Home CuriositàVideo verticale: un potenziale da 150 miliardi ma c’é un festival tutto italiano

Video verticale: un potenziale da 150 miliardi ma c’é un festival tutto italiano

Uno studio di Owl & Co. misura un mercato da 150 miliardi dominato da Meta e ByteDance. Ma il formato ha un'altra storia e a Roma si chiama VerticalMovie Festival.

by Mauro Terrone

Il video verticale ha smesso di essere una curiosità da smartphone per diventare uno dei comparti più ricchi dell’intrattenimento digitale. Il video verticale genererà 150 miliardi di dollari quest’anno, ed è una cifra che esclude la Cina, il paese dove il formato è nato. Il dato arriva da uno studio firmato dalla società di ricerca e consulenza Owl & Co., che ha misurato l’andamento del settore nella prima metà del 2026.

La crescita è impetuosa. La ricerca stima che l’industria del video verticale raggiungerà i 150 miliardi di dollari di ricavi, Cina esclusa, nel 2026, in aumento del 42% su base annua rispetto ai 106 miliardi dell’anno precedente. È un balzo che avvicina il comparto ai volumi generati negli Stati Uniti dallo streaming in abbonamento, segno che non si tratta più di un fenomeno di nicchia.

Un punto merita chiarezza, perché è facile confondere i numeri. La cifra da 150 miliardi non riguarda solo i microdrama, ma l’intero ecosistema del verticale. Il report sostiene di essere il primo che dimensiona il video verticale nel suo complesso anziché come una somma di app, e osserva che altre stime hanno tracciato solo i microdrama, un sottoinsieme che vale circa 4 miliardi del totale. Il conteggio comprende ricavi pubblicitari, spesa dei consumatori e commissioni sullo shopping su TikTok, Instagram e Facebook Reels, YouTube Shorts e app native verticali, incluse tutte quelle di microdrama e la piattaforma di live shopping Whatnot, ma non gli accordi di brand pagati direttamente ai creator né il valore lordo della merce venduta.

La torta è quasi tutta pubblicitaria e concentrata in poche mani. La maggior parte dei 150 miliardi è attesa dall’advertising, circa 131 miliardi, veicolata da piattaforme come TikTok, Instagram, YouTube e Facebook. Tre soli gruppi dominano la scena: Meta con Instagram e Facebook, ByteDance con TikTok e YouTube generano insieme il 94% dell’intero valore. Gli Stati Uniti pesano da soli circa il 40% dei ricavi previsti per il 2026.

Il campo è affollatissimo, ed è qui che il boom mostra il suo rovescio. Il settore è innegabilmente sovraffollato: la ricerca di Owl & Co. conta quasi 2.000 app in tutto il mondo che propongono contenuti e si contendono l’attenzione dei consumatori. La sovrapproduzione comincia a pesare. Il ritmo di lancio di nuove serie è cresciuto del 25% nel secondo trimestre dell’anno, ma il tempo di visione complessivo dei nuovi titoli è calato del 4%, un segnale che lo streaming tradizionale ha imparato anni fa sui rendimenti marginali decrescenti del lanciare troppi show.

Da qui in avanti, per chi investe, la partita è tutta di margini e di pubblico da trattenere. Ma il verticale non è solo questo, e per accorgersene basta spostarsi a Roma. Il VerticalMovie Festival, nato nel 2018 in Piazza del Popolo per intuizione del direttore artistico Salvatore Marino, è stato il primo evento al mondo dedicato al cinema in formato 9:16, e ha anticipato di anni la corsa industriale che oggi vale potenzialmente 150 miliardi di dollari.

Alla sua nona edizione, ospitata alla Casa del Cinema dopo essere passato per il Macro Asilo e gli Studi di Cinecittà, il festival raccoglie cortometraggi da oltre cento paesi e li distribuisce in sezioni che dicono molto della sua idea di verticale: Vertical Green per l’ambiente, Vertical Voices per i diritti e le minoranze, Vertical AI per le opere generate con l’intelligenza artificiale, Vertical Open a tema libero. La stessa intelligenza artificiale che nella ricerca di Owl & Co. fa salire il numero di uscite, qui diventa materia di concorso e non solo leva produttiva.

La distanza dai microdrama di ReelShort e DramaBox è evidente, e non è una questione di soldi. Là il verticale è un imbuto che deve convertire l’installazione in abbonamento, qui è una grammatica visiva con cui si prova a fare autore, dentro dieci minuti e nel formato dello smartphone. Il premio principale, una cinepresa professionale Canon EOS 50 invece di una posizione in classifica, dice da che parte guarda la manifestazione. È il promemoria che, prima di diventare la macchina pubblicitaria misurata da Owl & Co., il verticale è stato per qualcuno una domanda sul modo di raccontare e che le due cose, per ora, continuano a correre su binari diversi. E allora, mentre negli Stati Uniti e altrove il verticale viene misurato soltanto in profitto, l’Italia resta uno dei pochi luoghi in cui gli si chiede di essere prima di tutto ciò da cui il cinema è nato: arte.

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