La quinta giornata di Venezia 83 ha segnato il giro di boa dell’edizione, e lo ha fatto tornando al cinema d’autore dopo il fine settimana acceso dalle star pop. Domenica 6 settembre il concorso ha schierato tre film lontanissimi tra loro per lingua e sensibilità, mentre fuori gara arrivava Wim Wenders e sul red carpet mattutino comparivano Amanda Seyfried, Louis Garrel e Valeria Golino. Una delle giornate più piene e, a detta di molti osservatori, tra le più convincenti della prima metà.
The Echo Chamber, l’ultima sceneggiatura di Bertolucci arriva al Lido
Il titolo su cui si è concentrata l’attenzione italiana è The Echo Chamber, secondo film tricolore in concorso dopo quello di Nanni Moretti. Andrea Pallaoro torna nel concorso principale per la terza volta, dopo Hannah, che nel 2017 valse la Coppa Volpi a Charlotte Rampling, e Monica del 2022, ma stavolta lavora su materiale che non ha concepito: l’ultimo soggetto lasciato da Bernardo Bertolucci, scomparso nel 2018, sviluppato in sceneggiatura insieme a Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi.
Al centro ci sono Leo, produttore musicale alle prese con una dipendenza, e Anne, la fisioterapista che entra nella sua vita: li interpretano Luca Marinelli e Alicia Vikander, reclusi in un appartamento in cui presenza e assenza, cura e controllo, desiderio e dipendenza finiscono per confondersi. A far risuonare tutto è la voce di Ava, vecchia cantante affidata a Susan Sarandon, sostenuta dalle musiche originali di Clément Ducol. L’accoglienza ha diviso la platea: c’è chi ha applaudito un melodramma elegante e chi ha trovato il rigore formale del 4:3 statico e ridondante, con i tre interpreti a reggere da soli un film che non tutti hanno visto decollare. Sarandon, riferiscono le cronache dal Lido, ha colto l’occasione veneziana anche per tornare sulle conseguenze delle proprie prese di posizione politiche.

Possible Love, il ritorno di Lee Chang-dong dopo Burning
Accanto all’attesa tutta italiana, la giornata ha riportato in concorso un maestro. Lee Chang-dong torna al Lido otto anni dopo Burning con Possible Love, titolo originale Ga-neung-han Sa-rang, e lo fa con il film più lungo della sua carriera, 164 minuti frutto di una gestazione quasi decennale, scelto per rappresentare la Corea del Sud nella corsa agli Oscar.
La storia mette in relazione due coppie sposate di condizione opposta. Ho-seok, interpretato da Sul Kyung-gu, perde il lavoro dopo un licenziamento ed è sposato con Mi-ok, cui dà volto Jeon Do-yeon. Ye-ji, interpretata da Cho Yeo-jeong, è una documentarista sposata con il benestante Sang-woo, interpretato da Zo In-sung. Quando Ye-ji comincia a filmare la famiglia di Ho-seok, la distanza fra i due mondi smette di essere soltanto economica e mette in moto desideri, insoddisfazioni e possibilità che coinvolgono tutti e quattro. Un dettaglio fa sorridere chi segue la Mostra da vicino: Lee conosce bene Venezia, dove nel 2002 conquistò il Leone d’argento per la regia proprio con un film intitolato Oasis, a ventiquattr’ore di distanza dal documentario sulla band omonima. La risposta della critica è stata tra le più calde della giornata.
Woman Unknown, il segreto danese di May el-Toukhy
A completare il terzetto in gara è arrivato Woman Unknown, titolo originale Kvinde Ukendt, diretto dalla regista danese di origini egiziane May el-Toukhy. La protagonista è Marie, domestica e bambinaia nella Danimarca del dopoguerra, che sta per sposare Christian, il ricco vedovo per cui lavora, vedendo nel matrimonio la possibilità di diventare finalmente la signora della casa. Il suo passato nasconde però un segreto destinato a rimettere tutto in discussione: durante la guerra ha avuto una relazione con un soldato tedesco. Anche in questo caso l’accoglienza è stata positiva, in una giornata in cui il concorso ha proposto tre modi molto diversi di raccontare il desiderio e il non detto.
Wim Wenders e l’architettura di Peter Zumthor fuori concorso
La programmazione della Sala Grande si era aperta nel pomeriggio con un film che il cinema lo intreccia a un’altra arte. Fuori concorso, nella sezione Venice Open, Wim Wenders ha presentato From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor, documentario immersivo in 3D dedicato all’architetto svizzero premio Pritzker. Un progetto che ha accompagnato il regista per oltre quattordici anni, alla ricerca di una forma che permetta allo spettatore di percepire direttamente volumi, materiali e rapporto con l’ambiente, muovendosi dalle abitazioni private fino alle opere pubbliche di uno dei nomi più importanti dell’architettura contemporanea.

García Bernal, Besson e gli altri appuntamenti della giornata
Il resto del programma ha allargato ancora il ventaglio. Nella sezione Venezia Spotlight è arrivato Hombre al Agua di Gael García Bernal, che nel cast schiera anche Ricky Martin. Tra i titoli non fiction fuori gara hanno trovato spazio Life of Jorge Luis Borges di Mariano Llinás, biografia costruita attraverso le carte e i luoghi dello scrittore argentino, e Holy Wood Dust di Victor Kossakovsky, mentre alle Giornate degli Autori Francesca Archibugi ha presentato Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo. A completare una giornata particolarmente densa è stata la masterclass di Luc Besson, condotta da Mauro Gervasini e trasmessa in streaming.
Venezia 83 al giro di boa
Con la quinta giornata si chiude la prima metà della Mostra, che proseguirà fino a sabato 12 settembre, giorno della premiazione. Restano da presentare in concorso tre titoli italiani, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, L’estranea di Paolo Strippoli e Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis. Tra i fuori concorso attesi nella parte finale ci sono il documentario What Love Builds di Russell Crowe e Nino. Un film su Nino Rota di Walter Fasano, ritratto del compositore che ha legato il suo nome a Fellini e a Coppola. La proiezione di chiusura, dopo la cerimonia del 12, sarà Dio ride di Giovanni Veronesi. Nell’immediato, invece, il Lido si prepara al Leone d’oro alla carriera destinato a George Clooney.












