Al Festival di Venezia 2025, tra i titoli più attesi c’era Jay Kelly, l’incontro tra George Clooney e Noah Baumbach. Un film accolto con lunghi applausi ma anche con critiche severe, segno di un’opera che non lascia indifferenti.
La storia ruota attorno a un attore hollywoodiano giunto in Italia per ricevere un premio alla carriera. Un viaggio che diventa occasione per riflettere sulla propria vita: i successi, i fallimenti, le assenze come padre, i rimorsi verso gli amici. Clooney presta al personaggio il suo stesso carisma, ma lo piega in una direzione malinconica e fragile, mostrandosi meno divo e più uomo, meno icona e più creatura in cerca di senso.
Il film alterna momenti sinceri e intensi a passaggi più prevedibili e autoreferenziali. Baumbach gioca con i modelli di Fellini e Woody Allen, ma spesso si affida troppo al fascino del riferimento, rischiando di soffocare la voce personale che pure emerge in alcune scene. Ci sono lampi memorabili, come la danza improvvisata in piazza sulle note di Rumore, che restituisce la leggerezza della commedia, o una battuta finale che, pur semplice, riesce a colpire il cuore. Al tempo stesso, però, la durata abbondante e la costruzione retorica di certi flashback appesantiscono il racconto, lasciando la sensazione di un film che poteva dire di più con meno.
Perché vederlo
Jay Kelly non è un film perfetto: è diviso, a tratti irritante e a tratti luminoso. Ma proprio in questa contraddizione trova la sua ragione d’essere. È un’opera che mette alla prova lo spettatore, lo invita a chiedersi se sta assistendo a una confessione sincera o a un esercizio di narcisismo, e in questa ambiguità rivela la sua forza. Per chi ama il cinema che non si limita a intrattenere ma si interroga su se stesso, vale la pena di essere visto.
Tra luci e ombre, Jay Kelly è uno dei titoli più divisivi di Venezia 82. Non consegna il capolavoro che molti attendevano, ma lascia un segno per il modo in cui Clooney sceglie di mettersi a nudo e Baumbach di giocare con il confine tra mito e fragilità. Un film imperfetto, che oscilla tra cadute e momenti di grazia, e che proprio per questo rimane difficile da dimenticare.