Il 21 maggio 1980 accadeva qualcosa di più di un semplice debutto cinematografico: nelle sale statunitensi appariva L’Impero colpisce ancora, il secondo, potente atto della saga galattica di Star Wars. A quarantacinque anni di distanza, quella pellicola non ha perso nemmeno un atomo del suo magnetismo. Anzi, si è trasformata in un monolite culturale, il vertice emozionale e visivo dell’intera epopea. George Lucas, invece di ripetere la formula del successo del primo film, compì una scelta coraggiosa: immerse lo spettatore in un universo più oscuro, complesso, tormentato.
L’Impero colpisce ancora non è un sequel qualsiasi, è una discesa nell’anima dei personaggi, una riflessione sulla perdita e sul fallimento, che scardina il classico lieto fine hollywoodiano e ridefinisce i confini della space opera. La regia di Irvin Kershner — ex mentore di Lucas — aggiunge un respiro più umano e teatrale, lasciando spazio a emozioni crude e sinceri turbamenti: Han e Leia si scontrano e si amano come due cuori ribelli, Luke affronta i demoni della sua identità, mentre l’Impero incombe come una tempesta fredda e inarrestabile. Poi arriva quella frase — «No, io sono tuo padre» — che non è solo un colpo di scena, ma una frattura epocale nella narrazione cinematografica: una rivelazione che nessuno si aspettava, custodita gelosamente da Lucas con un inganno quasi shakespeariano sul set, per proteggere il segreto fino all’ultimo.
E mentre la storia si arricchisce di figure immortali come Yoda — il piccolo grande filosofo Jedi dalla saggezza antica — o Lando Calrissian, affascinante e ambiguo, la saga si espande anche visivamente: Cloud City fluttua come un sogno art déco, la battaglia di Hoth scuote lo schermo con il suo gelo metallico, e la fuga tra gli asteroidi brilla ancora oggi come un capolavoro di tecnica ed emozione. A tessere tutto questo, la colonna sonora di John Williams: l’Imperial March, solenne e minacciosa, diventa la voce stessa del lato oscuro. All’epoca, le reazioni furono contrastanti; ma col tempo, Empire è stato riconosciuto come il cuore pulsante della saga, il punto di riferimento per ogni “atto secondo” che ambisca alla grandezza. Non è solo fantascienza: è tragedia, mito, redenzione. E oggi, come nel 1980, L’Impero colpisce ancora… nel profondo.
Incassi da galassia lontana
- Incasso mondiale: $538 milioni (comprese le riedizioni)
- Biglietti venduti USA e Canada: oltre 98 milioni
- Budget: circa $18 milioni (autofinanziato da Lucas)
- Secondo film più redditizio del 1980 negli USA
Riconoscimenti e eredità culturale
- Premi Oscar 1981: Miglior sonoro e Migliori effetti visivi
- Inserito nel National Film Registry nel 2010
- Considerato da fan e critici il capitolo più amato della saga
Curiosità dietro le quinte
- La battuta “No, io sono tuo padre” fu tenuta segreta con un bluff sul copione
- Le scene sulla neve furono girate in Norvegia durante una vera tempesta
- Yoda interpretato da Frank Oz, candidato (non accettato) come miglior attore non protagonista
- Cloud City ispirata all’art déco e ai sogni utopici degli anni ’30
- L’Imperial March di John Williams è oggi il simbolo del Lato Oscuro
