Un ragazzo di vent’anni resta solo tra i boschi delle Alpi, nell’inverno del 1944. La sua brigata è stata cancellata da un’imboscata, e a lui tocca un ordine tanto semplice quanto terribile: presidiare un rifugio isolato fino alla ripresa dei combattimenti, in primavera. Da qui parte Se venisse anche l’inferno, il nuovo film di Samuele Rossi che arriva in anteprima mondiale alla 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia come Evento Speciale delle Giornate degli Autori. In programma il 9 settembre, il film concorre anche per il People’s Choice Award e per la Europa Cinemas Label.
Un partigiano solo tra i boschi, e la scelta di resistere
Il protagonista si chiama Gio ed è interpretato da Luca Tanganelli. Sopravvissuto alla violenta imboscata che ha spazzato via i suoi compagni, si ritrova a difendere un avamposto tra i boschi, in attesa che la guerra torni a bussare. Nei mesi di isolamento il suo cammino incrocia altri uomini e altre donne travolti dal conflitto, e la necessità di sopravvivere diventa il vero centro del racconto. Non un film di battaglie campali, dunque, ma il ritratto ravvicinato di una resistenza fatta di attesa, freddo e scelte quotidiane, dove tenere una posizione vale quanto vincere uno scontro.

La Resistenza come questione del presente, per Samuele Rossi
Nelle sue dichiarazioni Rossi ha parlato del film come di “un grido”, istintivo e necessario, dalla valenza tanto civile quanto politica. Il regista ha legato la Resistenza raccontata sullo schermo alle “resistenze contemporanee” che, a suo dire, attraversano ancora il mondo di fronte a violenze e derive autoritarie che si sperava di aver consegnato al passato. È una lettura che l’autore rivendica come dichiaratamente attuale: non solo memoria storica, ma dimensione umana e sociale che chiede di essere interrogata oggi. Vale la pena tenere distinte le due cose, perché quella lettura appartiene allo sguardo di Rossi sul proprio lavoro, ed è il modo in cui lui stesso ha scelto di presentare il film a Venezia.
Un film fatto fuori dagli schemi: la scommessa di Echivisivi
Se venisse anche l’inferno è il primo film di finzione prodotto da Echivisivi, la casa che era arrivata al successo con il documentario Prima della fine. Gli ultimi giorni di Enrico Berlinguer. Rossi ha rivendicato un modello produttivo “indipendente, rapido, libero”, pensato per realizzare l’opera senza i tempi lunghi e i vincoli che, a suo giudizio, il settore impone troppo spesso. «C’era un’urgenza che non potevamo affidare all’incertezza di percorsi fragili e vaghi», ha dichiarato il regista, «dovevamo essere concreti e determinati». La scelta di campo, insomma, non riguarda soltanto la storia narrata, ma il modo stesso in cui il film è stato messo in piedi.
Cinque mesi in ordine cronologico, dalle Alpi al formato 4:3
Il metodo di lavoro racconta molto delle intenzioni. Il film è stato girato in tre sessioni distinte, lungo cinque mesi e in ordine cronologico, tra Valle d’Aosta, Emilia-Romagna e Toscana, seguendo il personaggio passo dopo passo attraverso l’inverno. Rossi lavora in piani sequenza e long take, con un dispositivo mobile stabilizzato e nel formato 4:3, che stringe l’inquadratura e accentua la sensazione claustrofobica dell’isolamento di Gio. Per l’autore è anche un ritorno alla finzione dopo anni dedicati al documentario, in continuità con una ricerca che ha attraversato entrambi i registri, dalla favola per ragazzi Glassboy al racconto del reale.

Dagli interpreti a Cisco Bellotti: chi c’è nel film
Attorno a Tanganelli si muove un gruppo di interpreti di solido mestiere. C’è Giorgio Colangeli, che con Rossi aveva già lavorato proprio in Glassboy, e accanto a lui Luca Vergoni, Giusi Merli, Ivan Franek, Alice Vierin, Giada Bessone e Andrea Damarco. La curiosità più forte porta un nome che il pubblico conosce soprattutto per la musica: Stefano “Cisco” Bellotti, storica voce dei Modena City Ramblers, per cui il film segna il debutto come attore sul grande schermo. Un innesto che si sposa bene con lo spirito del progetto, dove il tema della Resistenza dialoga naturalmente con una tradizione di canzone popolare e civile.
L’anteprima mondiale a Venezia 83 e i riconoscimenti in palio
Se venisse anche l’inferno debutta all’interno della 23ª edizione delle Giornate degli Autori, la sezione indipendente e autonoma della Mostra dedicata alle voci emergenti, dove figura come Evento Speciale. Oltre alla vetrina veneziana, il film è in corsa per il People’s Choice Award e per la Europa Cinemas Label. La produzione è di Echivisivi, in associazione con Solaria Film e MYmovies, con il contributo delle film commission di Toscana, Valle d’Aosta ed Emilia-Romagna, mentre le vendite internazionali sono affidate a K+. Un film italiano, indipendente e radicato nei territori dove è nato, che sceglie Venezia per aprire la propria strada.












