambia registro: non c’è un colpevole singolo da inseguire, ma un sistema industriale e istituzionale che per settimane ha scelto la via della minimizzazione, con conseguenze che la comunità scientifica ha continuato a studiare per decenni.

La data dell’annuncio, alla vigilia esatta dell’anniversario, non è casuale e restituisce all’operazione un peso simbolico preciso. Il pubblico dovrà attendere ancora per conoscere una finestra di uscita più precisa, ma l’annuncio segna comunque un momento significativo per la memoria pubblica di un disastro che, cinquant’anni dopo, resta un riferimento imprescindibile per chiunque parli di sicurezza industriale in Europa.

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