Il 27 settembre 1943 Napoli smise di aspettare. Per quattro giorni, fino al 30 settembre, ragazzini, studenti, casalinghe, operai e soldati sbandati si presero le strade e cacciarono le truppe tedesche prima che gli Alleati entrassero in città. Fu una delle prime insurrezioni popolari vittoriose in una grande città europea, e il cinema italiano le ha dedicato un film che ancora oggi non ha rivali: Le quattro giornate di Napoli di Nanni Loy, uscito nel 1962. Dopo di lui, a raccontare quei giorni sono stati soprattutto i documentari, fino al docufilm realizzato per gli ottant’anni. Ecco cosa vedere per l’anniversario.
Le quattro giornate di Napoli di Nanni Loy: trama e cast
Il film parte dalla festa per l’armistizio e dal rapido ritorno dei tedeschi, che riprendono il controllo della città con le esecuzioni pubbliche. È proprio quella repressione a far esplodere la rivolta, che Loy ricostruisce quartiere per quartiere, dai vicoli alle barricate, fino alla cacciata degli occupanti.
Il soggetto viene dal libro di Aldo De Jaco La città insorge: le quattro giornate di Napoli, pubblicato nel 1956. La sceneggiatura è un lavoro a dieci mani: oltre a Loy firmano Carlo Bernari, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa e Vasco Pratolini. Produce Goffredo Lombardo per Titanus, la fotografia in bianco e nero è di Marcello Gatti, il montaggio di Ruggero Mastroianni, le musiche di Carlo Rustichelli. Nel cast, tra gli altri, Gian Maria Volonté, Lea Massari, Aldo Giuffrè, Regina Bianchi e Frank Wolff.

Il film ottenne due candidature all’Oscar, come miglior film straniero e per la sceneggiatura, un riconoscimento notevole per un’opera così radicata nella storia di una sola città.
Un film senza protagonisti, e senza nomi nei titoli
La scelta più forte di Loy è anche la più politica: Le quattro giornate di Napoli non ha un eroe. È un film corale, che segue decine di personaggi e storie, e ne lascia molte in sospeso, perché si perdono nel caos della battaglia casa per casa. La macchina da presa si muove con un piglio quasi documentaristico, e molti volti allora poco noti sarebbero diventati famosi negli anni successivi.
Il dettaglio che dice tutto arriva subito dopo i titoli di testa: gli attori non hanno credit ufficiali. Un cartello spiega che il produttore li ringrazia per aver accettato di recitare in forma anonima, in omaggio al popolo napoletano, considerato il vero interprete delle Quattro giornate. È una dichiarazione di intenti che oggi suona quasi impensabile, e che rende il film più vicino a un monumento collettivo che a un’opera d’autore.
Gennaro Capuozzo e le polemiche all’uscita
Il film è dedicato a Gennaro Capuozzo, il giovanissimo combattente caduto durante l’insurrezione e decorato con la Medaglia d’oro al valor militare. Tra i suoi personaggi ci sono proprio i ragazzini, gli scugnizzi che nelle Quattro giornate ebbero un ruolo decisivo, accanto agli studenti e alle donne che segnalavano i movimenti dei tedeschi.

All’uscita il film non passò inosservato: suscitò polemiche in Italia e in Germania, che arrivarono a coinvolgere l’allora ambasciatore tedesco in Italia, Manfred Klaiber. A meno di vent’anni dalla guerra, rimettere in scena l’occupazione nazista di Napoli era ancora una ferita aperta.
Le quattro giornate di Napoli nei documentari
Il titolo più recente e più ricco è Quattro giorni per la libertà: Napoli 1943 di Massimo Ferrari, realizzato per l’ottantesimo anniversario da Big Sur con Luce Cinecittà, in collaborazione con Rai Documentari, Mad Entertainment e Titanus, la stessa casa che aveva distribuito il film di Loy. I testi sono di Maurizio De Giovanni, la voce narrante che dà corpo alla città è quella di Luisa Ranieri, e partecipano Massimiliano Gallo, Marisa Laurito, Cristina Donadio, Peppe Barra ed Enzo Gragnaniello. Le animazioni di Alessandro Rak e Dario Sansone raccontano le storie dei più giovani protagonisti di quei giorni. Il docufilm è andato in onda in prima serata su Rai 3 il 29 settembre 2023 ed è poi approdato su RaiPlay.
Rai Storia ha dedicato all’insurrezione almeno due lavori: Napoli 1943. Racconto delle Quattro Giornate di Alessandro Chiappetta e una puntata di Passato e Presente, utili per chi vuole affiancare al film la ricostruzione storica.
I film sulla Napoli del 1943 e del 1944
Nessuno di questi titoli racconta l’insurrezione in senso stretto, ma insieme compongono il ritratto della città negli anni della guerra e dell’occupazione alleata che seguì:
- Paisà (1946) di Roberto Rossellini, con il suo celebre episodio napoletano;
- Napoli milionaria (1950) di Eduardo De Filippo, che segue la famiglia Iovine prima, durante e dopo la guerra;
- La pelle (1981) di Liliana Cavani, dal romanzo di Curzio Malaparte, ambientato nella Napoli del 1944 sotto l’occupazione americana;
- Naples ’44 (2016), il documentario di Francesco Patierno tratto dal libro di Norman Lewis.

Nanni Loy e Napoli
Nanni Loy non era napoletano, ma con Napoli costruì un legame lungo trent’anni: dopo Le quattro giornate di Napoli ci tornò per girare Café Express (1980), Mi manda Picone (1984), Scugnizzi (1989) e Pacco, doppio pacco e contropaccotto (1993). Spesso negli stessi luoghi, come la zona tra Salita Pontecorvo e Largo Tarsia, dove nel film del 1962 aveva messo il comando tedesco. Nel 2019, per il 76° anniversario delle Quattro giornate, la città gli ha intitolato uno slargo vicino all’Accademia di Belle Arti.
Dove vedere Le quattro giornate di Napoli in streaming
Il film di Nanni Loy, lungo circa due ore, si trova su Prime Video e su Apple TV. Il docufilm di Massimo Ferrari va cercato su RaiPlay, mentre i documentari di Rai Storia circolano anche online. Per l’anniversario vale la pena ripartire dall’originale: sessant’anni dopo, resta il modo più potente per capire che cosa sia successo in quei quattro giorni, e perché Napoli li ricordi ancora con tanto orgoglio.












