Home Italian Global Series FestivalJohn Ridley e Stefano Raffaele in mostra a Rimini: quando il fumetto DC diventa uno sguardo scomodo sul potere

John Ridley e Stefano Raffaele in mostra a Rimini: quando il fumetto DC diventa uno sguardo scomodo sul potere

Dal 4 al 19 luglio, Palazzo del Fulgor a Rimini ospita tre opere che usano Gotham City, gli alieni e l'horror per raccontare il mondo reale.

by Mauro Terrone

Quando un Premio Oscar e un fumettista italiano costruiscono insieme tre storie in cui ogni villain è anche uno specchio, il risultato non è semplice intrattenimento in costume. È qualcosa di più fastidioso, nel senso migliore del termine.

Dal 4 al 19 luglio, il Palazzo del Fulgor di Rimini, sede del Fellini Museum, ospita la mostra Spade e pallottole: I conflitti identitari nei fumetti di John Ridley e Stefano Raffaele, curata da Alberto Brambilla e Andrea Fornasiero. L’iniziativa nasce dalla convergenza di due appuntamenti culturali importanti per la città romagnola: l’Italian Global Series, il festival audiovisivo diretto da Marco Spagnoli e voluto dalla Sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, e il Cartoon Club & RiminiComix, giunto alla sua 42ª edizione, uno degli appuntamenti dedicati al fumetto e all’animazione tra i più radicati in Italia.

La scelta della location non è neutra. Il Fellini Museum è un luogo che ha costruito la propria identità sull’intersezione tra cinema, visione e cultura popolare. Accogliere una mostra di fumetti con un taglio così cinematografico, in un palazzo che porta il nome della sala dove Fellini vide i suoi primi film, ha una coerenza che va oltre il simbolico.

Due autori, tre opere, un unico filo

John Ridley è uno di quegli autori che non si lasciano rinchiudere in una categoria. Sceneggiatore, romanziere, regista, produttore televisivo: ha vinto il Premio Oscar per la migliore sceneggiatura non originale per 12 anni schiavo nel 2014, ha creato American Crime per ABC, che si è aggiudicata un Emmy, e ha lavorato per entrambi i grandi editori di fumetti americani, Marvel e DC Comics, con titoli come The Other History of the DC Universe e The Next Batman. Quello che lo accomuna al fumetto è lo stesso interesse che attraversa tutta la sua carriera: le strutture del potere, la razza, l’identità, la responsabilità individuale dentro sistemi corrotti.

Stefano Raffaele è una di quelle eccellenze italiane che il mercato anglosassone conosce meglio di quello domestico. Esordisce in Italia nel 1994, ma già dall’anno successivo lavora per i principali editori americani, disegnando X-Men, Batman, Birds of Prey, Conan e Aliens. In seguito costruisce una carriera parallela nel mercato francese, con serie come Pandemonium, Prométhée e Olympus Mons realizzate con Christophe Bec. Nel 2023 e nel 2025 riceve due nomination agli Eisner Awards, considerati gli Oscar del fumetto mondiale, e nel 2026 vince il Premio Coco come Eccellenza Italiana nel Mondo. La sua opera più recente da autore completo, Only the Savage Are Left, realizzata con Zack Kaplan, testimonia una maturità creativa che va ben oltre il disegno di servizio.

Il sodalizio tra i due produce tre opere che la mostra mette in dialogo.

Gotham come metafora della polizia reale

La prima è G.C.P.D. Il muro di gomma, miniserie DC del 2022 che sposta il punto di vista dall’eroismo muscolare dei supereroi alla burocrazia marcia di un corpo di polizia. Al centro c’è Renee Montoya, poliziotta e commissaria di Gotham: una figura che deve fare i conti con scoperte sgradevoli su uno dei suoi nuovi reclute, in una spirale che rende ancora più difficile rispettare la legge in una città come Gotham. La scelta di Ridley è precisa: togliere il mantello e mettere la divisa. Gotham senza Batman è una città che somiglia molto alle città reali, con le loro forze dell’ordine che oscillano tra protezione e oppressione. Raffaele porta in questo contesto un tratto deciso, vignette widescreen che ragionano per blocchi orizzontali, più vicine al linguaggio del cinema d’autore che alla gabbia tradizionale del fumetto supereroistico.

La mostra dedica a questa opera una parte significativa del percorso, con stampe digitali ad alta definizione degli interni messe a confronto con le tavole originali di copertine e studi preparatori. Non è soltanto una scelta espositiva: è un modo per rendere visibile il processo creativo, quello spazio tra intenzione e risultato che normalmente rimane invisibile al lettore.

Alieni come specchio delle discriminazioni

Il secondo capitolo di questa collaborazione, Ministry of Compliance del 2023, sposta il terreno verso la fantascienza. L’elemento alieno, invece di essere trattato come minaccia esterna, viene usato come dispositivo narrativo per mettere in scena qualcosa di molto più terrestre: la discriminazione sistemica che le minoranze subiscono nelle strutture istituzionali. È un meccanismo narrativo con una lunga tradizione nel fumetto americano, che qui trova una declinazione contemporanea precisa. Ridley sa come costruire il sottotesto senza renderlo didascalico; Raffaele sa come tradurlo visivamente senza scadere nell’illustrazione di servizio.

Horror, EC Comics e la viralità dei social

Il terzo lavoro è Trigger Warning del 2024, pubblicato su Creepshow, la serie antologica horror che si richiama esplicitamente alla tradizione delle EC Comics, quelle riviste anni Cinquanta che usavano il genere per fare satira sociale. Per Raffaele questa scelta ha anche una dimensione personale: le EC Comics erano amate dal padre, e lavorarci rappresenta una forma di continuità affettiva con le proprie radici. Quello che ci troviamo davanti è una storia horror contemporanea che usa il linguaggio del terrore per smontare la meccanica della viralità sui social network: un tema di stringente attualità, trattato con gli strumenti più antichi del genere.

Quello che colpisce, guardando le tre opere insieme, è la coerenza tematica che le attraversa. In tutti e tre i casi si racconta una forma di conflitto identitario, spesso portato da personaggi che si trovano a dover scegliere tra fedeltà a un sistema e fedeltà a se stessi. Due Facce e Renee Montoya in G.C.P.D., l’elemento alieno come metafora dell’altro discriminato, il horror come amplificatore di derive sociali reali: Ridley porta sempre questa domanda, e Raffaele trova ogni volta il modo di darle una forma visiva convincente.

Perché questa mostra conta

Una mostra come Spade e pallottole fa una cosa rara nel panorama italiano: tratta il fumetto americano mainstream come quello che è, cioè un territorio narrativo in grado di ospitare riflessioni politiche e sociali sofisticate, senza per questo perdere la sua natura popolare. Non è una mostra per addetti ai lavori, né un’esposizione celebrativa fine a se stessa. È un invito a leggere tre opere con attenzione, a capire perché certe scelte di inquadratura, certi personaggi ambigui e certi salti di genere non sono capricci stilistici ma scelte precise di senso.

Il manifesto della mostra, realizzato appositamente da Raffaele e dedicato a Due Facce e Renee Montoya, riassume bene questa tensione: un villain e una poliziotta, entrambi di Gotham, entrambi alle prese con una doppia natura. Non è una coincidenza. È un programma.

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