Home Serie TVRecensione: “MobLand” 2 ep. 3, la fiaba di Frankie Cooper

Recensione: “MobLand” 2 ep. 3, la fiaba di Frankie Cooper

Bonzo Goes to Bitburg porta gli Harrigan al tavolo con il Frankie Cooper di Johnny Flynn: Bella torna a casa, Seraphina si tradisce e il finale salta in aria. Su Paramount+.

by Mauro Terrone

Attenzione: l’articolo contiene spoiler sul terzo episodio della stagione 2

Arriva in scooter, da solo, disarmato, fischiettando, e appoggia il casco sulla scrivania come un ospite che conta di fermarsi poco. Frankie Cooper si presenta così alla riunione che lui stesso ha preteso, a mezzanotte, nel cortile degli Harrigan, mentre sui tetti ci sono uomini armati e ogni angolo è sorvegliato. Il terzo episodio della stagione 2 di MobLand, intitolato Bonzo Goes to Bitburg e disponibile su Paramount+ da venerdì 2 ottobre, ruota tutto attorno a quel tavolo: un’ora di attesa, nervi tesi e calcoli incrociati che si chiude con una delle immagini più spietate viste finora nella serie.

Il secondo episodio, Song 2, si era chiuso con gli agguati simultanei orchestrati da Frankie (Johnny Flynn): Fergus ucciso davanti a un pub, le guardie di Eddie e Gina abbattute, Zosia sequestrata e Bella (Lara Pulver) braccata nella sua villa con il marito al telefono, mentre Conrad, al ristorante, si sentiva dire una sola parola: bang. Dopo una premiere che aveva spostato la minaccia dentro la famiglia, la stagione aveva finalmente il suo nemico esterno. Adesso quel nemico vuole parlare.

La notte dopo l’agguato: tre morti e un messaggio

La puntata riparte dalle macerie. Davanti al Falkland Arms la polizia transenna la scena, e Paul (Emmett J. Scanlan) convince il gestore del pub a consegnargli il registratore delle telecamere con quella cortesia minacciosa che è uno dei marchi di fabbrica della serie. Kevin (Paddy Considine) lascia un messaggio dopo l’altro nella segreteria di Bella, poi Dog (Tobi Bamtefa), il socio di Zosia, gli mostra le immagini di sicurezza della villa: Kevin era al telefono con la moglie mentre la portavano via, e ha sentito tutto. Harry (Tom Hardy) fa il conto a Conrad: tre morti in una notte, Fergus al pub e due uomini a casa di Kevin e Bella, nessun collegamento diretto con la famiglia per ora. Il consiglio è aspettare prima di dirlo a chiunque.

Il messaggio vero arriva attraverso Zosia (Jasmine Jobson), che torna libera con un compito preciso. Un furgone le ha sfondato il garage, le hanno infilato un sacco in testa e dopo un’ora di viaggio un uomo senza nome le ha mostrato la foto di Bella legata a una sedia, spaventata ma illesa. La richiesta: una riunione a mezzanotte nel cortile degli Harrigan con Harry, Kevin e Conrad, dopo la quale Bella tornerà a casa. Frankie l’aveva accolta con una frase che dice tutto del personaggio: da oggi, lavori per me.

Maeve, Conrad e gli avvocati da cinquemila sterline l’ora

Nella tenuta degli Harrigan, intanto, Maeve (Helen Mirren) intercetta la telefonata di Harry. Conrad (Pierce Brosnan) la liquida come una chiamata del suo allibratore, e lei, sospettosa fin dall’episodio precedente, lo accusa senza mezzi termini di avere un’amante in città. Il momento più gustoso della puntata è però il colloquio con i nuovi avvocati dello studio Redfern Cavendish, che si presentano con un discorso solenne su Medici e Compagnia delle Indie Orientali. Maeve li interrompe e detta la sua lista della spesa: ingiunzioni prima di colazione, testimoni che tornano dal giro dell’isolato indicando un altro colpevole, titoli di giornale strangolati sul nascere. Il tutto a cinquemila sterline l’ora. Mirren e Brosnan la recitano come una scena di teatro, ed è esattamente il registro in cui MobLand dà il meglio. Appena gli avvocati se ne vanno, però, Maeve pretende di sapere cosa le nasconde il marito, e più tardi trova il suo colpevole per tutto il caos: Harry.

Sul fronte investigativo Finch (Warren Brown) ricostruisce l’agguato a Eddie e Gina: le due vittime, Roger Hylton e Rodway Johnson, erano gli uomini di scorta dei ragazzi, e non hanno fatto in tempo a sparare un colpo contro due killer armati di fucili d’assalto. Il dettaglio che pesa è un altro: la registrazione della telecamera in strada si interrompe trentadue secondi dopo i primi spari e riparte due minuti più tardi. Un guasto fin troppo puntuale, in un reparto dove la DCI Kavanagh (Ophelia Lovibond) sta già dando la caccia a una talpa. Quando i tecnici ripuliscono i fotogrammi, alla finestra compare un volto riconoscibile: Eddie Harrigan.

Harry e Kevin preparano la partita, Seraphina si tradisce

Il cuore dell’episodio è la preparazione della riunione. Kevin non vuole Conrad in quella stanza, perché portarlo davanti a Frankie sarebbe un suicidio, e Harry gli dà ragione con un’analisi lucidissima: è il punto più basso che la famiglia abbia mai toccato, e a dirla tutta non è più nemmeno una famiglia, mentre l’avversario conosce esattamente i punti deboli da colpire. Così Harry chiama Conrad e gli chiede di restare a casa e fidarsi di lui. Il vecchio risponde amaro che oggi tutti gli chiedono fiducia, poi chiede di parlare con il figlio e gli rivolge l’unica frase che conta: riporta Bella a casa sana e salva. Brosnan in pochi secondi apre una crepa di umanità in un personaggio che la stagione sta descrivendo come sempre più fuori controllo.

La mossa più interessante, però, è quella di Seraphina (Mandeep Dhillon). Donnie (Alex Fine), l’uomo di Kat McAllister, la chiama e le comunica che questa è la sua seconda prova: o si presenta alla riunione o l’accordo salta. Lei allora telefona a Harry, parla di unità, rivendica il suo cognome e chiede di partecipare, dicendo che non resterà a guardare mentre uno come Frankie Cooper li fa fuori uno alla volta. Peccato che quel nome Harry non lo conoscesse ancora. Chiama Zosia e le annuncia che l’uomo dietro gli attacchi è Frankie Cooper; lei gli chiede come lo sappia, e lui risponde che prima non lo sapeva, adesso sì. È il momento più bello di Hardy nella puntata: nessuno scatto, solo un’informazione raccolta da terra come una moneta. E Seraphina viene comunque invitata al tavolo, perché i nemici, si sa, vanno tenuti vicini.

La fiaba di Frankie Cooper

Frankie entra, saluta, rassicura subito Kevin su Bella e poi racconta una favola della buonanotte. C’era una volta una famiglia che regnava su tutta North London, con in cima re Conrad: camion carichi di sigarette, whisky e droga, ogni pub e ogni bottega in regola con il pizzo, un regno felice. Poi un giorno il re è impazzito del tutto. Fine. Da lì Frankie passa alla guerra con gli Stevenson, che a suo dire è costata agli Harrigan uomini, familiari e l’intero giro del fentanyl, e alla domanda che nessuno in famiglia osa farsi ad alta voce: chi viene dopo Conrad?

La risposta è lui, con un piano industriale degno di un consulente aziendale. North London divisa in quattro settori, ognuno con un capo che risponde a Frankie; conti regolati ogni martedì; un tariffario unico per la protezione, dal chiosco di kebab all’autolavaggio; il libro dei crediti ripulito dai debitori morti e mai incassati; solo due grossisti per le forniture; telefoni muti e riunioni brevi. Gli Harrigan restano tutti al loro posto, stessa carta intestata e firma diversa: Harry scrive le regole e spegne gli incendi, Seraphina gestisce scommesse e rotte, Kevin fa da volto pubblico, Bella torna a casa. Per Conrad e Maeve, invece, un proiettile in testa. Johnny Flynn lo recita come un monologo da cabaret, sorridente e quasi affabile, e proprio per questo fa paura: la minaccia sta tutta in quanto il piano suoni ragionevole. Tanto che, quando la famiglia si riunisce da sola, Seraphina ammette che molte cose hanno senso, e lo scontro con Kevin è immediato.

La risposta di Harry è un rifiuto pesato parola per parola: la famiglia ha accettato l’incontro, non la proposta; l’attacco non verrà dimenticato ma messo in conto, e se si ripeterà anche una sola volta smetterà di essere una conversazione. Frankie però non ha intenzione di restituire Bella, perché Conrad non si è presentato e lei è la sua assicurazione. Poi provoca Kevin insinuando un legame tra Bella e Conrad e vantandosi di come ha passato la giornata con lei. Kevin gli punta la pistola addosso, Harry e Seraphina cercano di fermarlo, e Frankie, che ama le scommesse, alza il telefono: Bella è in un’auto poco distante e arriva al cancello in pochi secondi. Considine regge una scena al limite dell’esplosione, e la riunione si chiude con un insulto e un appuntamento rimandato.

Jan, Eddie e le altre crepe

Attorno al tavolo principale si muovono le sottotrame. Maeve porta Eddie (Anson Boon) in un appartamento nascosto, rifugio di Conrad fin dagli anni Settanta, e glielo affida con una sola regola: Gina (Teddie Allen) non deve mai varcare quella soglia. La regola dura poco, e quando Maeve torna a sorpresa Gina finisce chiusa in un armadio, in una scena da commedia degli equivoci che stona un po’ con il resto. Jan (Joanne Froggatt), dal canto suo, si lascia andare a una confessione amara su un marito che non tornava mai a casa e su una figlia cresciuta a promesse rimandate: un ritratto del matrimonio con Harry che spiega meglio di qualunque litigio perché la richiesta di divorzio fosse inevitabile.

Il casco sulla scrivania: il finale

A notte fonda Harry accompagna Seraphina alla macchina e le chiede chi le abbia fatto il nome di Frankie Cooper. Lei risponde che è stato lui, al telefono con suo padre. Harry ripete la domanda a sé stesso, quasi incerto, e lascia correre. Hardy gioca sull’ambiguità: per un attimo sembra davvero dubitare della propria memoria, ma lo spettatore sa che quel nome lo ha imparato proprio da lei, e da questo momento Harry sa che Seraphina gli mente. Mentre gli Harrigan se ne vanno, Zosia chiede a Dog di chiudere l’ufficio. Lui raccoglie il casco che Frankie ha lasciato sulla scrivania, e l’ufficio salta in aria.

Tutto lascia pensare che Dog sia l’unica vittima, e il messaggio è chiarissimo: Frankie ha seduto gli Harrigan a pochi passi da una bomba e ha scelto di non farla esplodere. Avrebbe potuto. La prossima volta, forse, lo farà.

Il giudizio: la puntata migliore della stagione finora

Dopo due episodi impegnati a disporre i pezzi sulla scacchiera, Bonzo Goes to Bitburg concentra la tensione in un’unica grande scena e ci costruisce attorno tutto il resto. Il titolo viene da una canzone dei Ramones del 1985, scritta contro la visita del presidente Ronald Reagan al cimitero militare tedesco di Bitburg: Bonzo era il nomignolo con cui i contestatori lo prendevano in giro, ripreso dal film Bedtime for Bonzo in cui recitava accanto a uno scimpanzé. Difficile non leggerci un riferimento a Conrad, il vecchio sovrano il cui giudizio vacilla, la cui malattia è ancora un segreto e del cui declino Frankie parla apertamente davanti a due dei suoi figli. La colonna sonora fa il resto, con Starburster dei Fontaines D.C. a dettare il ritmo del sequestro di Zosia.

I limiti stanno nelle sottotrame: l’appartamento segreto di Maeve e l’indagine di Kavanagh sembrano ancora pedine in attesa di essere mosse, e il doppio gioco di Seraphina è telegrafato più del necessario. Ma quando la serie mette uno davanti all’altro Hardy, Considine e un Johnny Flynn in stato di grazia, MobLand ritrova la miscela che l’aveva resa un caso nella prima stagione: violenza, umorismo nero e una famiglia che si sgretola mentre finge di restare unita. Il finale, con quel casco dimenticato sulla scrivania, è la miglior dichiarazione d’intenti che la stagione potesse fare.

Il quarto episodio di MobLand 2, Blank Curtain, arriva su Paramount+ venerdì 9 ottobre. Noi continueremo a seguirla puntata per puntata.

Related Articles