Quando pensiamo agli interpreti che hanno definito l’identità della serialità televisiva americana degli ultimi trent’anni, il nome di David Boreanaz emerge con una forza particolare. Non per caso, ma perché i suoi personaggi sono rimasti vivi nella memoria collettiva ben oltre la durata delle loro serie. Quello che lo contraddistingue non è una caratteristica recitativa eclatante, ma una straordinaria capacità di dare corpo e complessità a uomini tormentati, affascinanti, che abitano il mondo con una miscela di vulnerabilità e carisma.
L’Italian Global Series (3-11 luglio, tra Rimini e Riccione) ha scelto di portare questo protagonista direttamente di fronte al pubblico italiano. Giovedì 9 luglio, all’Arena Ceccarini di Riccione, Boreanaz sarà protagonista di una conversazione speciale, moderata dal giornalista Hakim Zejjari, dove ripercorrerà la genesi e il dietro le quinte dei suoi ruoli più memorabili.
La carriera di Boreanaz decolla nel 1997 con Buffy l’ammazzavampiri. Il personaggio di Angel è un punto di rotazione nella storia della serie: un vampiro dal volto d’uomo, maledetto a provare un’anima e costrretto a sentire il peso di ogni morte che ha commesso. Quello che Boreanaz fece di Angel non fu semplicemente recitare il “cattivo attraente”. Fu costruire un arco narrativo dove la sofferenza interiore e il desiderio di redenzione convivevano con il pericolo genuino. Angel non era leggero, non flirtava con il male: era il male intrappolato nella consapevolezza di esserlo. Questo complesso equilibrio rese il personaggio sufficientemente potente da meritarsi uno spin-off autonomo di cinque stagioni, Angel appunto, dove Boreanaz poteva esplorare ancora più profondamente le sfumature di questo essere sospeso tra due mondi.
Nel 2005, Boreanaz approda a Bones, la serie poliziesca che lo accompagnerà per dodici anni. Seeley Booth è un universo completamente diverso da Angel. Qui non c’è anima torturata, ma pragmatismo americano, ironia come meccanismo di difesa, e una lealtà ferrea verso chi lo circonda. Il fascino di Booth risiede proprio in questa ordinaria solidità: è un agente dell’FBI che sa fare il suo lavoro, che conosce la psicologia dei criminali perché ne ha visti molti, e che si confronta costantemente con una partner – la dottoressa Brennan, magistralmente interpretata da Emily Deschanel – che rappresenta l’ordine scientifico dove lui vede caos umano.
Ciò che colpisce, riflettendo sulla longevità di Bones, è che Boreanaz non ha mai ceduto alla tentazione di trasformare Booth in una figura monocromatica. Il personaggio evolve, vulnera, cresce. Durante questi dodici anni ha anche firmato la regia di diversi episodi, segno di una competenza che va oltre l’interpretazione: un attore che iniziava a comprendere veramente come si costruisce la televisione dall’interno.

Dal 2017 al 2024, Boreanaz ha guidato SEAL Team nei panni del Master Chief Jason Hayes. In questo ruolo, passato e presente si intrecciano. Hayes non è un personaggio calato improvvisamente in una squadra tattile: è il fulcro emotivo, il veterano che porta con sé i traumi di decenni di servizio militare. Boreanaz ha affrontato questo ruolo con la serietà che meritava, esplorando come il coraggio militare e la fragilità psicologica possono coesistere. Non una contraddizione, ma una realtà.
Tra i progetti futuri figura The Rockford Files, remake della serie cult degli anni ’70. Boreanaz vestirà i panni di James Scott Rockford, eredità diretta di James Garner. Non è una sfida da poco: Garner ha dato al personaggio una leggerezza ironica, un’eleganza losca. Quello che Boreanaz potrebbe portare è una versione più contemporanea di questo investigatore privato, mantenendo quella verve ma aggiungendo la profondità che caratterizza i suoi ultimi ruoli.
L’incontro all’Italian Global Series non è soltanto un’occasione per i fan di scattare foto accanto a una star. È un momento di riflessione su come certa televisione americana ha costruito, negli ultimi tre decenni, archetipi che rimangono significativi perché parlano di conflitti interiori, di uomini che cercano di fare la cosa giusta in mondi spesso ostili.
David Boreanaz ha interpretato questi uomini con una coerenza interpretativa raramente vista, senza cedere al caricaturale, mantenendo sempre una tensione narrativa che tiene il pubblico attaccato allo schermo. Questo è quello che lo rende uno dei pilastri della serialità statunitense e della televisione globale.
Il 9 luglio, a Riccione, avremo l’occasione di comprendere da dove vengono queste scelte, come un attore costruisce un personaggio iconico, e quale sia lo spazio interiore da cui emergono i suoi migliori lavori.












