Il film che porta Din Djarin e Grogu sul grande schermo si presenta come un’avventura relativamente autonoma, ma chi conosce bene l’universo di Star Wars sa che certe azioni non rimangono mai senza conseguenze. Quello che accade nel finale di “The Mandalorian and Grogu” è molto più di una missione compiuta: è una miccia accesa.
Nella sequenza conclusiva del film, Din Djarin (interpretato da Pedro Pascal, insieme a Brendan Wayne e Lateef Crowder, con i tre attori che condividono il ruolo a schermo) e il piccolo Grogu si infiltrano nel palazzo dei Gemelli, cugini di Jabba the Hutt e nuovi signori del crimine che hanno ereditato parte del suo impero. L’obiettivo è liberare Rotta the Hutt e trovare un modo per lasciare il pianeta. La missione riesce, ma il prezzo è alto in senso geopolitico: uno squadrone bombardiere della Nuova Repubblica rade al suolo il palazzo, distruggendo anche le forze droidi della Droid Gotra nel processo.
In apparenza, è un lieto fine. In prospettiva narrativa, è l’inizio di qualcosa di molto più complicato.
La storia di Star Wars ha sempre trattato gli Hutt come una forza da non sottovalutare. Durante le Guerre dei Cloni, sia la Repubblica che i Separatisti cercarono attivamente di corteggiare le famiglie Hutt per ottenere l’accesso alle loro rotte iperspaziali nei Territori della Fascia Esterna. Organizzazioni così influenti da essere trattate come potenze neutrali non scompaiono dopo la perdita di un palazzo.

Jabba the Hutt era potente, ma era solo uno dei tanti. Gli Hutt sopravvissuti, sparsi tra Nal Hutta, la sua luna Nar Shadda e vari angoli della galassia, non assisteranno passivamente alla distruzione di una loro roccaforte per mano della Nuova Repubblica. La stessa logica che spinse i Gemelli a volersi vendicare del Mandaloriano per aver rifiutato di consegnare loro Rotta si applica ora, su scala molto più ampia, all’intera famiglia Hutt nei confronti della Nuova Repubblica.
E questo arriva in un momento particolarmente delicato: la Nuova Repubblica deve già fronteggiare il ritorno del Grande Ammiraglio Thrawn e, più avanti nel tempo della saga, la minaccia crescente del Primo Ordine. Aggiungere una guerra con i Signori del Crimine della Fascia Esterna non è esattamente quello di cui la galassia ha bisogno.
Al centro di questo potenziale disastro diplomatico c’è il Colonnello Ward, interpretato da Sigourney Weaver. Nel film, il personaggio agisce di propria iniziativa, ordinando il bombardamento del palazzo Hutt per estrarre il Mandaloriano, Grogu e Rotta. Un’azione coraggiosa, per certi versi. Ma anche un atto unilaterale che potrebbe avere ricadute gravissime.

Nella stessa storia del film, il personaggio di Zeb (doppiato da Steve Blum) aveva già avvertito Din Djarin che, al di fuori della giurisdizione della Nuova Repubblica, non sarebbe stato possibile chiamare rinforzi. Il Colonnello Ward li ha chiamati comunque, oltrepassando quella linea e dichiarando di fatto guerra agli Hutt a nome di un governo che non aveva autorizzato nulla del genere.
Il contesto politico della Nuova Repubblica in questo periodo della cronologia di Star Wars è ben preciso: la Cancelliera Mon Mothma è profondamente orientata alla pace, al punto da aver ridotto il proprio arsenale militare. Basta guardare a quanto sia stato difficile, nella serie “Ahsoka”, per la Generale Hera Syndulla ottenere anche solo il permesso di indagare sulle voci legate al ritorno di Thrawn, senza che il Senato sollevasse obiezioni. Un’azione bellica non autorizzata contro un’organizzazione criminale con il peso politico degli Hutt è esattamente il tipo di incidente che potrebbe portare il Colonnello Ward davanti a una corte marziale.
Jon Favreau, creatore dell’universo narrativo che ha dato vita a “The Mandalorian”, ha ribadito più volte in interviste pubbliche che tutto nell’universo di Star Wars è collegato. Le scelte fatte in “The Mandalorian and Grogu” non vivono in una bolla separata: si inseriscono in una galassia che è già sotto pressione da più fronti. Quando la Nuova Repubblica si troverà assediata dalle minacce della Fascia Esterna, le radici di quella crisi potrebbero passare esattamente da questo palazzo distrutto, da questa missione apparentemente riuscita e da un bombardamento che nessun Senato aveva ordinato.
Come aveva imparato Han Solo ne “L’Impero Colpisce Ancora”, far arrabbiare gli Hutt ha sempre un prezzo. E in “The Mandalorian and Grogu”, quel prezzo potrebbe essere ancora tutto da pagare.
