Home Film“Jurassic Park”, tutti i film della saga dei dinosauri

“Jurassic Park”, tutti i film della saga dei dinosauri

Dal tirannosauro sotto la pioggia di Spielberg al ritorno con Scarlett Johansson: sette film, i retroscena, il cast e il lascito della saga nata da Michael Crichton.

by Mauro Terrone

Un bicchiere d’acqua appoggiato sul cruscotto di una jeep ferma sotto la pioggia. La superficie trema, una volta, poi un’altra, a ritmo regolare. Nessuno parla. Poi, oltre la recinzione elettrica che ha smesso di funzionare, compare il tirannosauro. Quella scena di Jurassic Park, uscito nel 1993, racchiude tutto quello che Steven Spielberg sapeva fare meglio: far paura con un dettaglio prima ancora che con il mostro. Ed è anche il momento esatto in cui il cinema ha capito che i dinosauri, finalmente, potevano sembrare vivi.

Da quel film è nata una delle saghe più redditizie di sempre: tre capitoli Jurassic Park, tre Jurassic World, un nuovo ciclo partito nel 2025 con La rinascita e un seguito che Universal sta già preparando. Trent’anni di zampe che fanno tremare il terreno, di scienziati che giocano a fare Dio e di parchi che, puntualmente, finiscono fuori controllo.

Michael Crichton, il romanzo venduto prima di uscire

Tutto parte da un libro. Michael Crichton, scrittore e regista con una laurea in medicina, lavorava da anni all’idea di un parco a tema con dinosauri ricreati dal DNA. Quando il romanzo era ancora in bozze, nel 1990, a Hollywood partì la corsa ai diritti. Crichton, per evitare un’asta, li mise in vendita a un prezzo fisso di un milione e mezzo di dollari. Spielberg lesse le bozze e decise che quel film doveva essere suo: Universal acquistò i diritti nel maggio 1990, prima ancora che il libro arrivasse in libreria.

La sceneggiatura ebbe una gestazione travagliata. Crichton scrisse una prima stesura e si dichiarò esausto, Malia Scotch Marmo ne preparò un’altra che Spielberg scartò, e alla fine il lavoro passò a David Koepp, che lesse il romanzo quattro volte e ripartì da zero. Il personaggio di Ian Malcolm, il matematico della teoria del caos, era stato quasi eliminato: fu rimesso al centro dopo il provino di Jeff Goldblum.

Jurassic Park (1993), il film che ha reso vivi i dinosauri

Su un’isola al largo della Costa Rica, Isla Nublar, il miliardario John Hammond ha costruito un parco con dinosauri clonati. Prima dell’apertura invita un gruppo di esperti a dare il loro benestare: il paleontologo Alan Grant, la paleobotanica Ellie Sattler, il matematico Ian Malcolm, più i due nipoti di Hammond. Un sabotaggio interno spegne le recinzioni nel pieno di una tempesta, e il parco diventa un territorio di caccia.

Il cast mette insieme Sam Neill (Grant), Laura Dern (Sattler), Jeff Goldblum (Malcolm) e Richard Attenborough (Hammond), al suo primo ruolo da attore dopo una lunga stagione dedicata alla regia. Con loro Samuel L. Jackson, il tecnico Ray Arnold, Wayne Knight, il programmatore traditore Dennis Nedry, scelto da Spielberg dopo averlo visto in Basic Instinct, e i giovanissimi Ariana Richards e Joseph Mazzello, Lex e Tim. Richards ottenne la parte con un urlo così convincente da svegliare la moglie di Spielberg. Prima di arrivare a Neill, il ruolo di Grant era stato rifiutato da Harrison Ford.

La vera rivoluzione era tecnica. Stan Winston costruì dinosauri animatronici a grandezza naturale, mentre Industrial Light & Magic, sotto la guida di Dennis Muren, dimostrò che la computer grafica poteva sostituire la tecnica dell’animazione a passo uno. Phil Tippett, che stava preparando proprio quei dinosauri in stop motion, commentò di essere appena diventato estinto: Spielberg trasformò la battuta in un dialogo del film, e Tippett restò comunque a bordo come supervisore dei movimenti delle creature. Il tirannosauro meccanico era così pesante che, invece di spostarlo, si spostavano i set intorno a lui.

Le riprese, tra le Hawaii e la California, incrociarono anche un uragano vero: l’11 settembre 1992 l’uragano Iniki colpì l’isola di Kauai, e la troupe ne approfittò per girare immagini autentiche della tempesta. Il suono fece il resto. Il ruggito del T. rex, costruito da Gary Rydstrom, mescola i versi di un cucciolo di elefante, di una tigre e di un alligatore; i richiami dei velociraptor nascono in parte dal verso di tartarughe in accoppiamento. Il tremolio dell’acqua nel bicchiere fu ottenuto facendo vibrare una corda di chitarra sotto il cruscotto. Sulla colonna sonora, il tema di John Williams (#) è diventato uno dei più riconoscibili della storia del cinema.

L’incasso superò i 900 milioni di dollari, e Jurassic Park diventò il film di maggior successo di sempre fino all’arrivo di Titanic, scalzando un altro titolo di Spielberg, E.T.. Arrivarono tre Oscar, per gli effetti visivi, il sonoro e il montaggio sonoro. Il tutto mentre il regista era già in Polonia a girare Schindler’s List, seguendo la post produzione dei dinosauri a distanza.

Il mondo perduto (1997), il tirannosauro a San Diego

Crichton aveva giurato di non scrivere seguiti, ma nel 1995 pubblicò Il mondo perduto, e Spielberg e Koepp lavorarono all’adattamento in parallelo, prendendo molte libertà rispetto al romanzo. La storia si sposta su Isla Sorna, il “Sito B” dove i dinosauri venivano allevati prima di essere trasferiti nel parco. Ian Malcolm, nel frattempo diventato una figura scomoda per aver raccontato quello che era successo, ci va per recuperare la sua compagna, la paleontologa Sarah Harding.

Goldblum torna da protagonista, affiancato da Julianne Moore (Harding), che Spielberg aveva notato ne Il fuggitivo, da Vince Vaughn, scelto dopo Swingers, e da Pete Postlethwaite nel ruolo del cacciatore Roland Tembo, il personaggio più interessante del film. Attenborough riappare brevemente come Hammond. Nel prologo, la bambina sulla spiaggia aggredita dai compsognathus è una giovanissima Camilla Belle.

La sequenza più celebre, il tirannosauro che si aggira per le strade di San Diego, fu aggiunta da Spielberg appena due mesi prima delle riprese, in omaggio ai film di mostri degli anni Cinquanta come Il risveglio del dinosauro. Il mondo perduto – Jurassic Park stabilì il record di incasso per un primo weekend negli Stati Uniti, 72 milioni di dollari, e chiuse a 618 milioni nel mondo. Spielberg, anni dopo, ha ammesso di essersi progressivamente disamorato del film durante la lavorazione: un capitolo più cupo e meno meravigliato del primo, che resta il più sottovalutato della trilogia originale.

Jurassic Park III (2001), un set senza copione

Per il terzo capitolo Spielberg resta produttore e passa la regia a Joe Johnston, il regista di Jumanji, che gli aveva chiesto di girare un seguito fin dal 1993. La produzione fu tra le più caotiche della saga: una sceneggiatura venne scartata cinque settimane prima del primo ciak, Alexander Payne e Jim Taylor furono chiamati a riscrivere in corsa, e le riprese partirono con solo il primo atto completo. Johnston, per sua stessa ammissione, pensò più volte di lasciare.

La trama, semplice per necessità, è una missione di salvataggio. Una coppia divorziata, William H. Macy e Téa Leoni, convince Alan Grant a sorvolare Isla Sorna con un inganno: in realtà vogliono atterrare per ritrovare il figlio, disperso dopo un incidente in parapendio. Sam Neill torna nei panni di Grant, con Alessandro Nivola nel ruolo del suo assistente e Trevor Morgan in quello del ragazzo; Laura Dern compare in un piccolo ruolo.

Su suggerimento del paleontologo Jack Horner, consulente della saga, il cattivo diventa lo spinosauro, che nel primo grande scontro uccide un tirannosauro: una scelta che i fan non hanno mai del tutto perdonato. Resta memorabile la sequenza della voliera degli pteranodonti, nella nebbia. Con 368 milioni di incasso, Jurassic Park III fu il capitolo meno redditizio, e la saga si fermò per quattordici anni.

Jurassic World (2015), il parco finalmente aperto

Il ritorno arriva con un’idea semplice: mostrare il parco che John Hammond sognava, aperto e affollato. A dirigerlo è Colin Trevorrow, che veniva da un piccolo film indipendente, Safety Not Guaranteed. Ventidue anni dopo i fatti del primo film, Jurassic World accoglie migliaia di visitatori al giorno su Isla Nublar, ma il pubblico si annoia e la direzione chiede un’attrazione nuova: l’Indominus rex, un ibrido creato in laboratorio, più grande, più intelligente e più feroce di qualsiasi dinosauro.

Chris Pratt è Owen Grady, addestratore di velociraptor, Bryce Dallas Howard è Claire Dearing, la manager del parco che attraversa la giungla sui tacchi alti, scelta che fece discutere parecchio. Nel cast anche Vincent D’Onofrio, Irrfan Khan nel ruolo del proprietario Simon Masrani, Omar Sy, Jake Johnson e B.D. Wong, unico volto del primo film a tornare, nei panni del genetista Henry Wu. La colonna sonora è di Michael Giacchino, che rielabora il tema di Williams.

Il film è stato il primo della storia a superare i 500 milioni di dollari nel weekend d’esordio mondiale e ha chiuso a oltre un miliardo e seicento milioni, diventando all’epoca il terzo incasso di sempre. Sotto la superficie del blockbuster, una satira abbastanza esplicita dell’industria dello spettacolo: un parco che deve inventare mostri sempre più grandi per non perdere spettatori assomiglia molto alla Hollywood dei franchise.

Il regno distrutto (2018), dal vulcano alla villa gotica

Il secondo capitolo della nuova trilogia passa a J.A. Bayona, il regista di The Orphanage e The Impossible, mentre Trevorrow resta alla sceneggiatura con Derek Connolly. Il vulcano di Isla Nublar sta per eruttare, e Owen e Claire tornano sull’isola per salvare i dinosauri sopravvissuti. Scopriranno che la missione è una copertura per catturarli e venderli all’asta.

Accanto a Pratt e Howard ci sono James Cromwell nel ruolo di Benjamin Lockwood, vecchio socio di Hammond, Rafe Spall, Toby Jones, Ted Levine e la giovane Isabella Sermon nei panni di Maisie, il personaggio che introduce nella saga il tema della clonazione umana. Jeff Goldblum torna per un breve intervento davanti al Senato americano.

Il film è spaccato in due. La prima metà è un catastrofico a cielo aperto, con l’immagine più struggente dell’intera era Jurassic World: un brachiosauro che resta solo sul molo mentre il fumo lo inghiotte. La seconda chiude i dinosauri in una villa e diventa un horror gotico, con l’indoraptor che si muove nel buio delle camere da letto. Incasso: un miliardo e trecento milioni. Ed è proprio Bayona, oggi, il nome favorito per dirigere il prossimo capitolo della saga (#).

Il dominio (2022), il ritorno dei tre protagonisti

Jurassic World – Il dominio chiude la trilogia con Trevorrow di nuovo alla regia e una promessa ai fan: riunire per la prima volta dal 1993 Sam Neill, Laura Dern e Jeff Goldblum. I dinosauri ormai vivono in tutto il mondo, e la minaccia arriva da una multinazionale, Biosyn, guidata da Lewis Dodgson, il personaggio che nel primo film consegnava a Nedry la famosa bomboletta di schiuma da barba, qui interpretato da Campbell Scott. Nel cast anche DeWanda Wise e Mamoudou Athie.

Il film fu girato in Inghilterra durante la pandemia, tra le prime grandi produzioni hollywoodiane a ripartire nell’estate del 2020, con la troupe isolata in una bolla sanitaria. Il risultato divide: la trama sulle locuste geneticamente modificate lascia sullo sfondo proprio i dinosauri, ma il ritorno del trio originale funziona come un abbraccio nostalgico. L’incasso supera di poco il miliardo di dollari.

La rinascita (2025), si torna all’avventura

Dopo la chiusura della trilogia, Universal riparte con un capitolo che guarda dichiaratamente al primo film. Alla regia c’è Gareth Edwards, il regista di Godzilla e Rogue One, e alla sceneggiatura torna David Koepp, per la prima volta dai tempi de Il mondo perduto. Il film è girato in pellicola 35 millimetri, tra Thailandia, Malta e Regno Unito, come omaggio esplicito al 1993.

Ambientato cinque anni dopo Il dominio, racconta un mondo in cui i dinosauri sopravvivono solo nelle zone equatoriali. Una squadra guidata dall’esperta di operazioni clandestine Zora Bennett, Scarlett Johansson, va a prelevare il DNA di tre specie giganti per un farmaco che potrebbe salvare milioni di vite. Con lei Mahershala Ali, il capitano Duncan Kincaid, e Jonathan Bailey, il paleontologo Henry Loomis, più Rupert Friend nel ruolo del manager farmaceutico. Sull’isola, scarti genetici abbandonati da decenni, come il deformato Distortus rex.

Jurassic World – La rinascita è uscito in Italia il 2 luglio 2025 e ha incassato circa 869 milioni di dollari nel mondo. Abbiamo raccontato cosa ci aveva convinto e cosa no nella nostra recensione. Edwards ha poi lasciato il seguito per divergenze creative, e il film è oggi in cerca di regista.

Oltre il cinema: le serie animate

La saga si è allargata anche alla serialità con Jurassic World – Nuove avventure, serie animata per ragazzi ambientata in un campo estivo su Isla Nublar durante gli eventi del film del 2015, e con il suo seguito Jurassic World: Teoria del caos. Due titoli pensati per una generazione che ha conosciuto i dinosauri di Spielberg in televisione prima che al cinema.

Il lascito di Jurassic Park

Il lascito più grande della saga non sta nei numeri, pur enormi, ma in un cambio di paradigma. Dopo il 1993 la computer grafica è diventata il linguaggio del cinema di intrattenimento, e ogni creatura digitale venuta dopo, dai Na’vi di Cameron ai mostri di oggi, discende da quel tirannosauro sotto la pioggia. Allo stesso tempo, il primo film resta la prova di quanto contino ancora le cose fisiche: gli animatronici di Stan Winston, la jeep, il bicchiere d’acqua, la paura costruita sull’attesa, come Spielberg aveva già insegnato con Lo squalo.

E poi c’è la domanda che Ian Malcolm pone a pranzo, nel primo film, e che la saga continua a riproporre in ogni capitolo: gli scienziati erano così presi dal chiedersi se potevano farlo, da non fermarsi a chiedersi se dovevano. Trent’anni dopo, con l’ingegneria genetica e l’intelligenza artificiale nelle cronache di tutti i giorni, è una battuta che suona meno come fantascienza e più come un avvertimento. Anche per questo, a ogni nuovo capitolo, torniamo su quell’isola.

Related Articles