Nel 1941, al confino su un’isola di poco più di un chilometro e mezzo quadrato, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi misero nero su bianco un’idea che allora sembrava folle: un’Europa unita. Il Manifesto di Ventotene uscì da quello scoglio pontino di nascosto, grazie anche a Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann. Oltre ottant’anni dopo, l’isola continua a esportare la stessa parola, Europa, con un mezzo diverso: il cinema.
Il Ventotene Film Festival, ideato e diretto da Loredana Commonara, è arrivato alla trentunesima edizione e domenica 4 ottobre chiude sei serate di proiezioni cominciate il 29 settembre. Quest’anno la manifestazione ha allargato la mappa: i film sull’isola, gli incontri e le premiazioni a Roma, nella sede della Fondazione Roma Lazio Film Commission. Il momento più atteso è già passato agli archivi: giovedì 1° ottobre Benedetta Porcaroli e Michele Riondino hanno ricevuto il Premio Vento d’Europa. Arrivarci non è stato scontato: la stessa Commonara ha parlato di «un percorso segnato da grandi difficoltà», portato avanti per difendere quello che definisce un piccolo gioiello culturale.
Il Premio Vento d’Europa a Benedetta Porcaroli e Michele Riondino
Il premio è il cuore identitario del festival. Nato nel 2011 per i settant’anni del Manifesto, coordinato dal critico Federico Pontiggia, va a figure del cinema capaci di parlare una lingua europea. Il palmarès racconta l’ambizione: negli anni lo hanno ricevuto, tra gli altri, Wim Wenders, Willem Dafoe, Cristian Mungiu, Emir Kusturica, Terry Gilliam, Paolo Sorrentino, Marco Bellocchio, Matteo Garrone, Paola Cortellesi e Pierfrancesco Favino, con consegne ospitate in passato anche a Venezia, Cannes, Berlino e alla Festa del Cinema di Roma. A consegnare i riconoscimenti di quest’anno è stata la stessa Commonara, in una serata che il programma apriva con le premiazioni dei vincitori dei due concorsi del festival, Green Path e Open Frontiers Young.

Benedetta Porcaroli, l’anno di Arabella
Per Porcaroli è il sigillo di una stagione d’oro. Alla 82ª Mostra di Venezia ha vinto il Premio Orizzonti per la migliore interpretazione femminile con Il rapimento di Arabella di Carolina Cavalli, proiettato a Ventotene il 30 settembre. È la conferma di un percorso che l’ha portata, film dopo film, lontano dall’etichetta di volto giovane da serie TV: oggi è una delle interpreti italiane più richieste dagli autori, e il premio arriva nel momento giusto. La stagione, del resto, è tutt’altro che chiusa: alla prossima Festa del Cinema di Roma sarà protagonista di due film, 7 anniversari di Sabrina Iannucci e Cambogia di Valerio Lundini.
Michele Riondino e il Vivaldi di Primavera
Riondino è stato premiato per Primavera di Damiano Michieletto, il film in cui veste i panni di Antonio Vivaldi accanto a Tecla Insolia, ambientato tra le giovani musiciste dell’Ospedale della Pietà. Il film ha conquistato una distribuzione internazionale in oltre cinquanta Paesi, un risultato raro per un titolo italiano d’autore. Il volto di Riondino il pubblico lo conosce da Dieci inverni, La ragazza del mondo e Piuma, ma la svolta è arrivata dietro la macchina da presa con Palazzina LAF: nel 2024 gli è valso il David di Donatello come miglior attore protagonista e il Nastro d’Argento per il miglior esordio alla regia, mentre ai David il film ha portato a casa anche il premio a Elio Germano come non protagonista e quello a Diodato per la canzone originale. Prossimamente lo ritroveremo in sala con Zustissia di Francesco Piras ed È andata così di Gianni Zanasi.
Paola Randi e il Premio Julia Major
Nella stessa giornata romana il programma prevedeva anche il Premio Julia Major, dedicato alle personalità femminili affermate nel cinema, nella musica e nella letteratura, assegnato quest’anno alla regista e sceneggiatrice Paola Randi. Prima di lei lo hanno ricevuto attrici come Stefania Sandrelli, Jasmine Trinca e Paola Cortellesi e scrittrici come Clara Sánchez e Michela Murgia. Il nome di Randi resta legato soprattutto a Tito e gli alieni, che le ha portato il Nastro d’Argento per il miglior soggetto, ma nel suo percorso ci sono anche le candidature ai David per il cortometraggio La Madonna della frutta e per gli effetti visivi. Il prossimo appuntamento è alla Festa del Cinema di Roma, dove porterà Se domani non torno, ispirato a una delle vicende più drammatiche e discusse della cronaca recente.
Il programma: un anno di festival in sei serate
Il pregio del cartellone di Ventotene è la selezione: invece di inseguire le anteprime, il festival raccoglie il meglio passato per i grandi festival e lo porta in un luogo dove il cinema, per usare le parole degli organizzatori, prima non era mai arrivato.
Si è partiti il 29 settembre con La moglie del presidente di Léa Domenach, con Catherine Deneuve nei panni di Bernadette Chirac, opera prima candidata nel 2024 ai César e ai Lumière. A seguire Gli occhi degli altri di Andrea De Sica, thriller drammatico passato alla Festa del Cinema di Roma 2025 e candidato a sei Nastri d’Argento, che è valso a Jasmine Trinca il riconoscimento Monica Vitti. Il 30 settembre è stata la volta de La bambina che raccontava i film di Lone Scherfig, con Bérénice Bejo e Antonio de la Torre, presentato alla 68ª Seminci di Valladolid, e de Il rapimento di Arabella.
Il 1° ottobre lo schermo dell’isola ha alternato due mondi lontanissimi: il body horror fiabesco di The Ugly Stepsister di Emilie Blichfeldt, candidato all’Oscar per trucco e acconciatura, e la Venezia barocca di Primavera. Il 2 ottobre è toccato a Green Border di Agnieszka Holland, Premio speciale della giuria a Venezia nel 2023, e a Breve storia d’amore di Ludovica Rampoldi, esordio candidato quest’anno ai David, ai Nastri d’Argento e ai Globi d’Oro. Stasera, 3 ottobre, si proiettano I bambini di Gaza, sulle onde della libertà, opera prima di Loris Lai candidata al David per la regia esordiente e apprezzata da Papa Francesco per il messaggio di pace affidato allo sguardo dei bambini, e La gioia di Nicolangelo Gelormini, passato alla 82ª Mostra di Venezia e premiato con il Globo d’Oro per la sceneggiatura.
Green Path e Open Frontiers Young, i concorsi
Accanto alle proiezioni corrono due concorsi, i cui vincitori erano attesi sul palco romano del 1° ottobre. Green Path è dedicato a film e documentari su ambiente ed ecosistema, e tra i finalisti schiera due pesi massimi: Il male non esiste di Ryūsuke Hamaguchi e Green Border di Holland. Open Frontiers Young, coordinato dal professor Luigi Mantuano con l’associazione SISUS, è invece la vetrina dei cortometraggi realizzati dagli studenti su diritti umani, integrazione, Europa, democrazia e cittadinanza attiva.

I finalisti di quest’anno sono Do not disturb del latinense Pietro Cimino, Fragi-le degli studenti dell’Isiss Teodosio Rossi di Priverno con la professoressa Loretta Cardarelli, L’insegnante del Liceo Emilio Ainis di Messina, coordinato dal regista Paolo Benvenuti con il professor Franco Iannuzzi, e Mon amie di Luca Faustinella e Filippo Campana, nato con gli studenti dell’istituto Pacifici e de Magistris di Sezze. Completano il quadro le sezioni Un mare di cinema, Registe europee in scena e la novità Cinema e fantasia, pensata per bambini e famiglie.
Genius Loci, il cinema e i territori
Il 30 settembre, sempre alla Film Commission, il festival ha messo intorno a un tavolo il tema che gli dà senso: il rapporto tra cinema, luoghi e identità. Il panel Genius Loci, o la possibilità di un’isola, moderato da Pontiggia, ha riunito un parterre che da solo racconta mezzo cinema italiano recente. Il nome più caldo era quello di Paolo Strippoli: il suo L’estranea, con Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi, è stato appena scelto per rappresentare l’Italia alla 99ª edizione degli Oscar nella categoria miglior film internazionale, e arriva nei cinema l’8 ottobre. Accanto a lui Riccardo Tozzi, fondatore di Cattleya e produttore di Romanzo criminale, Gomorra e Suburra, e Margherita Spampinato, che quest’anno ha vinto il Women In Motion Emerging Talent Award di Kering con l’esordio Gioia mia.
Completavano il tavolo Silvia Costa, già presidente della Commissione Cultura e Istruzione del Parlamento europeo, Stefano Albertini, docente di letteratura e cinema alla New York University, il location manager Massimiliano Colaiacomo, che ha lavorato tra gli altri con Nanni Moretti, Gabriele Salvatores e Francesca Archibugi, la montatrice Desideria Rayner (Te l’avevo detto di Ginevra Elkann, L’Impero di Bruno Dumont), la sceneggiatrice Ilaria Macchia, firma de Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis e de Le assaggiatrici di Silvio Soldini, e l’avvocata Diana Rulli, esperta di legislazione cinematografica.
Il gran finale del 4 ottobre
La chiusura è la serata più forte del cartellone. Si parte con Il male non esiste di Hamaguchi, con Hitoshi Omika, Leone d’argento Gran premio della giuria a Venezia nel 2023 e miglior film al BFI London Film Festival e agli Asian Film Awards, e si finisce con Tutto quello che resta di te di Cherien Dabis, il film scelto dalla Giordania per la corsa all’Oscar, che segue una famiglia palestinese attraverso le generazioni. Tra i produttori esecutivi figurano Javier Bardem e Mark Ruffalo, che introdurrà la proiezione con un videomessaggio registrato apposta per il festival.
Con I bambini di Gaza la sera prima, la Palestina diventa uno dei fili rossi dell’edizione: una scelta netta, coerente con un festival che porta nel nome un’isola simbolo di libertà conquistata. Ed è questo il punto. Ventotene non compete con Venezia o con Roma per le anteprime, e non deve farlo: il suo valore sta nel ricordare che il cinema europeo è prima di tutto un’idea politica, nel senso più alto del termine. Su quell’isola, l’idea è nata davvero.












